S.Pietro in Vincoli
La basilica è detta anche Eudossiana, in quanto venne fatta ricostruire per volere di Eudossia, minore moglie dell'imperatore Valentiniano III. Secondo la tradizione Eudossia ricevette dalla madre le catene che tennero prigioniero S.Pietro in Gerusalemme per donarle succesivamente a Leone Magno, che le accostò a quelle utilizzate per la prigionia di S.Pietro nel Carcere Mamertino. Le catene appena si toccarono si fusero e diventarono tutt'una. Per ricordare il miracolo nel 442 d.C s'iniziarono i lavori sulla presistente basilica, nata su una domus del III secolo. Tra le modifiche volute da Sisto IV nel 1475 fu la facciata con portico a cinque arcate, forse progettata da Baccio Pontelli o da Meo del Caprino. L'interno è diviso in tre navate, separate da dieci colonne di marmo per lato con capitello dorico e base ionica, mentre il soffitto della navata centrale, in legno a volta ribassata, fu progettato da Francesco Fontana [1705] con affresco di Giovanni Battista Parodi. A sinistra dell'ingresso è situato il monumento di Piero ed Antonio del Pollaiolo realizzato da Luigi Capponi nel 1498. Nella navata destra sul primo altare 'S.Agostino' del Guercino, nella seconda 'Liberazione di San Pietro', copia dal Domenichino. Nel transetto destro è collocato il Mausoleo di Giulio II, [c.1513] realizzato da Michelangelo, autore inoltre del celebre Mosè [c.1514] e delle statue di Lia e di Rachele situate entro le nicchie che furono in seguito ultimate da Raffaello da Montelupo. [1542-45] Ancora più a destra si entra nell'antisagrestia che accoglie l'originale 'Liberazione di S.Pietro' del Domenichino [1604] e 'S.Agostino' di Pier Francesco Mola. Nella cappella a destra della tribuna, 'S.Margherita' del Guercino. Sotto l'altare maggiore, in cui è collocato il baldacchino realizzato da Virginio Vespignani nel 1876, è situata la Confessione, sempre da lui eseguita, che ospita due sportelli di bronzo dorato con scene di San Pietro [Caradosso, 1486] in cui si trova l'urna che custodisce le catene. Nella navata sinistra sul secondo altare 'S.Sebastiano barbuto', mosaico bizantino, [c.680] sul primo 'Cristo deposto' di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio. A sinistra la tomba di Nicolò da Cusa [m.1464] con bassorilievo attribuito ad Andrea Bregno
Quello che oggi ammiriamo nel transetto destro è l'ultimo dei progetti eseguiti da Michelangelo per il mausoleo che Giulio II gli aveva commissionato nel 1506. Il papa voleva un monumento esemplare e Michelangelo progettò una camera sepolcrale intorno alla quale si articolava una struttura architettonica a più piani popolata di statue rappresentanti figure dell'Antico e del Nuovo Testamento.
In cima a tutte spiccava quella dello stesso Giulio II; le altre figure dovevano essere allegorie delle arti e delle virtù trionfanti sui vizi. Modificato più volte a causa dei difficili rapporti con gli eredi del papa, il monumento fu realizzato nel 1542- 45 in forme molto ridotte rispetto all'idea originaria, e collocato non più a San Pietro ma nella chiesa della quale Giulio II era stato cardinale.
Mosè, scolpito negli anni in cui Michelangelo dipinse la Cappella Sistina, è rappresentato nel momento in cui, sceso dal Sinai con le Tavole delle Leggi, guarda irato gli ebrei idolatri. La straordinaria forza di questa figura, la tensione dei muscoli e delle vene, la postura e lo sguardo furioso ne hanno fatto, a ragione, uno dei più ammirati capolavori della scultura di tutti i tempi.
Apertura: 8-12.30 e 15-18. Fino alle 19 con l'ora legale
Dove: Piazza S.Pietro in Vincoli 4a
Come arrivare: davanti alla fermata metro B Cavour la scalinata conduce a Via delle Sette Sale. Percorrendo la strada si raggiunge la chiesa
Santa Maria Maggiore
La basilica venne fondata da Papa Liberio [352-366] sul luogo della miracolosa nevicata del 5 agosto 356 dopo che lo stesso pontefice ebbe la visione di Maria. Da qui il nome di Basilica Liberiana e di Santa Maria ad Nives. Tuttavia sembra che la costruzione attuale non sia inferiore al pontificato di Sisto III, [432-440] il quale la dedicò alla maternità divina di Maria, definita tale dal Concilio di Efeso del 431. Gli scavi effettuati dal 1966 al 1971 hanno fatto emergere comunque la presenza di resti di età augustea, adrianea e costantiniana. La basilica del V secolo si presentava a tre navate, senza transetto, con nartece e copertura a capriate, ed è con Niccolò IV [1288-92] che sarà realizzato il transetto e la decorazione dell’abside con affreschi e mosaici. Nella seconda metà del XV secolo il cardinale d’Estouteville aggiunse le volte sulle navate laterali, Alessandro IV [1254-61] il soffitto di quella centrale, mentre nel 1500 vennero create le cappelle. La facciata esterna, a due ordini, con porticato e loggia a tre grandi arcate, fu invece ricostruita da Ferdinando Fuga durante il pontificato di Clemente XI. [1700-1721] Accanto svetta il campanile romanico piramidale fatto costruire da Gregorio XI nel 1377. Subito dopo l’entrata a sinistra si sale sulla loggia, della quale resta la decorazione con due serie di mosaici di Filippo Rusuti appartenenti alla fine del XIII raffiguranti Cristo Benedicente, i simboli degli Evangelisti, la Madonna e i Ss.Paolo, Iacopo, Girolamo, Battista, Pietro, Andrea e Mattia. L’interno della basilica si presenta diviso, come in origine, in tre navate divise da trentasei colonne monolitiche di marmo e quattro di granito con capitelli ionici che sorreggono la trabeazione ornata di un fregio a mosaico del V secolo. Il pavimento è in parte cosmatesco, ovvero realizzato dalla famiglia dei Cosmati particolarmente attiva a Roma nel XII secolo. Nella navata centrale, subito a destra, è il monumento di Clemente IX finito da Carlo Rainaldi nel 1671. A sinistra è il monumento di Niccolò IV di Domenico Fontana concluso nel 1574. Lungo i muri laterali sopra la trabeazione scorrono i trentasei riquadri a mosaico del tempo di Sisto III con a destra storie di Mosè e Giosuè, a sinistra di Abramo, Isacco e Giacobbe. Al di sopra dei mosaici, tra le finestre, scene della vita della Vergine in stile manierista datate 1593. Nell’abside, con finestre ogivali a strombo [una delle prime forme di gotico a Roma] il bellissimo mosaico firmato da Jacopo Torriti [1295] raffigurante ‘L’incoronazione di Maria tra il cardinale Giacomo Colonna e Niccolò IV tra due schiere di angeli e i Ss.Giovanni Battista, Iacopo, Antonio e i Ss.Pietro, Paolo e Francesco’. Nella parte inferiore dell’abside sono murati quattro bassorilievi di Mino del Reame [c.1474] provenienti dall’antico ciborio. Nella parte di transetto, emerso nel 1931 con la demolizione della volta cinquecentesca, interessanti figure di profeti che oltre a Cavallini si ritengono attribuibili anche a Cimabue o a Giotto giovane. Nella navata destra, nell’adiacente sagrestia, sulla volta e nelle lunette affreschi del Passignano ed altri rilievi murati di Mino del Reame dall’antico ciborio. Dal battistero si accede alla cappella dei Ss.Michele e Pietro in Vincoli nella cui volta sono dipinti figure di evangelisti attribuiti a Piero della Francesca, nell’unico intervento romano del pittore umbro. La successiva è la Cappella delle Reliquie ristrutturata da Ferdinando Fuga con dieci colonne di porfido rosso. [1750] Subito dopo la Cappella Sistina o del Ss,Sacramento progettata da Domenico Fontana [1584-87] a croce greca ed affrescata sotto la direzione di Cesare Nebbia e Giovanni Guerra. [1587-89] Al centro è disposto il ciborio bronzeo a forma di tempietto realizzato da Ludovico del Duca, [1590] sostenuto dai quattro angeli di Sebastiano Torrigiani. Per una scaletta si scende all’oratorio del presepio, rinnovato da Arnolfo Di Cambio. [1590] Nel pavimento antistante alla cappella è situata la pietra sepolcrale della famiglia Bernini, dove vi è sepolto anche Gianlorenzo. Sulla parete destra in fondo alla navata si trova un’altra importante opera gotica, la tomba del cardinale Consalvo Rodriguez [m.1299] firmata da Giovanni di Cosma con sopra, nell’arcata trilobata, mosaico di ambito cavalliniano. Nella navata sinistra, all’altezza del transetto, è la Cappella Paolina, ordinata da Paolo Val Ponzio. [1605-1611] Gli affreschi nei pennacchi della cupola e nelle lunette sono di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino. Il ricco altare in pietre preziose è su disegno di Girolamo Rainaldi e di G.B.Crescenzi, [1613] gli affreschi nel lunettone e nel sottarco della parete sinistra e destra sono di Guido Reni. [1613] Nella vicina sagrestia decorazione del Passignano mentre nell’adiacente Sala del Capitolo due rarità di pittura senese a Roma: ‘Madonna col Bambino’ di Domenico Beccafumi, e ‘Andata al Calvario’ del Sodoma. [1520] Dopo la Cappella Paolina si giunge alla Cappella Sforza a pianta ellittica con vola a vela, eretta da Giacomo Della Porta e Tiberio Calcagni [1564-73] su disegno di Michelangelo. Gli affreschi sopra l’altare e nel lunettone sono di Cesare Nebbia, l’Assunta’ del Sermoneta. Nella successiva Cappella Cesi, progettata da Guidetto Guidetti nel 1550, ‘Decollazione di Santa Caterina d’Alessandria’ del Sermoneta autore anche degli affreschi. I due sepolcri della famiglia Cesi ai lati sono di Guglielmo Della Porta [1565]
Apertura: dalle 7 alle 20
Dove: Piazza di Santa Maria Maggiore
Come arrivare: dalla stazione Vittorio Emanuele della metropolitana Linea A si percorre Via Carlo Alberto

La Fontana del Tritone, situata a Roma in Piazza Barberini, è opera di Gian Lorenzo Bernini, a cui fu commissionata dal Papa Urbano VIII Barberini, nell'ambito dei lavori complessivi di sistemazione di Palazzo Barberini e della zona a cui questo palazzo si affacciava.
Fu realizzata tra il 1642 e il 1643, in concomitanza con la conclusione dei lavori che interessavano Palazzo Barberini.
La fontana è stata realizzata interamente con il travertino e rappresenta un Tritone, inginocchiato su di una conchiglia sorretta da quattro delfini, nell'atto di soffiare dentro una conchiglia, da cui sgorga l'acqua della fontana, che si raccoglie in una vasca dalle linee curve. Tra le code dei delfini sono visibili le api, stemma di famiglia dei Barberini, e le chiavi, stemma dei pontefici, e quindi di Urbano VIII committente dell'opera.
Le piccole colonne che circondano la fontana sono aggiunte ottocentesche, quando la piazza iniziava ad essere trafficata.
Un tempo la fontana era nota tra i romani come la fontana del Tritone sonante a causa dell'acuto sibilo che emetteva l'altissimo zampillo che un tempo usciva dalla conchiglia.
Da questa piazza, partendo proprio dalla fontana, fino al XVIII secolo partiva il carro che trasportava in corteo i cadaveri trovati sfigurati, per metterli in mostra nei punti più trafficati della città, affinché se ne potesse riconoscere l'identità.

Cimitero dei Cappuccini

Il cimitero dei Cappuccini si trova adiacente alla Chiesa di Santa Maria della Concezione, costruita nel 1624 per volontà del cardinale cappuccino Antonio Barberini e ornata con i dipinti di Pietro da Cortona e Domenichino. Il corridoio attraverso cui si accede ai quattro ambienti del cimitero presenta all'ingresso la scritta Noi eravamo come voi e voi sarete come noi. In ognuna delle stanze sono raccolte le ossa di circa quattromila frati morti a Roma in un periodo che va dal Cinquecento al 1870. Le ossa sono posizionate in modo da formare ghirlande ed elementi decorativi mentre alcuni scheletri sono vestiti con i sai dei frati e collocati in nicchie anche esse composte da ossa. Si pensa che la realizzazione di queste cripte sia dovuta ad un francese scappato dal periodo del Terrore nel XVIII secolo e che una volta giunto a Roma abbia voluto in questo modo esorcizzare e porre simbolicamente fine all'Ancien Regime. Alcuni invece vi vedono una traccia di tipo massonico, mentre è possibile che sia solo un'opera dei cappuccini come monito riguardo la brevità della vita e del corpo. Si dice inoltre che la terra che si trova sul pavimento delle stanze provenga dalla Terra Santa.
SANTA MARIA IN COSMEDIN

La chiesa sorge nel VI secolo sull'antico luogo dell'Ara Massima di Ercole, sulla cappella già esistente che si riferiva alla diaconia di S.Maria in Schola Graeca, consegnata in quel periodo ai monaci greci fuggiti dalle persecuzioni. Su questo nucleo nel 782 avvennero gli ampliamenti per interesse di Adriano I, [772-795] ed è in questa fase che prende l'appellativo di Kosmidion in seguito alle splendide decorazioni interne. Successivamente venne restaurata sotto il pontificato di Niccolò I [858-867] che vi aggiunse la sagrestia, un oratorio e una residenza diaconale; da Gelasio II [1118] dopo le invasioni normanne di Roberto il Guiscardo [1082] e infine da Callisto II [1119-24] che chiuse il matroneo e ricostruì il portico con il protiro in mezzo. La facciata, a capanna, è scandita da un portico con sette finestre e sette grandi arcate. Affianco il campanile romanico, a sette piani di bifore e trifore, decorato con maioliche colorate. La pianta interna è a tre navate absidate divise da pilastri e da diciotto colonne romane con capitelli in parte antichi e in parte medioevali. Al centro della navata di mezzo è collocata la schola cantorum con amboni e iconostasi. Davanti è situato il baldacchino in stile gotico-fiorentino opera di Deodato Cosma il Giovane. [1294] Nel muro absidale affreschi del XI secolo, mentre lungo le pareti della navata mediana resti di affreschi dei secoli VIII, IX e XII. Nella Cappella del Coro 'Madonna con Bambino' del XV, in sagrestia 'Epifania' frammento di mosaico a fondo oro degl inizi dell'VIII. La chiesa è conosciuta anche per la Bocca della Verità, risalente al 1632, costituita da un disco di marmo
Apertura: 9.30-17.50
Dove: Piazza Bocca della Verità 18
Come arrivare: bus 30 e 170 da Termini con fermata davanti alla chiesa
SAN GIORGIO AL VELABRO

Antica diaconia risalente tra il V e il VI secolo, dedicata da Leone II a San Sebastiano, fu ricostruita sotto Gregorio IV nel XIII secolo. Accanto alla chiesa è situato il campanile romanico del XII costituito da cinque piani articolati in cornici e trifore. L'interno è diviso in tre navate da colonne in granito e pavonazzetto. L'altare maggiore collocato nel presbiterio è costituito da una lastra cosmatesca mentre il ciborio, con architrave a mosaico, termina con una piramide tronca. Nel catino absidale 'Cristo, la Vergine e i Ss.Giorgio, Pietro, Sebastiano', affreschi attribuiti a Pietro Cavallini [XII secolo] in alcune parti ritoccati nel 1500
Apertura: la domenica dalle 9.30 alle 12.
Dove: Via S.Giorgio al Velabro
Come arrivare: bus 170 da Republica con fermata davanti a S.Maria in Cosmedin. S.Giorgio è sulla sinistra, dopo venti metri. Oppure a piedi in quindici minuti da Piazza Venezia percorrendo Via del Teatro di Marcello
Arco di Giano

Il cosiddetto Arco di Giano è un arco quadrifronte, tuttora conservato, di Roma,
Sorge presso la chiesa di San Giorgio al Velabro, poco distante dal Tempio di Ercole e dal Tempio di Portuno, ed era stato edificato, ai margini del Foro Boario probabilmente alla metà del IV secolo. Probabilmente deve essere identificato con l'Arcus Divi Constantini citato dai Cataloghi Regionari presso il Velabro.
Il nome moderno non si riferisce al dio bifronte Giano, ma piuttosto deriva dal termine latino ianus, che indica un passaggio coperto, o una porta. Come gli iani testimoniati dalle fonti nel Foro Romano, non si trattava di un arco trionfale, ma probabilmente di una struttura destinata ai banchieri che operavano nel Foro Boario.
L'edificio ha pianta quadrata (12 m di lato per 16 m di altezza), con quattro massicci pilastri che sostengono una volta a crociera, costruiti in cementizio e rivestiti da blocchi di marmo di reimpiego. Al di sopra doveva presentare un coronamento, forse a forma di piramide, la cui struttura in opera laterizia, che in origine doveva ugualmente essere rivestita di marmo, fu demolita nel 1827 perché a torto ritenuta parte della fortificazione medioevale impiantata sopra l'edificio romano ad opera dei Frangipane (che ne avevano anche chiuso i fornici).
All'esterno i piloni ospitano due file di tre nicchie su ciascun lato (in totale 48), in origine inquadrate da edicole con piccole colonne sorrette da mensole, oggi perdute. Le nicchie, coperte da una semicupola a conchiglia scolpita nei blocchi di marmo del rivestimento, dovevano in origine ospitare statue. Gli unici resti conservati della decorazione scultorea sono rappresentati dalle quattro figure femminili sulle chiavi di volta: si riconoscono con sicurezza la dea Roma sul lato orientale e Minerva sul lato settentrionale, mentre l'identificazione delle altre due figure come Giunone e Cerere presenta maggiori incertezze.
L'Arco oltre ad avere funzioni monumentali serviva da riparo dall'inclemenza del tempo ai mercanti romani che affollavano il Foro.
sant'Agnese fuori le mura

La chiesa fu costruita nel 342 da Costanza, figlia di Costantino il Grande, sulle catacombe dove la santa era stata sepolta e accanto alle quali aveva fatto costruire il suo mausoleo. L'interno è a tre navate, divise da colonne antiche, precedute da un nartece e sormontate da un matroneo. I due piani di portici sono formati ciascuno da quattordici colonne corinzie di forme e marmi diversi. La navata centrale, con finestre ad arco a tutto sesto, è coperta da un soffitto ligneo a cassettoni, riccamente decorato nel 1606. Nella seconda cappella a destra si trova un dittico marmoreo con i santi Stefano e Lorenzo, realizzato da Andrea Bregno. Nell'abside mosaico con la figura di S.Agnese risalente ai tempi di Onorio I, uno dei più alti esempi di arte bizantina a Roma. L'affresco sopra l'arcone dell'abside è di Pietro Gagliardi, le sante sulle pareti laterali sono di Domenico Toietti. All'interno della basilica si accede alle catacombe, risalenti al periodo dal II al IV secolo. Visite fino a mezz'ora prima della chiusura della chiesa con biglietto d'ingresso di 5 Euro.
mausoleo santa costanza

La chiesa venne costruita accanto all'originale Basilica di Sant'Agnese nel IV secolo come mausoleo per l'Imperatore Costantino e le figlie Costanza ed Elena, morte nella seconda metà del 300. Divenne prima battistero di Sant'Agnese e nel 1254 fu trasformato in chiesa durante il pontificato di Alessandro IV. Tutta in laterizi a vista, è preceduta da un nartece rettangolare con due piccole absidi ai lati e due nicchie rettangolari ai lati dell'ingresso. La chiesa, a pianta centrale circolare, è coperta da una cupola emisferica con tamburo, su cui si aprono dodici finestroni arcuati. L'ambulacro ha una volte a botte decorata con stupendi mosaici del IV secolo raffiguranti frutta, fiori, animali, uccelli, scene di vendemmia

Orario basilica: ore 7.30-12 16-19.30
Orario catacombe: 9-12, con ultima visita alle 11.30, e 16-18, con ultima visita alle 17.30. Ingresso 6 euro, ridotto 3
Orario mausoleo: 9-12 e 16-18 dal lunedì al sabato.
Dove: Via Nomentana 349
Come arrivare: 36 da Termini con fermata su Via Nomentana
Quartiere Coppedè


Il Quartiere Coppedè è una piccola area urbana di Roma, situata nel quartiere Trieste, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento.
Pur non essendo propriamente un quartiere, venne così chiamato dallo stesso architetto che lo ha progettato, Gino Coppedè. È composto da diciassette villini e ventisei palazzine disposte intorno al nucleo centrale di piazza Mincio.
La costruzione del quartiere fu commissionata nel 1913 a Coppedè dai finanzieri Cerruti e Becchi della Società Anonima Edilizia Moderna. Coppedè diresse i lavori fino alla morte, avvenuta nel 1927, con un'interruzione a causa della Prima Guerra Mondiale. Il nucleo principale del quartiere venne comunque ultimato nel 1921. Dopo la morte di Coppedè i lavori furono diretti ed ultimati dal genero, Paolo Emilio André.
L'architetto fiorentino, come nel suo stile, mischiò differenti stili nella progettazione del quartiere: in questo piccolo insieme di edifici si possono vedere elementi che vanno dallo Stile Liberty all'Art Decò, con variazioni sul Barocco e sul Manierismo e richiami che vanno dal Medioevo alla Grecia antica.
L'ingresso principale del Quartiere Coppedè, dal lato di via Tagliamento, è rappresentato da un grande arco che congiunge due palazzi. Poco prima dell'arco si trova un'edicola con una statua di Madonna con Bambino. Sotto l'arco, oltre a due balconi, si trova un grande lampadario in ferro battuto. L'arco è decorato con numerosi elementi architettonici, che hanno la caratteristica di essere disposti in modo asimmetrico.
Superato l'arco si giunge a piazza Mincio, centro del quartiere. In mezzo alla piazza sorge la Fontana delle Rane, costruita nel 1924. La fontana è costituita da una vasca centrale, di pochi centimetri più alta del livello stradale, con quattro coppie di figure, ognuna delle quali sostiene una conchiglia sulla quale si trova una rana dalla quale zampilla acqua all'interno della vasca. Dal centro della fontana si innalza una seconda vasca, di circa due metri di altezza, il cui bordo è sormontato da altre otto rane.
Elemento caratteristico della piazza e dell'intero quartiere è il Villino delle Fate. Posto in posizione opposta rispetto all'arco di ingresso nel quartiere, il villino rappresenta un mirabile esempio di commistione di stili: l'asimmetria della costruzione è totale, i loggiati e gli archi che ornano la facciata sono circondati da fregi multicolori, con immagini medievali e ornamenti floreali. Anche i materiali per la costruzione sono molteplici: marmo, laterizio, travertino, terracotta, vetro. Notevole anche la recinzione con cancello in ferro battuto e legno.
L'arco che sormonta l'ingresso del palazzo situato al numero civico 2 della piazza è una fedele riproduzione di una scenografia del film del 1914 Cabiria.
Dal lato opposto della piazza sorge la Palazzina del Ragno, la cui facciata è caratterizzata da archi asimmetrici sormontati da un faccione di chiara ispirazione assiro-babilonese.
Cimitero del Verano


Il Verano (ufficialmente "Cimitero Comunale Monumentale Campo Verano") è il cimitero comunale e monumentale di Roma situato nel quartiere Tiburtino, nei pressi della zona di San Lorenzo e vicino alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura. Deve il nome verano dall'antico campo dei Verani, gens senatoria ai tempi della repubblica romana.
La zona, posta lungo la via consolare Tiburtina, era da sempre luogo di sepoltura (sono oggi inglobate nel cimitero le catacombe di Santa Ciriaca, e vi fu sepolto San Lorenzo, sulla cui tomba sorsero la basilica e il convento). Il cimitero moderno fu istituito durante il regno napoleonico del 1805-1814 su progetto di Giuseppe Valadier tra il 1807 e il 1812, in ossequio all'editto di Saint-Cloud del 1804, che imponeva le sepolture al di fuori le mura delle città. Riconquistata la città, l'amministrazione papalina mantenne tuttavia la nuova regolamentazione cimiteriale, e anzi sotto Pio IX il progetto ebbe una strutturazione definitiva e furono acquistati altri terreni.
Divenuta Roma capitale, il progetto fu continuato da Virginio Vespignani, al quale si deve l'imponente entrata: un quadriportico con quattro statue completato nel 1880. Le quattro statue rappresentano: la Meditazione, la Speranza, la Carità e il Silenzio.
Il Cimitero del Verano, con il suo patrimonio di opere d'arte, costituisce una sorta di museo all'aperto che non ha eguali per la quantità e la particolarità delle testimonianze, un inestimabile valore sotto il profilo storico-artistico e di storia della cultura dalla metà dell'Ottocento sino a tutto il Novecento.
san Lorenzo fuori le mura

La basilica di San Lorenzo fuori le Mura è un'importante chiesa di Roma, una delle Sette Chiese e una delle cinque Basiliche patriarcali, situata a ridosso del cimitero del Cimitero del Verano.
La basilica ospita la tomba di san Lorenzo, arcidiacono della Chiesa di Roma, martirizzato nel 258. Fra gli altri, nella basilica sono sepolti i papi Ilario e Pio IX e Alcide De Gasperi.
Nel 330 d.C l'imperatore Costantino commissionò la costruzione di una basilica sul luogo in cui si trovava la cripta con le reliquie del santo. Nel VI secolo Pelagio II [579-590] ne farà costruire un'altra affianco, la 'basilica minor'. Andata distrutta nel XIII venne fatta ricostruire da Onorio II. [1061-72] La facciata a laterizio, ricostruita dopo il bombardamento della II guerra mondiale, è preceduta da un portico probabilmente opera del Vassalletto. L' interno della basilica onoriana è a tre navate divise da ventidue colonne, dal soffitto a capriate lignee e con pavimento cosmatesco del XIII. La basilica pelagiana era invece strutturata a tre navate con matronei preceduti da endonartece. Il presbiterio, inquadrato da colonne scanalate di pavonazzetto con basi ioniche e capitelli corinzi, è sovrastato dalla bella trabeazione [IV] scandita da trofei di armi e fogliami. Il ciborio, collocato davanti l'abside, è la prima opera di marmo realizzata a Roma [ca.1148] opera firmata dai marmorari romani Giovanni, Angelo, Pietro e Sasso di Paolo. In fondo, sulla fronte dell'arco trionfale, il mosaico 'Gesù tra i Ss.Paolo, Stefano e Ippolito', 'Pietro, Lorenzo e Papa Pelagio' a sinistra risalenti al VI secolo. In controfacciata gli affreschi di Cesare Fracassini, lungo la navata destra nella Cappella di S,Tarcisio è collocato il dipinto 'S.Ciriaca che seppelisce S.Lorenzo' di Emilio Savonanzi [1619] e 'Decollazione del Battista' di Giovanni Serodine. [1619] Dal chiostro della cappella si accede alla Catacombe di S.Ciriaca [lunedì, mercoledì, venerdì 9-12] dove sono conservate alcune interessanti pitture
Piazzale del Verano 3
La basilica è situata affianco al cimitero del Verano. Per questo motivo si susseguono spesso le celebrazioni funebri durante le quali non è possibile effettuare visite
Orario: 7.30-12.30 15-18.30
Come arrivare: bus 492 dalla stazione metro Barberini Linea A con fermata sul piazzale
Estasi di santa Teresa

L'Estasi di santa Teresa d'Avila (1647 – 1652) è scultura in marmo e bronzo dorato posta nella chiesa di Santa Maria della Vittoria in Roma, ed è unanimemente considerata dalla critica come uno dei capolavori di Gian Lorenzo Bernini.
Nel 1647 - in un periodo in cui, con il pontificato di Innocenzo X, la straordinaria carriera artistica di Bernini stava conoscendo qualche appannamento - il cardinale Federico Cornaro affida alle sue qualità di architetto e di scultore la realizzazione della cappella funeraria della propria famiglia nel transetto sinistro della chiesa di Santa Maria della Vittoria. Bernini, nell'eseguire la commissione, cerca una sua rivincita professionale verso l'atteggiamento tiepido che il nuovo pontefice mostra nei suoi confronti e chiama, per così dire, a raccolta tutta la sua inventiva di architetto e di scultore sino a giungere a realizzare uno degli esempi più alti di arte barocca.
Una delle cifre per intendere l'arte barocca è, come noto, il gusto per la "teatralità": la rappresentazione spettacolare e talvolta anche enfatica degli eventi.
In quest'opera Bernini, mettendo a frutto la sua esperienza diretta di organizzatore di spettacoli teatrali, trasforma, in senso non metaforico ma letterale, lo spazio della cappella in teatro. Per far ciò egli amplia innanzitutto la profondità del transetto; poi, aprendo sulla parete di fondo una finestra con i vetri gialli, pensata per rimanere nascosta dal timpano dell'altare, si procura una fonte di luce che agisce dall'alto, come un riflettore e che conferisce un senso realistico alla irruzione sulla scena di un fascio di raggi in bronzo dorato, così la luce che scende sul gruppo, attraverso i raggi, sembra momentanea, transitoria e instabile in modo da rafforzare la sensazione di provvisorietà dell'evento. Si può facilmente immaginare quanto tale effetto, nella penombra della chiesa, dovesse apparire a quel tempo suggestivo.
L'elegante edicola barocca, realizzata con marmi policromi, nella quale Bernini colloca la scena dell'Estasi di Santa Teresa, funge da boccascena del teatro: essa mostra la figura della santa posata su una vaporosa nuvola che la trasporta – come se fosse operante una macchina da teatro nascosta – verso il cielo.
La trasformazione della cappella in teatro diventa letterale con la realizzazione, ai due lati del palcoscenico-altare, di "palchetti" sui quali, in forma di bassorilievo, sono raffigurati – ritratti a mezzobusto – i vari personaggi della famiglia Cornaro. L'evento privatissimo dell'estasi della santa diviene in questo modo evento pubblico, al quale i nobili spettatori paiono assistere non già con trepido stupore e con vivo trasporto devozionale, ma con staccato disincanto; li vediamo anzi - come avviene spesso a teatro - intenti a scambiarsi i loro commenti.
Ma non è per la famiglia committente, bensì per l'ideale platea dei fedeli che si accostano all'altare–palcoscenico della cappella che Bernini mette in scena l'estasi della santa. Egli dimostra qui tutta la sua maestria di scultore, capace di lavorare il marmo come fosse cera, con estrema attenzione ai particolari. La veste ampia e vaporosa della santa, lasciata cadere in modo disordinato sul corpo, è un capolavoro di virtuosismo tecnico, per effetto del quale il marmo perde ogni rigidezza e la scultura sembra voler contendere alla pittura il primato nella rappresentazione del movimento.
La raffigurazione delle estasi mistiche dei santi e delle loro visioni del divino, rappresenta uno dei temi più cari all'arte barocca: i santi "con gli occhi al cielo" aiutano – seguendo le raccomandazioni dei Gesuiti sulle funzioni pedagogiche dell’arte sacra – a sentire emozionalmente, con il sangue e con la carne, cosa significhi l’afflato mistico che porta alla comunicazione con Cristo e che è prerogativa della devozione più profonda.
Anche sotto questo aspetto, della raffigurazione dell’estasi, l'opera realizzata da Bernini nella cappella Cornaro, sarà destinata a far scuola e ad essere presa a modello innumerevoli volte nella storia dell'arte sacra.
Sul piano iconografico l'Estasi di Santa Teresa è direttamente ispirata ad un celebre passo degli scritti della santa, in cui essa descrive una delle sue numerose esperienze di rapimento celeste.