

Ricchissima di storia e di monumenti, Cagliari è caratterizzata da quattro tipici quartieri: Castello, Marina, Villanova e Stampace. Disposto su di un colle a dominare dall'alto la città, Castello è un quartiere residenziale in cui, passeggiando tra i vicoli e le piazzette, è possibile ammirare le tante chiese tra cui la cattedrale, i bei palazzi, le torri pisane di San Pancrazio e dell'Elefante, le botteghe artigiane ed i negozi di antiquariato. Antica porta di Cagliari e dotata di una frenetica attività commerciale, Marina è invece un quartiere multietnico affacciato sul mare. Molto belli da visitare, inoltre, anche l'antico centro di Villanova ed il medievale Stampace. Da quest'ultino il primo maggio parte la suggestiva processione in costume dedicata a Sant'Efisio, con rappresentanze dei paesi di gran parte dell'Isola. Molto caratteristiche le Traccas, vecchi carri trainati da buoi.
Gli amanti del mare non resteranno certamente delusi quando visiteranno la bellissima spiaggia cittadina in sabbia chiara e fine del Poetto, che da Cagliari arriva fino a Quartu Sant'Elena. Frequentatissimo punto di incontro estivo, questa lunghissima baia è ben attrezzata di stabilimenti balneari, affitto barche e chioschi, in cui è possibile tra l'altro assaggiare gustose specilità marinare come i ricci di mare e le cozze. Non distante dal Poetto si trova inoltre il bellissimo e sempre affollato porto turistico di Marina Piccola, situato nei pressi dell'imponente promontorio della cosiddetta Sella del Diavolo.
Un'area di notevole interesse naturalistico è quella degli stagni e delle Saline, situati tra Cagliari e Quartu Sant'Elena, habitat naturale dei bellissimi fenicotteri rosa. Questi in primavera ed in estate, planando a centinaia sulle acque nel silenzio della natura, offrono uno spettacolo davvero suggestivo, colorando il cielo di rosa. L'area dello stagno di Molentargius è stata dichiarata Parco Regionale.
Procedendo verso est si giunge a Villasimius, estrema punta sud orientale della Sardegna, nella regione del Sarrabus. Qui, da Capo Carbonara (riserva marina) fino a Capo Ferrato, si estende il bellissimo tratto di costa chiamato Costa Rei. Le scogliere basaltiche, interrotte da stupende spiaggie in sabbia finissima, sono bagnate da acque straordinariamente limpide grazie alla presenza di lastre di granito sui fondali.

Su una collina a circa tre chilometri dal paese, si trova la chiesa di Santa Maria di Sibiola, costruita dai monaci Vittorini all'inizio del 1100. Realizzata completamente in pietra arenaria è una delle più belle chiese in stile romanico-pisano. Un particolare interessante è costituito dalla scala laterale esterna che porta sul tetto. La pianta è a due navate. La facciata è abbellita da una serie di archetti a tutto sesto.
Nel centro del paese si trova la chiesa Parrocchiale del S.S. Salvatore costruita nel XV secolo in stile gotico e modificata in seguito. Al suo interno si conserva un'acquasantiera del XII secolo e alcune parti di un retablo del Quattrocento raffigurante il giudizio universale.

Ritrovamenti paleocristiani sotto l'altare testimoniano frequentazioni di culto già nel IX sec, ma è solo nel 1289 che si concludono i lavori della chiesa come testimoniano documenti epigrafici.
Entrando dal portale che dà allo spiazzo in cui sorge la chiesa, ci troviamo di fronte il campanile la cui fisionomia è fortemente condizionata dalle forme di quello del duomo pisano di Cagliari.
Sempre nel fianco nord dell'edificio, di particolare interesse è il monumento funerario tardo duecentesco di origine classica, sormontato da edicola archivoltata.
L'effetto di piacevole eclettismo è leggibile nel prospetto principale, in cui il gusto pisano per l'armoniosa disposizione d'insieme ben si sposa con l'inserto "arabeggiante" delle lesene (semi pilastro con funzionedecorativa) a "soffietto" nel secondo ordine della facciata.

Il campeggio "Coccorrocci" è situato nella costa centro orientale della Sardegna, a monte è protetto dalla catena montuosa del massiccio del "Monte Ferru" (m 875) a sud della costa è delimitato dalla punta rocciosa di Capo Sferracavallo e a nord dalla punta Capo d'Asta, è ubicato in territorio della Marina del Comune di Gairo (Nuoro).
Dista 15 km dalla Orientale Sarda (S.S. 125) che collega il porto di Arbatrax (a 27 km), cagliari (a 130 km), Olba (a 180 km). Il campeggio "Coccorrocci" s'affaccia in un immensa spiaggia, per una parte composta da piccole insenature isolate e racchiuse da rocce di porfido rosso.
Piscinas

Situata in una zona isolata e di grande bellezza naturalistica, la spiaggia di Piscinas, lungo l'arenile della Costa Verde, è circondata per qualche chilometro da dune altissime (tra le più alte d'Europa), ancora vive e modellate dal maestrale, il cui colore giallo ocra è interrotto, a tratti, da cespugli di sparto pungente, dalla carota spinosa, dal giglio di mare e, verso l'interno, da ginepri e vecchi olivastri che diventano dei piccoli boschetti.
Territorio floro-faunistico di grande interesse, è l'ambiente ideale per lunghe passeggiate sulla sabbia, soprattutto nelle prime ore del mattino, quando è possibile persino intravedere i cervi che si spingono sino al mare e, nel mese di giugno, le tartarughe marine che depongono le loro uova. Non lontane, nella Marina di Arbus, si estendono la spiaggia di Funtanazza, dalle acque di un verde intenso e dalla sabbia grigio scuro, quelle di Pistis e di Torre dei Corsari, caratterizzata da un lungo spiaggione circondato da dune dorate. Una nuotata al largo, già a 200 m dalla riva, permette di osservare un paesaggio marino inusuale e di grande suggestione, nel quale si possono notare anche tracce del relitto di una nave inglese che, carica di piombo e armata di un cannone, riposa tra la sabbia da qualche centinaio di anni.
Naracauli, il cuore della miniera
La laveria Brassey fu inaugurata da Thomas Alnutt Brassey il 17 ottobre del 1900. Si trattava di una laveria meccanica per quei tempi all'avanguardia. Pochissimo resta delle strutture dell'edificio, e praticamente nulla delle dotazioni meccaniche della laveria (se si eccettua un piccolo forno di fusione).
La miniera, dietro l'impulso soprattutto dell'mprenditore inglese Lord Brassey, fu dotata di una serie di servizi non direttamente funzionali alla produzione: un ospedale, per la cura del fisico dei minatori, e una chiesa, per la cura delle loro anime. L'imprenditore inglese diede un'impronta paternalistica alla miniera. Cominciò a prendersi cura dei suoi operai: li cibava, li alloggiava, li curava, sia nel fisico che nell'anima. Alla fine dell'Ottocento la presenza della laveria Brassey, e in seguito della adiacente laveria Pireddu, fece di Naracauli il vero centro produttivo della miniera di Ingurtosu. Qui si sviluppò anche un insediamento residenziale di una certa consistenza, che insieme a Pitzinurri ospitava prevalentemente gli operai e le loro famiglie. Il villaggio di Ingurtosu, invece, rimase sempre caratterizzato per la presenza delle residenze dei dirigenti, dei tecnici, degli amministrativi e dei servizi.
La laveria Brassey fu inaugurata da Thomas Alnutt Brassey il 17 ottobre del 1900. Si trattava di una laveria meccanica per quei tempi all'avanguardia. Pochissimo resta delle strutture dell'edificio, e praticamente nulla delle dotazioni meccaniche della laveria (se si eccettua un piccolo forno di fusione).
La miniera, dietro l'impulso soprattutto dell'mprenditore inglese Lord Brassey, fu dotata di una serie di servizi non direttamente funzionali alla produzione: un ospedale, per la cura del fisico dei minatori, e una chiesa, per la cura delle loro anime. L'imprenditore inglese diede un'impronta paternalistica alla miniera. Cominciò a prendersi cura dei suoi operai: li cibava, li alloggiava, li curava, sia nel fisico che nell'anima.
Berchidda, 3.300 abitanti, è abbarbicato sui primi contrafforti granitici del Limbara nella regione storica del Logudoro, nella Sardegna centro-settentrionale. Al centro di un territorio dove popoli ed eventi hanno lasciato tracce profonde fin dai tempi più remoti, ancora oggi sono osservabili numerosi resti archeologici di epoca preistorica: domus de janas, strutture difensive megalitiche, dolmen, nuraghi. Nel Medioevo Berchidda diviene un importante centro di produzione cerealicola e strategico confine tra Giudicati di Torres e Gallura. Risalgono a questo periodo i resti del Castello di Monte Acuto.
Negli ultimi decenni Berchidda ha sviluppato uno spiccato spirito cooperativistico che ha portato alla creazione di importanti attività nel settore agro zootecnico, nella produzione del vino del formaggio e dei dolci tradizionali. Ricco il patrimonio naturalistico. I boschi che orlano il fiume Seleme sino ai primi contrafforti del Limbara segnano un territorio fortemente caratterizzato dalla flora e dalla fauna mediterranee. Dalla sommità delle alture si gode una vista della valle, con i vigneti e le villette rurali, il lago Coghinas e le cime del Monte Acuto.

Mai il tema dato da Time in Jazz è stato così urgente ed attuale come quello di quest'anno. In passato ci siamo spesso arrampicati in tortuosi sentieri tematici nel tentativo di aggrapparci ai pochi elementi suggeritori a disposizione, ma stavolta siamo coscienti dell’importanza e della profondità del nuovo motivo conduttore che ci porterà lontano inseguendo una meta che sembra essere ancora più lontana.
E’ da diversi anni infatti che Time in Jazz, per la sua natura così vasta e originale, si pone il problema dell’ambiente e delle energie rinnovabili. In linea con il nuovo pensiero di alcuni degli Stati democratici è sempre più necessario riflettere sulle ferite inflitte al nostro pianeta dalla mano dell’uomo. E Berchidda, epicentro creativo di molteplici attività legate alla musica, alle arti e alla cultura, vuole contribuire con un pensiero che sia in linea e in sintonia con il proprio ruolo di stimolatore culturale e laboratorio perenne.
Se l’edizione del 2008 era dedicata al tema dell’Architettura (in passato Time in Jazz ha viaggiato con i suoi letimotiv attraverso il nuovo tempo del jazz e le prove d’autore, ha forzato i confini per spingersi nei territori delle sonorità etniche e di quelle digitali, ha sperimentato relazioni e consonanze fra musica e parola, musica e poesia, musica e immagine, musica e gioco, persino musica ed enogastronomia…), quella di quest'anno affronta una nuova tappa di questo viaggio fra le galassie espressive.
Al centro del programma stavolta sarà l’elemento dell’ACQUA che si inserirà in un più ampio progetto quadriennale che andrà a toccare i quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco) caratterizzando sempre di più Time in Jazz come un festival biologico, eco-sostenibile, in sintonia con l’ambiente, e interrogandosi sulla quantità di anidride carbonica liberata nell’aria, sulle energie alternative, sullo smaltimento dei rifiuti e sul corretto consumo dell’acqua.
Se nei giorni di Time in Jazz una miscela di creatività e di umanità invade Berchidda e i numerosi altri spazi del nord Sardegna sono la folla di spettatori (in arrivo da ogni dove) e gli stessi artisti a ritrovarsi immersi in un’atmosfera irripetibile, densa di musica e arte ma anche di colori, profumi, sapori.
L'Agnata di De Andre'

Originariamente un antico
stazzo semi-diroccato,
l'Agnata fu acquistata da Fabrizio De André verso la fine degli anni '60.
Acquistata da un anziano fattore del luogo, in evidente stato di degrado, Fabrizio De André ne fece uno dei suoi principali luoghi di ritiro, ove trarre forti ispirazioni per la sua opera artistica. Chi ama Fabrizio De André e le sue opere, trova difficile avvicinarsi a questo posto in maniera equanime. Doverlo poi addirittura giudicare suscita il timore di soccombere a un pregiudizio favorevole o, peggio, di rimanere delusi per l’aspettativa troppo elevata.
Questo posto è l’agriturismo L’Agnata di De André, oggi proprietà della compagna Dori Ghezzi. Casa di campagna comprata negli anni ’70 dal cantante, genovese per nascita e sardo per passione, fu convertita in agriturismo per autofinanziarsi. De André ci ha sempre trascorso una parte dell’anno, e il suo amore per la Sardegna si è addirittura rafforzato dopo il sequestro subìto nel ’79.
Per fortuna, arrivare in questo posto scioglie ogni timore: l’Agnata è un angolo di paradiso nel cuore della Gallura. A confermare di quanta bellezza può circondarsi un animo nobile.
Ci si arriva scendendo da Tempio Pausania, gli ultimi due chilometri sono di sterrato, come a segnare un distacco. Tutto attorno, l’occhio si posa su montagne coperte da una vegetazione sorprendentemente fitta. Totale assenza non di paesi, ma di qualsiasi presenza umana. Le poche costruzioni sono perfettamente mimetizzate, come le strutture della stessa Agnata, ammantate di edera da capo a piedi.
Il nuraghe

I primi veri nuraghi vengono costruiti intorno al 1500 a.C.
La parola nuraghe deriva da un'antica radice "nur" che significa mucchio cavo.
I nuraghi sono torri tronco-coniche di pietra a base circolare costruite sovrapponendo grandi massi fra loro. L'interno della torre ha una struttura a tholos: la tholos, o falsa cupola, veniva edificata sovrapponendo file circolari di massi le une sulle altre, con i massi di una fila sporgenti leggermente verso l'interno rispetto a quelli della fila sottostante.
dine, che porta alla sommità della torre.
raccordate a una torre centrale; hanno molte stanze, possono avere più di un piano e poi corridoi, scale e camminamenti coperti: sono le fortezze nuragiche, di arcaica bellezza e maestosa complessità come il nuraghe Losa presso Abbasanta (NU), il nuraghe Santu Antine di Torralba (SS) e il complesso Su Nuraxi di Barumini (CA) dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Ma la Sardegna è un'isola distante dalle terre continentali e dalle altre isole del Mediterraneo; da chi dovevano difendersi, dunque, i nuragici, perché costruirono così tanti nuraghi?
Il re-pastore viveva nel nuraghe, la sacra dimora fortezza e intorno al nuraghe sorgeva il villaggio. Le abitazioni dei sudditi non erano nuraghi bensì capanne a pianta circolare con alla base un muro in pietra a secco e una copertura a cono di legno e frasche o in pietra. Ancora oggi, anche se sempre di meno, i pastori costruiscono questo tipo di capanne; in sardo si chiamano pinnettas.
diventava anche unità politica: i santuari nuragici sono il segno di questa unità.

Nuoro, MAN. Fabrizio De André, la mostraNon poteva che essere la Sardegna ad accogliere, dopo Genova, la grande mostra dedicata a Fabrizio De André che da pochi giorni si è conclusa, con un enorme successo di pubblico, al palazzo Ducale del capoluogo ligure.
La mostra in Sardegna sarà ospitata, ed organizzata, dal MAN_museo d'arte Provincia di Nuoro in collaborazione con la Regione Sardegna, Palazzo Ducale e la Fondazione Fabrizio De André. Dal 16 luglio al 4 ottobre si assisterà così ad un rinnovato, spettacolare omaggio alla figura e all'opera di De André, un racconto intenso e insieme leggero, proposto per suoni ed immagini, della vita, della musica, delle esperienze e passioni che hanno reso Faber unico e universale, interprete e in alcuni casi anticipatore dei mutamenti, delle pulsioni e delle trasformazioni della contemporaneità.
"Stregato dalla Sardegna, Fabrizio De André l'ha scelta come luogo per vivere" ricorda Cristiana Collu, direttore del MAN. "È approdato all'Agnata, e lì, dopo quello che ha definito, citando Albert Camus, un incidente della felicità, vi ha fatto ritorno. La fascinazione iniziale per questa terra e per la sua gente mette radici, diviene qualcosa di più solido, suggellato anche da ciò che non sarebbe dovuto accadere. I sardi con lui stringeranno un patto concorde, come se firmassero, ora sempre, le 11 lettere di scuse dei suoi sequestratori".
Basilica di Saccargia
La basilica della Santissima Trinità di Saccargia è una chiesa in stile romanico pisano situata nel territorio del comune di Codrongianos in provincia di Sassari, la più importante di questo stile in Sardegna.
Fu completata nel 1116 sulle rovine di un monastero preesistente per volontà del giudice di Torres che, secondo il "Condaghe di Saccargia", durante un viaggio insieme alla moglie Marcusa fu ospitato dai monaci camaldolesi. I due fecero voto alla Madonna, che ivi si venerava, per avere un figlio. Quando nacque il figlio Gonario, la coppia donò una nuova chiesa che fu consacrata il 5 ottobre dello stesso anno. Fu affidata ai monaci Camaldolesi che vi fondarono la loro abbazia. In seguito furono eseguiti, da architetti e maestranze pisani, lavori di ampliamento databili dal 1108 al 1120: l'allungamento dell'aula, l'innalzamento delle pareti, una nuova facciata e la costruzione dell'altissimo campanile. Il portico sulla facciata fu probabilmente aggiunto in seguito, quando la chiesa era già ultimata, ed è attribuito a maestranze lucchesi. In un capitello della basilica è rappresentato un essere diabolico di inequivocabile matrice dell’Ordine francese dei Templari.
Cattedrale di Sant'Antioco di Bisarcio

Il sito campestre in cui sorge la chiesa risulta molto isolato e ciò, unito alla bellezza dell'edificio, conferisce particolare fascino al luogo.
Sul piano artistico e architettonico la cattedrale di Bisarcio si presenta come il connubio dell'opera delle varie maestranze che vi lavorarono; infatti vi si trovano elementi riferibili al romanico pisano, al romanico lombardo e maestranze francesi di origine borgognona introdotte in Sardegna dai cistercensi.
Chiesa di Nostra Signora di Castro

L'area in cui sorge l'ex cattedrale, nel sito dell'antica cittadella vescovile di Castro, è chiusa da un recinto, costituito dalle cumbessias, ovvero rustici alloggi per pellegrini tipici dei santuari campestri della Sardegna. Le cumbessias, così come il portico addossato al fianco sinistro del tempio, vennero erette in epoca posteriore rispetto alla cattedrale romanica. Questa si presenta caratterizzata dal colore rosso dei blocchi trachitici impiegati nella costruzione. La facciata a capanna, compresa tra le due paraste angolari, è suddivisa in tre specchi tramite lesene e sormontata da un campanile a vela a due luci. Nello specchio mediano si aprono il portale, architravato e sormontato da una lunetta, e una finestrella cruciforme. Come la facciata, anche i prospetti laterali e quello absidale sono scanditi da lesene e decorati da archetti pensili.
Arzachena
La tomba dei Giganti di Coddu Vecchju, situata nell'omonima località nei pressi di Arzachena è il più grande del suo genere e raggiunge col la sua stele granitica centellinata un'altezza di 4,04 metri. La sua costruzione è avvenuta in almeno due periodi distinti: la camera funeraria risalirebbe al bronzo antico ( 1800-1600 a.C.) mentre l'esedra fu sistemata in periodo più tardo, probabilmente nel bronzo medio (1600-1300 a.C.). All'interno della Tomba e nella vicinanze sono stati rinvenuti reperti di pregio quali collane, vasi, ciotole, tegami e decorazioni varie, conservate e visibili nel museo Sanna di Sassari. La tomba di Giganti di Coddu Vecchju e' pertinente al villaggio del Nuraghe La Prisgiona che sitrova a soli 500 metri seguendo la strada che dalla tomba continua verso la collina di Punta d'Acu.
IL NURAGHE E VILLAGGIO LA PRISGIONA.
Il Nuraghe La Prisgiona, sito in regione Capichera, si erge a dominio e controllo di un territorio di svariati chilometri quadrati. Le dimensioni, la complessità della struttura, gli espedienti architettonici che vi si sono realizzati denunciano il ruolo di preminenza nell’ambito del sistema territoriale al quale è pertinente. Si tratta infatti di un nuraghe complesso, del tipo così detto a tholos, ossia con copertura a falsa cupola, piuttosto insolito in Gallura. Il monumento presenta una torre centrale (il mastio) ed almeno due torri laterali inglobate in un bastione.
SU TEMPIESU

La fonte sacra è datata alla fine del II millennio a.C., il periodo più importante della civiltà nuragica, ma questo luogo di culto fu frequentato sino alll'Età del Ferro. Il monumento si è conservato quasi intatto, perché sin dai tempi nuragici è stato sepolto da una frana di terra. Fu scoperto nel 1953, ma il restauro fu ultimato solo nel 1986. Il vano del pozzo è alto in tutto 2 m. e ha un diametro di circa 60 cm., tra le pietre si può ancora vedere il piombo fuso, usato per creare l'impermeabilizzazione del pozzo; i quattro gradini che portano alla sorgente hanno carattere simbolico. Dal pozzo l'acqua defluisce in un piccolo canale, che attraversa prima l'atrio, poi un blocco di basalto, e un'altro blocco di steatite rosa. Infine arriva ad un piccolo pozzo esterno, profondo 90 cm., il quale è dotato di una mensola di pietra per le offerte, ed era probabilmente destinato ai fedeli, i quali non potevano entrare all'interno del tempio.
Sfilata di Maschere Tradizionali della Sardegna

Tharros

La città di Tharros sorge nell'estrema propaggine della penisola del Sinis, che termina a sud con il promontorio di Capo S.Marco. L'area conserva numerose testimonianze del periodo nuragico, tra cui due nuraghi e il villaggio sulla collina di Muru Mannu, ma la fondazione della città è avvenuta ad opera dei fenici, attorno alla fine dell'VIII secolo a.C. Dell'epoca fenicia non resta praticamente nulla nei ruderi del centro urbano, le più antiche testimonianze provengono infatti dalle due necropoli ad incinerazione risalenti alla metà circa del VII sec.a.C. e dal più antico strato di frequentazione del Santuario Tofet. Le due necropoli sorgevano una nei pressi del promontorio di Capo S.Marco, l'altra vicino all'attuale spiaggia di S.Giovanni; la loro distanza, trattandosi di due necropoli in uso contemporaneamente, ha fatto pensare all'originaria presenza di due distinti insediamenti che si sarebbero in seguito fusi, come testimonierebbe anche la forma plurale dello stesso toponimo Tharros.
Il Santuario detto tofet, dove venivano cremati e deposti in urne i bambini morti in tenera età, come per tutte le più importanti città fenicie, fu fondato contemporaneamente alla città, sulla collina di Muru Mannu, sfruttando le emergenze murarie delle capanne del villaggio nuragico, a quell'epoca abbandonato da diversi secoli. I vari strati di deposizione delle urne, ormai tutte rimosse e attualmente conservate al Museo Archeologico di Cabras, mostrano che l'area sacra fu frequentata oltre che nella successiva età punica, fino in età romana.
San Giovanni di Sinis
La bella chiesa di San Giovanni di Sinis si trova alla periferia dell'omonimo borgo di pescatori, dove più recentemente si è sviluppata anche l'edilizia turistica. Il monumento, di rustico e massiccio aspetto, ebbe origine in età paleocristiana, VI sec. d.C., quando fu eretto il corpo centrale cupolato; successivamente, IX- XI sec., assunse le forme attuali, con tre navate dalle massiccie volte a botte in cui l'uso della pietra arenaria locale, dal caldo colore, conferisce uno straordinario fascino; nella facciata, in parte alterata, si conservano le strutture in pietra a vista.

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Le prime frequentazioni del luogo dove sorge Nora risalgono probabilmente all'epoca nuragica, anche se su questo periodo le informazioni sono molto scarse. Secondo la tradizione letteraria Nora è la città più antica fondata in Sardegna, e ciò parrebbe confermato anche dalle stele fenicie ritrovate in loco. La colonizzazione fenicia a partire dall'VIII secolo circa, fa di Nora un importante centro commerciale dotato di tre porti, oggi non più visibili. Relativamente a questo periodo importanti informazioni provengono dalle indagini archeologiche ancora in corso, con la scoperta di un complesso sacro nella zona del Coltellazzo (sotto la torre spagnola), e di un quartiere abitativo di età punica al di sotto del foro romano. |
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Successivamente, in età punica, Nora accresce ulteriormente la sua importanza raggiungendo un alto grado di prosperità e divenendo sicuramente una delle più importanti città della costa meridionale sarda; di questo periodo sono visibili scarsi resti architettonici, quali il tempio di Tanit e alcuni resti nella zona a mare. |
Fordongianus
Fin dalla sua fondazione fu un centro rinomato per le sue terme, che sfruttavano una fonte naturale di acqua calda e curativa.
Qui si trova un'iscrizione che testimonia come l'attività delle genti della Barbaria fosse ancora viva nel I secolo d.C. poiché furono queste a dedicare un'iscrizione ad un imperatore, probabilmente Tiberio, rinvenuta nel Forum Traiani.
In un'area vicina all'attuale centro abitato è stato rinvenuto l'anfiteatro, vicino alla necropoli tardo-antica sulla quale fu edificata nell'XI secolo la chiesa di San Lussorio.
Montevecchio

La Miniera di Montevecchio è uno degli otto siti minerari che compongono il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, definito dall'UNESCO nel 1997 patrimonio culturale dell'umanità.
L'area delle vecchie concessioni minerarie di Montevecchio occupa un territorio vastissimo, fra i comuni di Arbus e Guspini.
È dislocata lungo due aree denominate cantieri di Levante nelle immediate vicinanze di Montevecchio e cantieri di Ponente lungo la strada bianca che da Montevecchio conduce al villaggio minierario di Ingurtosu.
Le due aree sono separate dal passo Gennaserapis dove sorge il borgo di Montevecchio e dove sono situati gli edifici più importanti della Miniera, la direzione, la foresteria, l'ufficio geologico, l'ospedale, la scuola e la chiesa di Santa Barbara.
Barumini

Il complesso nuragico di Barumini, così come è visibile oggi con il maestoso nuraghe circondato da un ampio villaggio è il risultato di un'occupazione del sito durata quasi 2000 anni, dal 1600 a.C. circa, fino al III secolo d.C., in piena età romana.
In origine il nuraghe complesso era costituito da cinque torri, quella centrale, chiamata anche Mastio, e quattro torri laterali unite da mura rettilinee, all'interno delle quali si trova il cortile interno, dotato un pozzo con sorgente attiva tutt'oggi. Le torri erano tutte formate da due piani sovrapposti e ancora oggi presentano intatto il soffitto del primo piano, mentre del secondo restano pochi filari di muratura ad eccezione della torre centrale, che conserva internamente entrambi i piani. La parte più alta delle torri, dove vi erano i terrazzi, era costruita molto finemente con blocchi di dimensioni inferiori a quelli utilizzati più in basso, squadrati con molta precisione e sovrapposti in più filari che terminavano con mensoloni sporgenti. Questi blocchi, crollati dalle posizioni originarie, furono rinvenuti in gran quantità durante gli scavi del nuraghe e sono attualmente esposti, parzialmente rimontati, lungo la recinzione dell'area archeologica. Attorno al nuraghe era presente un primitivo antemurale con tre torri, che circondava la struttura parzialmente e che era forse integrato con palizzate di legno.
Capo Ceraso

Le spiagge situate sotto Capo Ceraso, lambiscono i limiti dell'Area marina Protetta di Tavolara Punta di Coda Cavallo e sono tra le più rinomate della zona per i colori e la limpidezza dell'acqua.
La vegetazione presente nella zona, si spinge rigogliosa fin sul mare ed è ricca di numerose varieta di piante: corbezzolo, leccio, quercia da sughero, cisto, lentischio, olivastro, erica, probabilmente dovuto al fatto che il luogo è stato preservato dall'attacco degli incendi che sovente nella stagione estiva bruciano nella zona.
OLBIA, San Simplicio
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La basilica, costruita in forme pisane con influssi lombardi, è quasi interamente in granito, con l'interno a tre navate divise da arcate sostenute da colonne che si alternano a pilastri. Al centro dell'abside si notano due affreschi sbiaditi, nei quali si riconoscono San Simplicio e San Vittore, vescovo della città dopo il 595.
Sotto l'altare è conservato il busto reliquiario in legno policromo raffigurante il santo titolare, ai cui piedi, in una teca, sono conservate le presunte reliquie del santo, rinvenute nel 1630
Oristano

La bizantina Aristianis, sorta presso l'antica città fenicia di Othoca (attuale Santa Giusta), fu fondata nel 1070, quando l'arcivescovo arborense Torcotorio vi trasferì la sede vescovile, abbandonando l'ormai decaduta Tharros, e il giudice Orzocco I la eresse a capitale del Giudicato di Arborea. Questo trasferimento probabilmente fu dovuto alle incursioni saracene che in quegli anni imperversavano sul litorale occidentale sardo, e alle quali la città di Tharros era soggetta. La nuova città era invece protetta dalle eventuali incursioni nemiche da barriere naturali quali gli stagni di Santa Giusta e la biforcazione del fiume Tirso, che prima di arrivare ad Oristano si divideva in due rami, di cui uno passava a nord e l'altro a sud della città. Le prime fortificazioni furono erette dal giudice Barisone, ma il sistema difensivo fu completato solo da Mariano II, che progettò e fece costruire una cinta muraria con due grandi torri in corrispondenza delle porte principali della città: la Port'a Ponti a nord e la Port'a Mari a sud.
Nuoro

Le tracce più antiche della presenza dell'uomo nel territorio di Nuoro risalgono alle Domus de janas del III millennio a.C. ed ai resti di un villaggio prenuragico del II millennio, che si trovano presso il nuraghe Tanca Manna.
Nel 1921 fu visitata da David Herbert Lawrence, il quale voleva conoscere i luoghi dove erano ambientati i romanzi della Deledda di cui egli stesso nel 1928 scriverà la prefazione della versione inglese della Madre. Lawrence rimase a Nuoro per una sola notte, e di questa fugacissima tappa, restano alcune interessanti pagine di "Mare e Sardegna" nelle quali descrisse una animatissima sagra in costume. Nel 1926 fu conferito il premio Nobel a Grazia Deledda.
Museo della vita e delle tradizioni popolari sarde
La collezione comprende circa 8.000 reperti risalenti in gran parte al periodo compreso tra la fine dell'XIX secolo e il primo cinquantennio del XX secolo.
Vi sono esposti abiti tradizionali di diversi paesi della Sardegna, tappeti, copricassapanche, coperte tessute a telaio, gioielli e oreficeria tradizionale, amuleti, pani e dolci isolani, sedie, cestini, maschere del carnevale, strumenti della musica popolare, utensili domestici e di lavoro.
































Brienza L'origine del paese risale ai Longobardi, che scelsero questo luogo per l'edificazione della roccaforte per il controllo della vallata sottostante. La roccaforte, circondata da una cinta muraria ancora oggi visibile, fu governata da diverse famiglie feudali fino ai Caracciolo, che la tennero sino agli inizi del nostro secolo. E' tra i pochi paesi della Basilicata che ha conservato la sua struttura architettonica di borgo medioevale. Notevole è il castello, attualmente in restauro. Un'antica tradizione attribuisce al castello 365 stanze, una per ogni giorno dell'anno. Nelle sue vicinanze sorge la chiesa Madre dedicata all'Assunta, risalente alla fine dell'XI sec. Degne di nota sono le chiese di San Zaccaria e di San Michele Arcangelo (detta "dei greci") esistente già nel XII sec., e di Santa Maria degli Angeli, situata a poca distanza dall'abitato. Per le vie del paese si possono ammirare palazzi nobiliari con portali ed androni finemente lavorati, mentre in piazza Municipio è situato il monumento in bronzo che ricorda la figura di Mario Pagano, giurista e patriota originario di Brienza.
























































