sabato, 29 agosto 2009

Rifreddo

Il bosco, situato nel comune di Potenza, si estende per circa 175 ettari.

L'area è ricoperta da un folto bosco di conifere, frequentato dagli escursionisti in estate, mentre in inverno è possibile praticare lo sci di fondo.

Il Passo della Sellata
E’ una strada panoramica dalla quale si può ammirare tutta la cresta del M. Pierfaone, facilmente identificabile per la presenza di due grandi antenne. A valle della strada è ancora evidente il tracciato della ferrovia a scartamento ridotto che collegava Potenza a Laurenzana valicando il passo della Sellata, mentre nella vallata sottostante si scorge la frazione di Arioso e la vicina collinetta dove sorgeva il casale medioevale di Castel Glorioso del quale rimangono oggi solo pochi ruderi; nella parte bassa della vallata attraversata dal tratto iniziale del fiume Basento, si stende il lago del Pantano.
Dopo circa 6km percorsi allo scoperto lungo il fianco della montagna, improvvisamente si entra in un fitto bosco di faggio con esemplari altissimi che formano una vera e propria galleria di verde e dopo un centinaio di metri, si raggiunge il passo della Sellata.
Questo passo a 1255metri di quota costituisce il crocevia dell’itinerario dipartendosi da questo punto quattro diverse strade, tutte molto belle da percorrere, che raggiungono Pignola, Abriola, la frazione di Arioso ed i campi da sci di Pierfaone. Oltre a questi itinerari percorribili comodamente in macchina, dal passo è possibile effettuare due interessanti escursioni al bosco di Rifreddo ed al santuario di Monteforte.
 
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venerdì, 28 agosto 2009

 

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venerdì, 28 agosto 2009

Salento

Gallipoli

Gallipoli fece parte della Magna Grecia controllando un vasto territorio comprendente l'attuale Porto Cesareo. Nel 265 a.C. a fianco di Taranto e di Pirro, si scontrò con Roma subendo una sconfitta che la relegò a colonia romana fino a diventare "municipium".

Agli inizi del medioevo fu quasi certamente saccheggiata dai Vandali e dai Goti. Ricostruita dai bizantini, Gallipoli conobbe un periodo di floridezza sociale e commerciale, sfruttando la sua posizione geografica. Durante il medioevo appartenne alla chiesa di Roma e fu teatro di durissimi scontri con il monachesimo greco, il cui ricordo si conserva ancora nell'abbazia di S. Mauro, i cui ruderi sono visibili sulla serra che da est guarda alla città.

Nel 1269 fu conquistata dagli angioini, provocando la fuga dei gallipolini in quel di Alezio. Già nel 1300 la città si ripopola sotto il governo del principato di Taranto. Dal XVI al XVIII secolo la città conosce una grande evoluzione sociale e dei costumi. Sotto i regni degli Spagnoli e dei Borboni la città viene militarizzata. L'industria, il commercio e l'arte conoscono periodi di grande prestigio.

Otranto

Le immediate vicinanze di Otranto erano abitate probabilmente già dal Paleolitico, certamente dal Neolitico; la città fu poi popolata dai messapi (di cui nel 1995 sono state scoperte le mura ed una porta della città), stirpe che precedeva i greci, quindi - conquistata da costoro - entrò nella Magna Grecia e, ancora, cadde nelle mani dei romani, diventando presto municipio.

Nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il lavoro mercantile e di artigianato locale era molto fiorente, soprattutto nella lavorazione della porpora e dei tessuti. Era presente ad Otranto una comunità ebraica e ciò fa capire l'importanza commerciale che il centro poteva avere e che andava oltre alle isole Ionie.

Giro della costa salentina

il tratto di costa che corre da Otranto a Santa Maria di Leuca è considerato uno tra i più belli e suggestivi di tutta la Puglia e non solo, affascina per la spettacolarità della natura che ha saputo creare contrasti e suggestioni di straordinaria bellezza. Percorrendo la statale 173 si arriva, dopo circa 10,5 km da Otranto, a Porto Badisco, piccolo borgo conosciuto anche per la grotta dei Cervi. Il fiordo dove sorge Porto Badisco precipita in un mare dai mille riflessi con coste alte e rocciose, piccole insenature strette. Costituito da un piccolo agglomerato di case, e poche e buone trattorie che offrono del pesce appena pescato e i prelibati ricci di mare, venduti sui banconi sul ciglio della strada. Proseguendo il nostro itinerario tra le bellezze marine del Salento arriviamo a Santa Cesarea Terme a circa 6 km da Porto Badisco; conosciuta sopratutto per le qualità delle sue acque termali, ma l'eleganza delle sue strade e delle sue belle costruzioni la rendono un ambita meta turistica. Le sue acque, come detto in precedenza, con le sue proprietà curative sgorgano da quattro grotte a breve distanza l'una dall'altra, sono particolarmente indicate per la cura di malattie della pelle e delle articolazioni. Lasciato il centro termale di Santa Cesarea a 1 km di distanza raggiungiamo Castro, una delle insenatura più belle di tutta la costa. Il paesino rappresenta il tipico centro marino adagiato sulla costa e si sviluppa, per buona parte, su un promontorio e per il resto sulla marina. Il paese è diviso in Castro Marina e Castro Superiore. Conosciuto maggiormente per il fascino che suscitano le grotte che troviamo in questo luogo; grotte che recano tracce antiche di abitatori preistorici. Da Castro a Tricase la litoranea poi si snoda per altri 17 km, tra leggere discese e più decise salite, con un paesaggio rigoglioso di vegetazione: alberi di fichi, oleandri, ulivi e pini.

La costa a nord di Gallipoli fino a Porto Cesareo è ricca di belle località turistiche come Santa Maria al Bagno, Santa Caterina, Rivabella e Porto Cesareo stessa. Brulicante cittadina marinara (Porto Cesareo) il cui nucleo più antico si sviluppa intorno alla omonima torre, nel periodo estivo le vie del paese si riempiono di una variopinta folla che passeggia sulla zona antistante il porto.

Lecce

La città di Lecce è nota per la ricchezza dei monumenti che la adornano, molti dei quali realizzati nel tipico stile barocco leccese. Significativi sono i fregi, i capitelli, i pinnacoli ed i rosoni che decorano molti dei palazzi e delle chiese della città (se ne contano oltre 40), come ad esempio il Palazzo dei Celestini e l'adiacente Basilica di Santa Croce, nonché la chiesa di Santa Chiara ed il Duomo.

Situato nella centralissima Piazza Sant'Oronzo, ne resta l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura esterne. Fu costruito nel II secolo d.C., in Età Augustea e misurava circa 102 m × 83 m e riusciva a contenere oltre 25.000 spettatori.

Grotta Zinzulusa

La denominazione della grotta deriva dal termine dialettale "zinzuli", stracci, ed è dovuta alle formazioni carsiche, in particolare stalattiti, che pendono dal soffitto come fossero stracci appesi. La formazione della grotta, avvenuta per erosione marina, è ricondotta al periodo del Pliocene.

Torre dell'Orso

Torre dell'Orso è una località balneare del Salento, marina di Melendugno, in provincia di Lecce.

Nota per l'ampia spiaggia di finissima sabbia color argento, Torre dell'Orso vanta un mare particolarmente limpido per le correnti del Canale d'Otranto. Grazie a questa caratteristica d'estate la località è frequentata da molti turisti ed è stata più volte premiata con la Bandiera Blu d'Europa per la trasparenza e la pulizia del mare.

Torre Uluzzo

A chiudere la baia del Parco Naturalistico di Portoselvaggio c'è Torre Uluzzo. Svetta sull'alto della scogliera dominando tutta la baia.
Il mare è incantevole fare il bagno in queste acque è fantastico, certe sensazione bisogna provarle, non si possono descrivere.

Galatina

Galatina presenta chiese importanti come la tardo-romanica basilica di Santa Caterina, monumento nazionale, i cui interni completamente affrescati da Francesco d'Arezzo nel 1435 la rendono un'ambita meta turistica. Nell'abside il mausoleo di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo figlio di Raimondello e Maria d'Enghien.È uno dei pochi esempi di architettura gotica del Salento. Ha cinque navate e la facciata è tricuspidale, in stile romanico pugliese, con un ampio rosone in pietra e portali finemente scolpiti. L'interno maestoso nelle proporzioni è tutto una pinacoteca. Pareti, pilastri, archivolti, volte ed affreschi dappertutto. Per la vastità dei cicli pittorici di tali affreschi, la Basilica galatinese è seconda solo alla Basilica di San Francesco d'Assisi.La splendida chiesa è stata dichiarata Basilica Minore Pontificia dal 1992.

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venerdì, 28 agosto 2009

Tarquinia

La città di Tarquinia (Tarquinii in latino e Tarch(u)na in etrusco, derivante da quello del mitico Tarconte) fu uno dei più antichi insediamenti[1] e tra i più importanti della dodecapoli etrusca. In rapporto con Roma fin da epoca molto antica, diede a questa città la dinastia dei re Etruschi (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) che svolse un ruolo di primo piano nelle più antiche vicende della città latina.

Tarquinia entrò più volte in guerra con Roma e da questa fu infine sottomessa all'inizio del III secolo a.C. (forse nel 281 a.C.). Da quel momento Tarquinii fece parte dei territori romani nella regio VII Etruria. Nel V secolo passò sotto il regno romano-gotico di Teodorico. Nella prima metà del VI secolo subì le durezze della guerra gotica e nella seconda metà del secolo entrò a far parte del longobardo ducato di Tuscia. Nella seconda metà dell'VIII secolo la Tuscia fu prima acquisita ai domini carolingi e poi donata al pontefice come parte del neo-costituito Stato della Chiesa.

Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, Giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico.

Tra i sepolcri più interessanti si annoverano le tombe che vengono denominate del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle Leonesse, degli Auguri, dei Giocolieri, dei Leopardi, dei Festoni, del Barone, dell'Orco e degli Scudi. Parte dei dipinti, staccati da alcune tombe allo scopo di preservarli (tomba delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave), sono custoditi nel Museo nazionale Tarquiniese; altri sono visibili direttamente sulla parete su cui furono realizzati, restituendoci la conoscenza della scomparsa pittura greca, cui sono legati da vincoli di affinità e dipendenza.

Di minor livello artistico appare la scultura in pietra, presente in rilievi su lastre o nella figura del defunto giacente sul sarcofago; notevole tra gli altri il sarcofago calcareo della tomba dei Partunu, opera di pregevole fattura, databile a età ellenistica; tra le decorazioni fittili, un frammento ad alto rilievo, proveniente dal frontone dell'Ara della Regina, è conservato nel Museo nazionale tarquiniese, ove è raccolta tra l'altro un'importante serie di reperti ceramici, bronzi laminati, rilievi e terrecotte provenienti dalla zona, databili dal periodo geometrico al tardo-etrusco.

La città attuale conserva, soprattutto nei quartieri settentrionali, uno spiccato carattere medievale, accentuato dalle numerose torri dalle mura e da parecchie chiese. Fra queste la più grandiosa e importante è Santa Maria di Castello (1121-1208) in cui si notano influssi lombardi e cosmateschi. In altre chiese, come quella di San Giacomo, o quella della Santissima Annunziata, si notano influssi arabi e bizantini.

Compongono il più caratteristico scenario medievale della città i resti del palazzo dei Priori, alcune torri e la chiesa di San Pancrazio: qui, come nelle chiese dedicate a San Francesco e a San Giovanni, le forme gotiche si innestano su quelle romaniche.

Il grandioso palazzo Vitelleschi, iniziato nel 1436 e completato in eleganti forme rinascimentali verso il 1480-1490, è sede del Museo nazionale tarquiniese. Al Rinascimento appartengono anche gli affreschi di Antonio del Massaro da Viterbo (detto "il Pastura") nel coro del duomo e quelli di autore ignoto nel palazzo Vitelleschi. Tra i vari edifici barocchi è notevole la chiesa del Suffragio.

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giovedì, 27 agosto 2009

 

 

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mercoledì, 26 agosto 2009
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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mercoledì, 26 agosto 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

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mercoledì, 19 agosto 2009

Addio a Fernanda Pivano
portò l'America in Italia

Addio a Fernanda Pivano portò l'America in Italia 
MILANO - "I miei adorati scrittori americani mi accompagnavano durante la guerra facendomi coraggio con le loro storie". E lei, Fernanda Pivano, la compagna italiana degli scrittori americani, si è spenta in una clinica privata di Milano, un mese dopo il suo novantaduesimo compleanno.

Scrittrice, giornalista, traduttrice e critica, nasce a Genova il 18 luglio 1917. A ventiquattro anni - e in piena seconda guerra mondiale - si laurea in Lettere con una tesi in letteratura americana su Moby Dick. Il capolavoro di Melville è la chiave che le apre la porta sul mondo della grande letteratura made in Usa. Nel 1943, pubblica la prima parziale traduzione dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

Il suo mentore è Cesare Pavese, già suo professore al liceo D'Azeglio di Torino e il primo di una serie di incontri fondamentali, tra cui quello con il marito, il grande architetto e designer Ettore Sottsass. L'incontro del 1948, a Cortina, è con Ernest Hemingway. Nasce un rapporto di amicizia e di lavoro. Nel 1949, Mondadori manda in stampa la traduzione di Addio alle armi. La Pivano sarà la maggiore curatrice delle opere dell'autore de Il vecchio e il mare.

Il primo viaggio negli Stati Uniti è del 1956. Al suo ritorno, porterà in Italia la poetica, le pagine di letteratura e di vita della beat generation. Di Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti e poi William Burroughs. La prefazione a Sulla strada di un certo Jack Kerouac è sua. Negli anni successivi, traduce Allen Ginsberg, ma anche Bob Dylan. Il suo approccio alla letteratura non conosce steccati. Di Fabrizio De Andrè dirà, prima di altri, "è il più grande poeta italiano del Novecento".

Intanto, inizia a raccogliere i ricordi dei grandi che ha incontrato: Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Dorothy Parker, William Faulkner. Tutti protagonisti del suo libro I mostri degli anni Venti, del 1976. Seguono l'intervista a Charles Bukowski, Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle e una fondamentale biografia di Hemingway.

I suoi Diari (1917-1973), pubblicati da Bompiani, sono una messe di aneddoti ed episodi tratti da una vita straordinaria. Negli ultimi anni, la Pivano continua a promuovere e a riconoscere il talento dei nuovi narratori d'America: Bret Easton Ellis, Chuck Palahniuk, David Foster Wallace. Il suo amore per la musica la porta a partecipare al video di Luciano Ligabue, Almeno credo, e a partecipare alla realizzazione del disco di Morgan omaggio-remake a De Andrè, Non al denaro, non all'amore né al cielo.

I funerali si svolgeranno venerdì a Genova, nella basilica dell'Assunta in Carignano. La stessa dove si celebro, dieci anni fa, l'addio all'amico poeta De Andrè.

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