giovedì, 30 aprile 2009

Ho Visto Anche Degli Zingari Felici

E' vero che dalla finestra non riusciamo a vedere la luce perchè la notte vince sempre sul giorno e la notte sangue non ne produce.E' vero che la nostra aria diventa sempre più ragazzina e si fa correre dietro lungo strade senza uscita.E' vero che non riusciamo a parlare e che parliamo sempre troppo.
E' vero,sputiamo per terra quando vediamo passare un gobbo,un tredici o un ubriaco.
O quando non vogliamo incrinare il meraviglioso equilibrio di un odiosità senza fine di una felicità senza il peggio.
E' vero che non vogliamo pagare la colpa di non avere colpe e che preferiamo morire.
Piuttosto che abbassare la faccia,è vero,cerchiamo l'amore sempre nelle braccia sbagliata.
E' vero che non vogliamo cambiare il nostro inverno in estate,è vero che i poeti ci fanno paura.Perchè i poeti accarezzano troppo le gobbe,amano l'odore delle amarmi,odiano la fine della giornata.Perchè i poeti aprano sempre la loro finestra anche se noi diciamo che è una finestra sbagliata.
E' vero che non ci capiamo,che non parliamo mai in due la stessa lingua.
E abbiamo paura del buio e anche della luce,è vero,che abbiamo tanto da fare che non facciamo mai niente.
E' vero che spesso la strada sembra un inferno,una voce in cui non riusciamo a stare insieme,dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.E' vero che beviamo il sangue dei nostri padri e odiamo tutte le nostre donne e tutti i nostri amici.
Ma ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro,far l'amore e rotolarsi per terra.Ho visto anche degli zingari felici in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna,di vendetta e di guerra.

Claudio Lolli

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martedì, 28 aprile 2009

<<L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo>> [Pier Paolo Pasolini - 1962].

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lunedì, 27 aprile 2009

 

 

 

 

  

 

 

 



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lunedì, 27 aprile 2009

Da pizzeria a "friserià" secondo il gusto di Costantino e Alessandro amici e soci che hanno realizzato questa invogliante meta di cucina mediterranea con un pizzico di Puglia, patria delle croccanti friselle qui condite di tanta fantasia. Le pizze resistono, ma solo una decina, ottime, ma a fare il successo del locale sono frise, panelle, puccecalde farcite, burrate e bufale freschissime. Favolose chianine (certificate) e i filetti "affumicati in casa" (da bis la tagliata fumè al rosmarino). Tra i primi più convincenti cavatelli alla campidanese, maccheroni pugliesi alla Norma, tortelli del tavoliere (ricotta e spinaci), orecchiette alle cime di rapa, risotto alla partenopea (ragù e provola). Dal mare, invogliano gli involtini di rombo con pinoli e pistacchi. Crostate preparate ogni giorno (alle more, della nonna, mele), tiramisù a regola d'arte e bianco mangiare al latte di mandorla. Per chiuderein freschezza assaporando il sud.

La Friseria
Menu pranzo a 9 euro, la sera sui 25 euro
Viale del Vignola 1 alb/c (angolo via Flaminia 239)
Sempre aperto fino alle 24
06.3219204
Galleria Doria Pamphilj

La Galleria Doria Pamphilj è una grande collezione privata esposta a Roma nel Palazzo Doria Pamphilj. Il palazzo che la ospita è situato tra Via del Corso e via della Gatta. L'ingresso principale è su Piazza del Collegio Romano.

L'ampia raccolta di pitture, arredi e statue che comprendono lavori di Jacopo Tintoretto, Tiziano, Raffaello Sanzio, Correggio, Caravaggio, Guercino, Gian Lorenzo Bernini, Parmigianino, Gaspard Dughet, Jan Brueghel il Vecchio, Velázquez e molti altri artisti importanti è stata creata a partire dal XVI secolo dalle famiglie Doria, Pamphilj, Landi e Aldobrandini che sono ora unite tramite matrimoni e discendenze con il cognome semplificato di Doria Pamphilj, dopo essere state a lungo conosciute come Doria Landi Pamphili.

Con il crescere delle fortune della famiglia, il palazzo si è esteso quasi continuamente ed è ancora il più grande a Roma (tra quelli privati) e rappresenta una sede adeguata per la collezione ospitata. La maggior parte della collezione è ospitata in una serie di sale di rappresentanza, che comprendono la cappella, progettata da Carlo Fontana, che contiene anche il corpo mummificato del santo della famiglia. Tuttavia il nucleo fondamentale è esposto in una successione di quattro gallerie decorate ed affrescate che corrono intorno al cortile. Un ampio insieme di ulteriori stanze è stato trasformato in gallerie espositive permanenti che contengono la maggior parte delle opere d'arte medioevale e bizantina della collezione.

Il capolavoro della collezione, secondo l'opinione generale è il ritratto di papa Innocenzo X, opera di Velázquez. Il papa, nato Giovan Battista Pamphilj, accesse al trono pontificio nel 1644.

Nel ritratto l'artista non idealizza l'espressione del papa, tuttavia il ritratto non è sgradevole: le caratteristiche di Innocenzo X erano ritenute dai contemporanei come simboliche di uno stile di vita dispotico e di un carattere vendicativo.

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domenica, 26 aprile 2009

rifugio antigas bunker mussolini

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domenica, 26 aprile 2009

Centrale Montemartini

via Ostiense 106

 

La storia del nuovo polo espositivo dei Musei Capitolini nella ex Centrale Termoelettrica Giovanni Montemartini, straordinario esempio di archeologia industriale riconvertito in sede museale, ha avuto inizio nel 1997 con il trasferimento di centinaia di sculture in occasione della ristrutturazione di ampi settori del complesso capitolino.

Per liberare gli spazi del Museo del Palazzo dei Conservatori, Museo Nuovo e Braccio Nuovo mantenendo accessibili al pubblico le opere, è stata infatti allestita nel 1997 negli ambienti ristrutturati della prima centrale elettrica pubblica romana una mostra dal titolo “Le macchine e gli dei”, accostando due mondi diametralmente opposti come l'archeologia classica e l'archeologia industriale.
In un suggestivo gioco di contrasti accanto ai vecchi macchinari produttivi della centrale sono stati esposti capolavori della scultura antica e preziosi manufatti rinvenuti negli scavi della fine dell'Ottocento e degli anni Trenta del 1900, con la ricostruzione di grandi complessi monumentali e l’illustrazione dello sviluppo della città antica dall'età repubblicana fino alla tarda età imperiale.
L’adeguamento della sede a museo, il restauro delle macchine e la sezione didattica del settore archeo industriale sono stati realizzati dall’Acea.

Lo splendido spazio museale, inizialmente concepito come temporaneo, in occasione del rientro di una parte delle sculture in Campidoglio nel 2005, alla conclusione dei lavori di ristrutturazione, è stato confermato come sede permanente delle collezioni di più recente acquisizione dei Musei Capitolini.
Nei suoi spazi continua il lavoro di sperimentazione di nuove soluzioni espositive collegato alla ricerca scientifica sui reperti; l'accostamento di opere provenienti da uno stesso contesto consente anche di ripristinare il vincolo tra il museo e il tessuto urbano antico.

Il museo stesso è inserito all'interno di un più ampio progetto di riqualificazione della zona Ostiense Marconi, che prevede la riconversione in polo culturale dell'area di più antica industrializzazione della città di Roma (comprendente, oltre alla centrale elettrica Montemartini, il Mattatoio, il Gazometro, strutture portuali, l'ex Mira Lanza e gli ex Mercati Generali) con il definitivo assetto delle sedi universitarie di Roma Tre e la realizzazione della Città della Scienza.

 

Basilica di San Paolo fuori le mura

Facciata della Basilica

La basilica di San Paolo fuori le mura è una delle quattro basiliche papali di Roma, la seconda più grande dopo quella di San Pietro in Vaticano.

Sorge lungo la Via Ostiense, vicino alla riva sinistra del Tevere, a circa due km fuori dalle mura aureliane (da cui il suo nome) uscendo dalla Porta San Paolo. Si erge sul luogo che la tradizione indica come quello della sepoltura dell'apostolo Paolo (a circa 3 km dal luogo - detto "Tre Fontane" - in cui subì il martirio e fu decapitato); la tomba del santo si trova sotto l'altare maggiore, detto altare papale. Per questo, nel corso dei secoli, è stata sempre meta di pellegrinaggi; dal 1300, data del primo Anno Santo, fa parte dell'itinerario giubilare per ottenere l'indulgenza e vi si celebra il rito dell'apertura della Porta Santa. Fin dall'VIII secolo la cura della liturgia e della lampada votiva sulla tomba dell'Apostolo è stata affidata ai monaci benedettini dell'annessa Abbazia di San Paolo fuori le Mura.

L'intero complesso degli edifici non appartiene alla Repubblica Italiana ma è proprietà extraterritoriale della Santa Sede.

È in quest’area sepolcrale che venne inumato San Paolo dopo aver subito il martirio. Sia l'apostolo Paolo che l'apostolo Pietro sarebbero caduti vittime della persecuzione neroniana seguita al grande incendio di Roma del 64. Secondo alcune teorie i due sarebbero stati martirizzati proprio nel 64, dopo l'incendio. Secondo Eusebio di Cesarea invece i due sarebbero stati uccisi nel 67. La tradizione vuole che una matrona (tale Lucina, ma il nome è quasi sicuramente frutto di leggende successive) mise a disposizione una tomba per seppellire i resti dell'apostolo. Dobbiamo immaginare una tomba povera, un sarcofago accanto ad altre sepolture di ogni tipo e di ogni estrazione sociale, più o meno come quella di Pietro nella necropoli vaticana. E come per il sepolcro di Pietro anche quello di Paolo deve essere stato oggetto di venerazione per la nutrita comunità cristiana di Roma che relativamente presto eresse, sulle tombe dei due, dei piccoli monumenti funerari, dei trofei. Sappiamo infatti tramite la Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea di un passo di una lettera di Gaio, presbitero sotto Papa Zefirino (199 - 217), che cita i due trofei posti sopra le tombe degli apostoli, uno sul colle Vaticano e l'altro lungo la Via Ostiense.

In seguito il luogo, meta di pellegrinaggi ininterrotti dal I secolo, venne monumentalizzato sotto Costantino (306337), con la creazione di una piccola basilichetta, di cui si conserva solo la curva dell'abside, visibile nei pressi dell'altare centrale della basilica attuale. Doveva trattarsi di un piccolo edificio probabilmente a tre navate, che ospitava in prossimità dell'abside la tomba di Paolo, ornata da una croce dorata. Questo edificio è da inserire nella serie di basiliche costruite dall'imperatore dentro ma soprattutto fuori della città, ed è la seconda fondazione costantiniana in ordine di tempo, dopo la cattedrale dedicata al Santo Salvatore (l'attuale Basilica di San Giovanni in Laterano).

 CSOA FORTE PRENESTINO

Via Federico Delpino

 

34. Roma Fort Prenestino.jpg

Il CSOA Forte Prenestino è il più famoso Centro Sociale Occupato Autogestito di Roma.
Ha sede, dal 1º Maggio
1986, nell'antico Forte Prenestino, nel quartiere di Centocelle.
Nel 2007 ha festeggiato i venti anni di attività, sia politica che sociale, divenendo uno dei centri sociali più antichi di Roma. L'entrata nel centro sociale avviene attraverso un ponte levatoio che rimane fisso durante tutto l'anno. Le peculiarità dell'edificio è la presenza di numerose camere e tunnel sotterranei in cui vengono organizzate mostre e attività. Tra i due edifici, che formano il centro sociale vero e proprio, sono presenti due grandi piazzali nei quali, durante l'estate, sono costruiti palchi e in cui si svolgono eventi. All'interno del Forte e nel Parco che lo circonda vivono moltissime persone in
autogestione. La città di Roma è circondata da 16 forti o ex-forti militari, oggi inclusi nel tessuto urbano, costruiti nella seconda metà dell'ottocento per creare un sistema difensivo (chiamato campo trincerato di Roma) e una cintura protettiva alla nuova capitale del Regno. Le strutture furono da quasi subito sottoutilizzate e poi definitivamente abbandonate.

Nel dicembre del 1976 il sindaco di Roma Argan chiede al Ministero delle Finanze la cessione delle aree degli ex forti militari per adibirli a verde pubblico e a servizi di quartiere. Il 28 aprile 1977, dopo lunghe trattative, viene effettuata la consegna al Comune di Roma dell'ex Forte Prenestino di proprietà del Demanio dello Stato, il quale, con atto del 13 agosto 1987 citerà poi il Comune per il pagamento delle indennità di occupazione e si instaurerà così un contenzioso giudiziario tra l'amministrazione finanziaria dello Stato e il Comune di Roma, inadempiente nei suoi confronti.

Ristorante ENQUTATASH

Africana (Etiopica-Eritrea)

 

Cucina tipica Etiope in un locale accogliente ed ospitale. Squisite specialità a base di carne e di verdure, servite nello stile tipico della cultura Etiope.

Via Stazione Prenestina 55

 La Terra vista dalla Luna

Pasolini non scrisse una vera e propria sceneggiatura dell'episodio La terra vista dalla luna: elaborò le scene del film [vedi lo storyboard del film], girato verso la fine del 1966, disegnandole in forma di fumetti [vedi due pagine di esempio con i disegni a colori]. Anzi, lo scrittore propose a Garzanti un libro tutto a fumetti che illustrasse, ancora prima di realizzarla, la sua ultima opera cinematografica.

Tutto l'andamento del film dà testimonianza di una storia fantasiosa e del tutto inattesa, fatta anche di colori sgargianti e improbabili, ma anche di una filosofia rivelata nel cartello che appare alla fine del film "Essere morti o essere vivi è la stessa cosa". Un concetto "che l'autore ci dice essere tratta dalla filosofia indiana, [e che] non è, come parte delle critica militante fu portata a scrivere, 'rinunciataria o nichilistica', poiché non c'è nessun accenno di pessimistico consenso con quella affermazione: semmai, con fin troppa ironia, vi si ritrova un malcelato invito a non accettare la logica imperante, ad essere lunari quel tanto che basta per prendere le distanze dai tentacoli mostruosi del nonsenso sociale e dei suoi schematismi da marionette [...] (Serafino Murri, in Pier Paolo Pasolini, Il Castoro-l'Unità 1995).

Il sodalizio tra Pasolini e Totò dà vita a una trilogia, composta da un lungometraggio e da due cortometraggi: Uccellacci e uccellini (1966), La terra vista dalla luna (1967), Che cosa sono le nuvole? (1968). Tre commedie grottesche in cui Totò è il protagonista, sempre affiancato, come co-protagonista, dal giovane Ninetto Davoli.

In breve, la vicenda narrata in La terra vista dalla luna è la seguente. Subito dopo la tumulazione del cadavere della prima moglie, Ciancicato Miao (Totò), d'accordo col figlio (Ninetto Davoli), comincia la ricerca affannosa di una sostituta, una Donna Ideale; dopo vari tentativi, la trova in Assurdina Caì (Silvana Mangano), una bellissima sordomuta, che sposerà e si rivelerà perfetta donna di casa. Ma i due, diabolicamente, non si accontentano della situazione economica e, per reperire i soldi necessari per una nuova casa, convincono Assurdina a fingere una minaccia di suicidio, a causa della miseria: la donna sale in cima al Colosseo, al fine di far accorrere gente; così Ciancicato, con l'aiuto del figlio, organizza una colletta tra la folla, impietosendola con il racconto delle sventure di povertà della moglie. Succede però l'imprevisto: Assurdina, mentre rappresenta a gesti il simulato dolore, scivola su una buccia di banana e muore cadendo. Nuovamente al cimitero, per seppellire anche quest'altra moglie, i due sono disperati. Tuttavia, al loro ritorno a casa, troveranno il fantasma di Assurdina. Superato il terrore iniziale, convinti dai gesti di quella che spiega che lei è in tutto e per tutto come era da viva, buona moglie madre e casalinga, ritornano felici. L'episodio termina con queste parole scritte su un cartello: "Morale: essere vivi o essere morti è la stessa cosa".

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sabato, 25 aprile 2009

25 aprile

Dall'insurrezione alla liberazione

Il 19 aprile 1945, mentre gli Alleati dilagavano nella valle del Po, i partigiani su ordine del CLN diedero il via all'insurrezione generale. Dalle montagne, i partigiani confluirono verso i centri urbani del Nord Italia, occupando fabbriche, prefetture e caserme. Nelle fabbriche occupate venne dato l'ordine di proteggere i macchinari dalla distruzione. Le sedi dei quotidiani furono usate per stampare i giornali clandestini dei partiti che componevano il CLN.

Mentre avveniva ciò, le formazioni fasciste si sbandavano e le truppe tedesche allo sfacelo battevano in ritirata. Si consumava il disfacimento delle truppe nazifasciste, che davano segni di cedimento già dall'inizio del 1945 e i cui vertici si preparavano alla resa agli Alleati.

La mattina del 14 aprile, in un'Imola che sembrava deserta, entrò per primo il l'87° Reggimento Fanteria del Gruppo di Combattimento "Friuli"[13] che, però, fu subito comandato di dirigersi verso Bologna. Poco dopo giunse la divisione Carpatica polacca, comandata dal Generale Władysław Anders insieme ai soldati del Gruppo di Combattimento "Legnano"[14], che furono accolti dagli imolesi che, nel frattempo, erano usciti dai loro rifugi. Ancora la mattina del 21 aprile, fu il "Friuli" ad entrare per primo[15] a Bologna, passando per la Porta Maggiore, nel tripudio dei bolognesi. In giornata giunsero anche i polacchi, il "Legnano" e altri gruppi. Gli americani liberarono Modena il 22 aprile, Reggio Emilia il 24 e Parma il 25. Nella stessa data, a Genova, inizia l'insurrezione, che porterà il generale tedesco Gunther Meinhold ad arrendersi formalmente al CLN ligure il 25 aprile.

Milano e Torino furono liberate il 25 aprile: questa data è stata assunta quale giornata simbolica della liberazione di tutta l'Italia dal regime nazifascista e, denominata Festa della Liberazione, viene commemorata annualmente in tutte le città italiane.

Le truppe alleate arrivarono nelle principali città liberate nei giorni seguenti. La liberazione di molte città, inclusi centri industriali di importanza strategica, prima dell'arrivo degli alleati rese l'avanzata di questi più rapida e meno onerosa in termini di vite e rifornimenti. In molti casi avvennero drammatici combattimenti strada per strada; i resti dell'esercito tedesco e gli ultimi irriducibili fascisti della Repubblica Sociale Italiana sparavano asserragliati in vari edifici o appostati su tetti e campanili su partigiani e civili. Tra essi e le forze partigiane avvennero talvolta vere e proprie battaglie (come a Firenze nel settembre 1944), ma solitamente la loro resistenza si ridusse a una disorganizzata guerriglia, per esempio a Parma e a Piacenza.

La notte tra il 25 e il 26 aprile 1945 Benito Mussolini, con i suoi gerarchi e famiglie pernotta a Grandola ed Uniti nell'hotel Miravalle nella frazione di Cardano.

Il 27 aprile 1945 Benito Mussolini, indossando la divisa di un soldato tedesco, fu catturato a Dongo, in prossimità del confine con la Svizzera, mentre tentava di espatriare assieme all'amante Claretta Petacci. Riconosciuto dai partigiani, fu fatto prigioniero e giustiziato il giorno successivo 28 aprile a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como; il suo cadavere venne esposto impiccato a testa in giù, accanto a quelli della stessa Petacci e di altri gerarchi, in piazzale Loreto a Milano, ove fu lasciato alla disponibilità della folla, che infierì sul cadavere. In quello stesso luogo otto mesi prima i nazifascisti avevano esposto e dileggiato, quale monito alla Resistenza italiana, i corpi di quindici partigiani uccisi.

Il 29 aprile la resistenza italiana ebbe formalmente termine, con la resa incondizionata dell'esercito tedesco, e i partigiani assunsero pieni poteri civili e militari.

Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ebbe a commentare che "la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali."

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sabato, 25 aprile 2009

XI Settimana della Cultura - Musei di Villa Torlonia - Casino Nobile

In occasione della Settimana della Cultura è in programma una serie di visite guidate gratuite

Informazioni

060608 tutti i giorni ore 9.00-21.00

Prenotazione obbligatoria

La prenotazione alle visite è obbligatoria al n° 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)
Sono consentiti gruppi di 30 persone massimo per le visite al Casino Nobile, Casino dei Principi, Casina delle Civetta
Per le visite ai sotterranei sono consentiti gruppi di 25 persone massimo

bunker sotterraneo Mussolini

 

Dal piano terra si accede (ma solo su prenotazione e con visite guidate) al bunker sotterraneo fatto costruire dal Duce e al segretissimo ambiente ipogeo ispirato alle tombe etrusche voluto da Giovanni Torlonia.

Tra 1944 e 1947 la Villa fu requisita dal comando anglo-americano che, purtroppo, danneggiò sia gli edifici che il parco. Acquistata dalla giunta Argan nel 1978, la Villa divenne comunale, ma non fu restaurata: i lavori, durati 20 mesi e finanziati con 5.574.000 euro, sono stati fortemente voluti dall'attuale amministrazione. Al loro inizio, particolarmente preoccupante era la situazione della Sala di Bacco, dove tutta la parte centrale del soffitto era crollata (con la perdita delle decorazioni ad affresco), mentre il resto versava in condizioni precarie, compresa la Sala di Alessandro, con gli intonaci e gli affreschi crollati. I lavori hanno voluto ripristinare lo status originale del Casino Nobile, restituendo alla città il più bel edificio ottocentesco, summa dell'arte romana dell'epoca. Con l'inaugurazione della Limonaia (30 aprile) e l'inizio dei lavori di restauro del teatro previsti per l'estate, Villa Torlonia completerà il lungo percorso che la vede oggi tornare al suo antico splendore. Il Casino Nobile diventerà il Museo della Villa e al suo interno saranno collocati mobili e sculture della collezione Torlonia, i documenti della sua storia (dal fasto dei Torlonia al Fascismo) e, all'ultimo piano, troveranno finalmente la propria sede espositiva le opere degli artisti della Scuola Romana: Cagli, Capogrossi, Mazzacurati, Pirandello, Mafai, Guttuso e così via.

 

S.Stefano Rotondo e il suo Mitreo di Roma.

 

Roma, Via di Santo Stefano Rotondo 7

Sabato 25 Aprile 2009

S. Stefano Rotondo è la più antica chiesa a pianta circolare di Roma.

Durante gli scavi effettuati tra il 1973 e il 1975, è stato trovato sotto la chiesa di S. Stefano Rotondo un mitreo, che doveva forse appartenere ai vicini Castra Peregrina, la caserma degli eserciti provinciali. Il santuario venne realizzato nel II secolo d.C. ed ampliato agli inizi del secolo seguente. Sulle pareti, oltre ad alcuni dipinti appartenenti al santuario del II secolo, c’è un affresco raffigurante la personificazione della Luna.

La ricchezza a cui si è accennato parlando di Santo Stefano Rotondo è riferita alle numerose e eterogenee testimonianze archeologiche ed artistiche presenti in questo luogo. Cominciando a leggere questa chiesa dal periodo più antico, nel 1973 fu scoperto, e successivamente reso visibile, un santuario del dio Mithra, il culto del quale era stato importato a Roma in epoca imperiale dall'Asia Minore, convivendo con la religione ufficiale.
Si tratta di uno dei culti orientali, insieme eterogeneo in cui vengono inclusi ad esempio anche il culto della dea madre e i culti egiziani, in particolare quello di Iside. La caratteristica principale che unisce questi culti è quella di offrire garanzie ai singoli fedeli di salute e di prosperità in questa vita e prospettive di salvezza nell'aldilà a coloro che hanno goduto del rituale iniziatico. Questo tipo di manifestazioni religiose non richiedevano un'adesione esclusiva da parte dei loro fedeli: erano tuttavia più sollecite nel rispondere ai bisogni dei singoli in questa vita e dopo la morte rispetto alla religione ufficiale. Gli studiosi hanno definito questo tipo di culti come misterici, facendo riferimento alla precipua struttura rituale di tipo esoterico ed iniziatico grazie alla quale gli uomini, partecipando emotivamente della vicenda dolorosa patita dalle divinità, si assicuravano un bel vivere in questa vita e una prospettiva beata nell'aldilà.
La storia di Mithra racconta che il dio sacrificò all'interno della grotta cosmica il toro primordiale (compiendo quella che viene definita una tauroctomia) a fine di promuovere la fecondità della terra che soltanto grazie al suo intervento diventa definitivamente un kosmos, un mondo ordinato: dalla coda dell'animale ferito nacquero inoltre delle spighe di grano. Nelle rappresentazioni sono raffigurati anche gli dei planetari e i segni zodiacali portando ad una rilettura in tal modo della mitologia classica per inserirvi figure straniere, provenienti da altri culti. Dopo l'uccisione dell'animale, il dio si nutrì delle sue carni in un banchetto al quale partecipò anche Sol; alla fine fece un viaggio sul carro di questo al termine del quale, accolto dal Leontocefalo, figura umana con testa di leone e in corpo avvolto dalle spire di un serpente, sembrerebbe essere uscito dalla scena cosmica ed aver oltrepassato il cielo delle stelle fisse. I santuari nei quali si officiavano le celebrazioni liturgiche e si svolgevano i banchetti avevano l'aspetto di una grotta: elementi comuni erano la penombra costante, elementi litici murati nelle pareti e nella volta la quale spesso era dipinta di azzurro e adorna di stelle. Sempre presente era un'immagine di Mithra scolpita o affrescata. Il base alle conoscenze archeologiche che si possiedono della zona si è dimostrato che il santuario del dio era stato collocato all'interno degli edifici dei castra peregrinorum, i primi resti dei quali furono scoperti nel 1905 a sud della Chiesa, durante la costruzione del Pio Istituto dell'Addolorata. Questi castra, che si estendevano sulla collina del Celio, avevano le funzioni di una caserma adibita, a partire dalla media età imperiale, all'alloggio dei soldati distaccati a Roma dalle regioni provinciali; questo corpo speciale era definito dei peregrini.

 Tulpan

  Tulpan - visualizza locandina ingrandita

Regia: Sergey Dvortzevoy

Sceneggiatura: Sergey Dvortzevoy, Gennadi Ostrovsky

Attori: Askhat Kuchencherekov, Ondas Besikbasov, Samal Esljamova, Tulepbergen Baisakalov, Bereke Turganbayev, Nurzhigit Zhapabayev, Mahabbat Turganbayeva, Amangeldi Nurzhanbayev, Tazhyban Kalykulova, Zhappas Zhailaubaev, Esentai Tulendiev Ruoli ed Interpreti

Fotografia: Jolanta Dylewska

Montaggio: Isabel Meier, Petar Markovic

Produzione: Pallas Film, Pandora Film

Distribuzione: Bim distribuzione

Paese: Svizzera, Germania, Polonia, Russia, Kazakhistan 2008

Uscita Cinema: 24/04/2009

Genere: Commedia

Durata: 100 Min

 

Dopo aver assolto il servizio militare in marina, il giovane Asa torna nella steppa Kazaka dove sua sorella e suo marito – che fa il pastore – vivono una vita da nomadi. Per iniziare la sua nuova vita da pastore, Asa si deve prima sposare. La sua unica speranza di matrimonio nel deserto della steppa è Tulpan, figlia di un’altra famiglia di pastori. Il povero Asa scopre però con disappunto di non piacere a Tulpan perché lei pensa che lui abbia delle orecchie troppo grandi. Ma Asa non si arrende e continua a sognare una vita che potrebbe non essere possibile nella steppa.

RISTORANTE GRECO AKROPOLIS
Via San Francesco a Ripa 103, 00153 - Roma (Trastevere)

Il Ristorante Akropolis è il primo locale tradizionale greco in esclusiva nel cuore della vecchia Roma dal 1999.

Il Ristorante Akropolis propone i piatti tipici della cucina greca dagli antipasti ai dolci, tutti prodotti in casa. Da noi potrete assaggiare i famosi Dolmades, gustosi involtini di foglie di vite ripieni di riso aromatizzato alla menta, e la salsa Tzatziki, a base di yogurth, cetrioli e aglio, perfetta per dare un tocco in più ai piatti della tradizionale cucina greca.LePolpette di Polipo, Polpette di Zucchine con Feta, Coniglio ripieno con Feta e Ricotta, L'Agnello con Prugne e Mandorle con tocco di Miele<. Il famoso saganaki di formaggio (feta), il famoso giros pita preparato artigianalmente, peperoncini ripieni di feta e ricotta. tra i vari Dessert lo Yogurth con i pedali di rose... imperdibile

Presente nelle migliori guide enogastronomiche come: Gambero Rosso, Repubblica e altre.

Aperto tutte le sere dalle 19:30 alle 23:30 - lunedì chiuso
Tel 06 58332600

crash

locandina del film CRASH 

RegiaDavid Cronenberg

InterpretiJames Spader, Holly Hunter, Elias Koteas, Deborah Unger, Rosanna Arquette, Peter MacNeill, Cheryl Swarts

Durata: h 1.40
Nazionalità
Canada, Francia, Gran Bretagna 1996
Genere
drammatico

Il regista pubblicitario James Ballard durante un incidente d'auto impara ad associare il piacere sessuale agli scontri automobilistici e al rischio di morire su un'autostrada. James inizia una relazione pericolosa con la dottoressa Helena Remington, che in un sinistro ha perduto il marito e riesce a coinvolgere la moglie Catherine in complessi scambi di coppia. L'uomo incontra e subisce il fascino di Vaughan, autore di ricostruzioni di famosi incidenti...

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venerdì, 24 aprile 2009

Cappella Bessarione

La Cappella Bessarione apre per la prima volta al pubblico mostrando la sua ricca decorazione pittorica finora celata e recuperata grazie ad un intervento finanziato dal Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, ente proprietario, ed eseguito dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e la Soprintendenza per il Polo Museale Romano tra il 1989 e il 2005. Il moderno allestimento, malgrado le ridottissime dimensioni spaziali dell’ambiente, ha saputo offrire ai moderni visitatori con la realizzazione di una passerella metallica sospesa a mezza altezza un insolito e incomparabile punto d’osservazione per ammirare il capolavoro rinascimentale nel suo complesso e fino ai suoi più minuti e vivi dettagli.

LA STORIA

La cappella funebre del Cardinal Bessarione, dedicata alla Madonna, ai Ss. Michele, Giovanni Battista ed Eugenia, rappresenta uno dei luoghi più importanti per la storia della pittura del ‘400 a Roma. Gli affreschi furono eseguiti (1464-1468) da Antoniazzo Romano (Antonio Aquili) con la collaborazione di Melozzo da Forlì per l’illustre umanista, cardinale dal 1439 al 1449 del titolo dei Ss. Apostoli.

Nel corso dei secoli la cappella ha subito avverse vicende. Coperti da una mano di calce, già nel 1545, per i gravi danni causati dalle continue inondazioni del Tevere e dal sacco lanzichenecco, gli affreschi furono in parte obliterati (1650) dal monumentale altare di S. Antonio, che Carlo Rainaldi addossò all’abside della cappella stessa e definitivamente perduti con la costruzione della attuale cappella Odescalchi (1719-23) di Ludovico Rusconi Sassi. La sua esistenza, rimasta nota attraverso alcune descrizioni seicentesche, fu scoperta solo nel 1959 dall’architetto Clemente Busiri Vici nel corso di alcuni lavori di manutenzione del lato di Palazzo Colonna attiguo alla basilica.

GLI AFFRESCHI: LE STORIE DI S. MICHELE ARCANGELO

Dalle descrizioni antiche sappiamo che il ciclo pittorico doveva comprendeva dal basso verso l’alto le storie di Giovanni Battista (oggi perdute e già in antico sostituite da scialbe raffigurazioni sacre); le due storie dell’arcangelo Michele (visibili) e culminare in alto con la presentazione dell’uomo al Cristo trionfatore, circondato dalle nove schiere angeliche (solo in parte conservato).

Particolarmente importante per la valenza simbolica storica e teologica è il grande affresco centrale dedicato a due celebri episodi legati alle apparizioni dell’Arcangelo Michele. S. Michele rappresenta nell’iconografia cristiana l’angelo guerriero e demiurgo che guida l’uomo verso la salvezza, invocato da sempre come protettore contro il male e specificatamente nella lotta contro i Turchi.

A sinistra, è l’apparizione dell’Arcangelo nelle sembianze di un toro presso la città di Siponto nel Gargano; a destra, il sogno di S. Auberto a Mont Saint Michel nel golfo di Saint Malo in Bretagna, sede di un altro importante santuario dedicato al Santo.

Nel riquadro sinistro è ben riconoscibile la città di Siponto, cinta da mura, ed il paesaggio montuoso con la grotta di Monte Sant’Angelo sul Gargano dove all’epoca di papa Gelasio I (V secolo) sarebbe avvenuta l’apparizione dell’Arcangelo nelle sembianze di un toro, che miracolosamente respinge le frecce scagliate dagli arcieri. Si attribuisce la scena alla mano di Antoniazzo con l’intervento di Melozzo per la figura del toro e dell’arciere in abito viola sulla destra della composizione.

A destra è una scena storica di più complessa lettura alla quale merita dedicare maggiore attenzione. La sottostante didascalia APPARITIO EIUSDEM IN MONTE TUMBA permette di riferire la pittura alla leggenda francese di S. Michele e alla sua apparizione in sogno a S. Auberto, vescovo di Avranches, rappresentato benedicente in sontuosi paramenti sacri al centro di una processione di dignitari. Attendono la processione, raffigurati in primo piano ed attribuiti alla mano di Melozzo da Forlì, due prelati a capo scoperto e di spalle, vestiti con piviali d’oro arabescati e sullo destra, due gruppi salmodianti di sei frati francescani e cinque monaci basiliani orientali in abito nero. Sullo sfondo, l’insenatura marina con tre imbarcazioni; sulla destra una collinetta, dall’alto della quale assiste alla scena un toro legato ad un albero, che simboleggia lo stesso Arcangelo Michele, che esorta a fondare il monastero.

Le conchiglie visibili sulla spiaggia ci permettono di collocare la scena sulla spiaggia di Mont Saint Michel, raggiungibile dalla costa a piedi solo durante la bassa marea.

La scena sembra alludere con esplicito riferimento al tentativo politico perseguito in quegli anni da Bessarione di coinvolgere Luigi XI, re di Francia, all’epoca monarca dello stato più ricco e militarmente potente, in un’ultima crociata, che di fatto però non fu realizzata, per liberare Costantinopoli caduta in mano ottomana nel 1453 e per riunire la chiesa latina e greca (rappresentate nella loro unità sull’affresco dalla presenza dei basiliani e dei francescani). Nella speranza di ottenerne l’appoggio, significativamente si attribuiscono al vescovo S. Auberto le sembianze del monarca francese. Di fatto, solo quest’ultimo per il dotto cardinale è il grado di poter difendere la cristianità e liberare il toro, ossia S. Michele, rappresentato legato a causa dell’immobilismo della Francia. Tra il corteo dei partecipanti alla processione è possibile riconoscere due importanti personaggi dell’epoca di Bessarione: Francesco Maria Della Rovere, futuro Sisto IV, identificato nella figura alle spalle del santo vescovo, vestita di rosso porpora ed il ritratto del nipote dello stesso, Giuliano Della Rovere, futuro Giulio II, in abiti viola. Fondamentale per la comprensione del ciclo pittorico è la personalità del suo committente, Giovanni Bessarione. Il monaco basiliano, nato a Trebisonda nell’odierna Turchia 1403 e morto a  Ravenna nel 1472, viene a ragione considerata una delle figure chiave del Rinascimento italiano. Illustre prelato e protagonista della scena politica, fu soprattutto un importante umanista filoplatonico e uomo di cultura, la cui casa divenne presto un centro dell’umanesimo rinascimentale, luogo d’incontro tra letterati e studiosi. Famoso è il suo impegno per l’unificazione della chiesa orientale con la chiesa di Roma (Concilio di Ferrara-Firenze 1438 e Concilio di Mantova 1459) e la sua incessante azione diplomatica, tesa alla creazione di una lega offensiva per liberare Costantinopoli e difendere tutto l’oriente dall’espansionismo turco. Impresa che non trovò tuttavia l’adesione dei Principi europei, che alla metà del XV secolo consideravano troppo rischioso l’intervento, non più sostenuto dagli ideali religiosi delle prime crociate. L’ultima delusione in ordine di tempo fu per Bessarione proprio il rifiuto da parte del potente monarca francese Luigi XI di aderire all’impresa, alla realizzazione della quale aveva dedicato tempo ed energie.

In questo senso il ciclo pittorico della cappella funebre può considerarsi una sorta di testamento spirituale a cui il cardinale affida le personali convinzioni religiose e le speranze di un nuovo assetto religioso e politico del mondo contemporaneo.

IL CORO DEGLI ANGELI

Nel registro superiore è riapparso dopo il restauro  una parte delle nove schiere angeliche, che circondavano la figura del Cristo trionfante, di cui non resta, purtroppo, nulla. Anche il coro degli angeli, ispirato non solo teologicamente alla tradizione medievale, viene attribuito ad Antoniazzo Romano e bottega in collaborazione con Melozzo da Forlì. In alto si conserva un frammento superstite del manto di Cristo eseguito dallo stesso Antoniazzo.

LO STILE

Sebbene l’incarico risulti affidato ad Antoniazzo, è indubbia la partecipazione ai lavori della sua bottega. Nell’insieme il ciclo risulta artisticamente composito e la mano del maestro può chiaramente individuarsi solo nei personaggi posti in primo piano nella scena di destra. In queste opere Antoniazzo si rivela pittore versatile, influenzato nella perfetta sintesi di luce, forma e colore dal grande Piero della Francesca senza esasperarne la ricerca di prospettiva. I suoi paesaggi ed i suoi personaggi sono permeato dei valori  naturalistici umanistici.

Da notare lo scarto qualitativo e le differenze di esecuzione tra le due scene e il coro sovrastante. Si passa dai magnifici ritratti della scena di destra, riconducibili alla cultura di Piero della Francesca e Benozzo Gozzoli, ad una mano più lineare e dinamica nella scena di sinistra, ai fondi di paesaggio dallo stile semplice ed ingenuo, ma ricco di suggestione ed infine lo stile - ancora influenzato dal gotico internazionale - di alcuni angeli della calotta (quelli di profilo e con la chioma a riccioli).

LE INDAGINI ARCHEOLOGICHE

Nel 1996 sono stati condotti scavi archeologici che hanno permesso di individuare sul fondo della cappella ben tre diverse stratificazioni fino a giungere alla pavimentazione originaria della primitiva basilica.
1° Livello della primitiva basilica dei papi Pelagio I e Giovanni II (seconda metà del VI d.C.) con resti della pavimentazione in opus sectile tessellatum ad una quota di m 1,40 sotto l’attuale piano di calpestio della chiesa.

Chiesa dei Santi XII Apostoli – Roma

Piazza dei Santi Apostoli 00187 Roma

Orari

venerdì e sabato dalle 8:30 alle 11:30

Pollo al latte di cocco e riso pilaf

Ingredienti per 4 persone:
400 gr. di riso

450 di Acqua

Una lattina di latte di cocco condensato
piselli

800 gr. di petto di pollo a tocchetti

Scalogno

olio ,sale

Un cucchiaino di maizena
due cucchiai di massale' in polvere

Procedimento:

Sciacquo 2 -3 volte il riso in acqua fredda e lo metto in una casseruola antiaderente
Sciolgo 2-3 cucchiai abbondanti di latte di cocco condensato in 450 di acqua fredda,Io mi sono aiutata col bimbi per avere un risultato omogeneo. Copro il riso con tutta l'acqua fredda,aggiungo il sale, metto il coperchio e pongo su una fiamma media,quando inizia a bollire abbasso al minimo e lascio cuocere per circa 10 minuti senza girare (Il risultato e' una specie di riso pilaf). Nella wok faccio imbiondire lo scalogno. Aggiungo il pollo e faccio rosolare benissimo. Intanto sciolgo il massele' :per non formare grumi ,io prima metto un goccio d'acqua creando una pastella,quando l'acqua e' ben assorbita ne aggiungo ancora un poco fino a sciogliere completamente la spezia. Altrettanto faccio con la maizena. Quando il pollo e' dorato aggiungo la spezia ,la maizena e i piselli e faccio cuocere fino a che non si addensi un po'.

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giovedì, 23 aprile 2009

INSULA SAPIENTIAE

Insula sapientiae, ovvero il grande complesso domenicano che gravita attorno alla Basilica di S. Maria sopra Minerva e che sorge su rovine romane di grande pregio.
Dalle 9.00 alle 15.00, con ingresso da Via del Seminario 76, saranno effettuate visite guidate lungo un percorso che toccherà le sale delle biblioteche della Camera, del Senato e Casanatense (complessivamente circa 2 milioni 500 mila volumi, di cui molti antichi e rari) e il Convento della Minerva. Saranno visibili, tra l’altro, presso la Biblioteca della Camera, la Sala del Refettorio, le Sale dell’Inquisizione, le Sale Galileo e la Sala delle Capriate; presso la biblioteca del Senato, le Sale di lettura; presso il Convento dei Domenicani, la Sala dei Papi,
la Basilica di Santa Maria sopra Minerva e l’adiacente Sacrestia; infine il Salone Monumentale della Biblioteca Casanatense. Sono i luoghi di Santa Caterina da Siena, del processo di Galileo Galilei, dell’Inquisizione romana.
I gruppi saranno composti da un massimo di 50 persone.
Non è prevista la prenotazione.
INFO
BIBLIOTECA della CAMERA dei DEPUTATI
Via del Seminario, n. 76 - ROMA
Segreteria: Telefono 06/6760.3476
Ingresso gratuito

Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore


Il 23 aprile 1616 morirono, nello stesso giorno, tre grandi inventori di storie: William Shakespeare, Miguel de Cervantes Saavedra e"El Inca" Garcilaso de la Vega. Per questo motivo, l'Unesco ha scelto questa data per celebrare, dal 1996, la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore. Con questa giornata, l'Unesco intende sottolineare l'importanza dei libri e degli autori, sostenendo e incoraggiando la lettura come ricchezza culturale e sociale dell'Umanità. La Giornata si celebra anche in Italia ed è una occasione per rendere omaggio a questo formidabile strumento d'educazione, confronto, cultura ma anche per riflettere sugli autori e l'editoria ed evidenziare prospettive e problemi. Iniziative sono previste in varie città d'Italia per celebrare questo evento.

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