Gran Torino
(Gran Torino)
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Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Attori: Clint Eastwood, Cory Hardrict, John Carroll Lynch, Geraldine Hughes, Brian Haley, Brian Howe, Nana Gbewonyo, Chris Carley, Bee Vang, Ahney Her, Choua Kue, Chee Thao Ruoli ed Interpreti
Fotografia: Tom Stern
Montaggio: Joel Cox
Produzione: Double Nickel Entertainment, Gerber Pictures, Malpaso Productions, Village Roadshow Pictures, Warner Bros
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Paese: USA 2008
Uscita Cinema: 13/03/2009
Genere: Azione, Drammatico
Durata: 116 Min
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Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un reduce della guerra di Corea, di carattere burbero e spavaldo, prova una grande passione per la propria Ford Torino, modello classico del 1972, custodita in garage. Walt non mostra pudore nel manifestare il proprio sentimento anticoreano, nato durante la sua campagna in Corea, quando vide morire suoi amici per mano dei nemici. A peggiorare la situazione, il quartiere da lui abitato negli ultimi anni è diventato il principale centro suburbano della comunità coreana, e le bande giovanili danno molto fastidio a Walt. Anche se frustrati e maltrattati da Kowalski, i coreani aiuteranno l'uomo a risolvere i problemi personali che tiene con la famiglia, per diventare amici e aiutarlo a ripudiare il razzismo.
Walt Kowalski è un uomo sospeso nel limbo di un presente angoscioso. Il suo passato lo tormenta, ma il futuro che lui stesso ha contributo a costruire – vedi i suoi figli, i suoi nipoti – lo inorridisce. Giustamente. Walt vede quanto c’è stato di buono nel (suo) passato andare perso, schernito, svilito, insultato. Walt vede di fronte a sé l’invasione dei barbari (nulla a che vedere, grazie al cielo, con l'obbrobrio di Arcand). La sua reazione a tutto questo è una chiusura in sé stesso ancor più drastica e radicale di quanto già non fosse normale per lui. Ma anche Thao - apparentemente l’esatto opposto di Walt: giovane, straniero, timido e insicuro - vive nello stesso limbo. Il passato della sua cultura originaria lo opprime, lo limita, anche nell’integrazione nel tessuto sociale. Ma il futuro che sembra aspettarlo, quello delle gang e della galera, pare terrorizzarlo. E sfuggirgli appare difficile. La sua, di reazione, è quella del silenzio e della paura. E allora è quasi inevitabile che le due anime vaganti s'incontrino. E che Walt "adotti" Thao come Frankie "adottò" Maggie.
Siamo sinceri: la condizione di Walt e Thao non ci appare così aliena, ed è questo uno dei tanti (tantissimi) motivi per cui Gran Torino è un film così splendidamente devastante. Gran Torino è il film che racconta di come sia indispensabile (e facile in modo spiazzante) abbattere quelle fondamenta sbieche e già luride del futuro che abbiamo di fronte per ricominciare daccapo, linearmente, solidamente, utilizzando come saldissimo cemento quella necessaria compenetrazione di esperienze, culture, società e caratteri che nasce dall’unione tra differenze. Da quel meticciato oggi tanto presente e discusso. E il simbolismo di un’auto vintage affidata a un ragazzino diverso, di quel che c’è di solido e bello del passato da far guidare da mani (e sensibilità) nuove verso il futuro, è tanto semplice quanto inevitabile. Nel corso di una conversazione Walt, un tempo razzista (?), si sente apostrofare dalla sua nuova amica Hmong: “beh, ma tu sei americano”. “E allora?”, risponde. E allora, the times they are a-changin'. Devono cambiare. Per Walt già sono cambiati. O forse son tornati come erano, all'alba del Sogno Americano, quando gli States nascevano nel segno di quello stesso meticciato.
Ma Gran Torino è (anche) molto più di tutto questo. Ancora una volta, ci troviamo a definire zen il cinema di Eastwood, per la sua capacità strabiliante di aprire abissi di complessità attraverso un gesto filmico economico e lineare. Gran Torino è una storia umanissima di amicizia commovente e pudicissima nella sua emozionalità. Gran Torino è (anche, forse) uno splendido canto del cigno per Eastwood, che in Walt ha condensato, raccontato e demolito (facendola così risorgere più fulgente che mai) un’icona costruita in decenni: da Callaghan a Gunny Highway passando per i suoi personaggi più recenti.
Ed è un film esistenziale nel senso più ampio del temine: ancora una volta si racconta del cammino verso la fine della storia di un eroe duro e solitario, e del Senso che si vuole dare a questa fine, a tutta una vita. “Me, I finish things, that’s what I do”, dice Walt a Thao. E nel modo in cui Eastwood finisce le cose, nel modo in cui le fa finire a e per i suoi personaggi, è racchiuso un senso di compassione, di umanesimo, di moralità che non che essere definito laicamente ma profondamente religioso e spirituale. È ovvio dal finale del film – attenzione agli spoiler – che Walt assuma una dimensione prettamente cristologica: la sua volontaria crocefissione orizzontale, il suo sacrificio, il suo farsi carico dei peccati suoi, di Thao, della società. Per permettere che la vita, l'America, il mondo vadano avanti migliori e più leggeri.
Con Million Dollar Baby, con il quale non a caso presenta numerose analogie, Gran Torino è il grande capolavoro morale e cinematografico di Clint Eastwood. Un film struggente e necessario.














Pontormo, Deposizione, 1525 - Firenze, Santa Felicita
Rosso Fiorentino, Deposizione, 1521 - Volterra, Pinacoteca Civica
particolarmente apprezzabile proprio per la commozione essenziale, l'austera delicatezza, l'affettuosa trepidazione. In pratica, si possono senza dubbio riportare anche per questo testo le considerazioni circa la partecipazione ed adesione emotiva già riscontrate nelle opere pittoriche. Riportiamo il brano citato: