domenica, 30 novembre 2008

Le cose in te nascoste

Le cose in te nascoste - visualizza locandina ingrandita
Regia: Vito Vinci
Sceneggiatura: Vito Vinci, Davide Pappalardo
Attori: Elena Bouryka, Gianluca Izzo, Luigi Iacuzio, Lea Mornar, Francesca De Sapio, Franco Trevisi
Produzione: N.C. Produzioni
Distribuzione: AB Film
Paese: Italia 2008
Uscita Cinema: 28/11/2008
Genere: Drammatico
Durata: 80 Min

Fabrizio, un uomo con un lavoro precario, e Chiara, una ragazza borghese, commessa in un negozio d'abbigliamento, s'incontrano per caso in farmacia la sera di un grande acquazzone. Tra i due nasce una passione che pericolosamente s'intreccera' alle loro vite. Fabrizio e' sposato con Ada e la sua vita e' fatta tutta del suo tenero e tormentato amore per lei. Un amore complicato. Un amore che sprofonda, come sprofonda Ada che a causa di una prematura gravidanza e' diventata una donna ipocondriaca, sempre in preda a malumori e crisi. Improvvisamente, ognuno a modo loro, sradicati da una quotidianita' che disprezzano e ripudiano, tra la realta' e l'incubo, si troveranno di fronte a una dimensione della vita e delle cose; che spesso e' celata, nascosta, soffocata dalla dimensione piu' ovvia della vita. Qualcosa da nascondere al mondo, alle persone che ci stanno vicine, a noi stessi. L'intensita' come anelito, come mancanza, come dolore, come lacerazione. "a volte penso che ci vogliano piu' bene le cose che le persone. Ci si sente in colpa ad essere vivi.". Lentamente, Chiara fara' saltare i cardini di questa "normalita'" coinvolgendo Fabrizio in un piano assurdo, che sara' il culmine, il punto ultimo a cui si puo' arrivare.

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sabato, 29 novembre 2008

Se chiudi gli occhi

Se chiudi gli occhi - visualizza locandina ingrandita
Regia: Lisa Romano
Sceneggiatura: Lisa Romano
Attori: Giovanna Di Rauso, Anna Foglietta, Nino Frassica, Mehmet Gunsur, Ignazio Oliva, Alisa Bystrova, Yoon C. Joyce, Guia Jelo
Fotografia: Stefano Paradiso
Montaggio: Giuseppe Pagano
Musiche: Roy Paci
Produzione: Matrix Film
Distribuzione: A.B. Film Distributors
Paese: Italia 2008
Uscita Cinema: 28/11/2008
Genere: Drammatico
Durata: 90 Min

Veronica, una giovane single con un figlio adolescente, è alla guida di un'auto su una strada lungo il mare. E' notte. Improvvisamente una macchina sbanda, invade la sua corsia, rompe la barriera e fa un volo in mare. Lei, atterrita dall'aver visto, in un attimo, la morte sfiorarla, reagisce, istintivamente, andando avanti senza fermarsi. Quando la paura torna ad essere un briciolo di razionalità, é troppo tardi per tornare indietro. Trema, piange. L'uomo alla guida, come leggerà il giorno dopo sui giornali, finisce in coma all'ospedale. Da quel momento la vita di Veronica prende una piega inaspettata. Gli eventi si susseguono senza che lei riesca ad averne il controllo. Veronica racconta dell''uto finita in mare alla sua amica Sara. Durante le operazioni di recupero, dal bagagliaio dell'automobile era saltato fuori il cadavere di una donna vittima di un espianto multiplo. La polizia tiene segreta il cadavere ed avvia le indagini, risalendo ad un traffico d'organi clandestino. Con l'aiuto di un testimone cerca di risalire anche all'identità di Veronica. E Veronica che fino a quel momento aveva diviso la sua vita tra l'amore per il figlio e la passione per la musica, diventa preda dell'ansia di essere scoperta...

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sabato, 29 novembre 2008
campestre al circo massimo by you.
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venerdì, 28 novembre 2008
Solo un padre * * - - -
Locandina Solo un padre

Commedia, durata 93 min. - Italia 2008. - Warner Bros Italia data uscita 28/11/2008.
Carlo è un dermatologo affermato e il padre perfetto (e apprensivo) di Sofia. Dopo la morte per parto della moglie, Carlo (soprav)vive circondato dall'affetto dei genitori e degli amici, che condividono il suo quotidiano e contengono il suo dolore silenzioso. Una mattina, dopo una corsa lungo il Po, Carlo incontra Camille, una ricercatrice francese trasferitasi a Torino. Il carattere estroverso e appassionato della ragazza finirà per rivelare l'uomo dietro al padre.
Solo un padre racconta una storia di immediata presa, mai esplicitamente melodrammatica e più innocuamente commovente e sentimentale. Il film insiste sul doppio registro, comico e drammatico, senza farsi mai carico degli eccessi e delle ferite che implica il (melo)drammatico sul piano del linguaggio filmico e dimostrandosi più attendibile sul versante "leggero". Questo conferma l'ipotesi che la grande stagione della commedia all'italiana è la fonte inesauribile dei nostri autori contemporanei ma anche l'inevitabile limite contro cui vanno a cozzare.
Il risultato è una pellicola delicata e instabile, che punta sulle sfumature dei sentimenti senza spettacolarizzazione del dolore ma con una potente (e furba) dose di commozione. Tutta la tensione è giocata sull'attesa della scoperta, il padre solo di Argentero deve "comunicare" il suo senso di colpa, in una sospensione in cui scrutiamo il sentimento del personaggio fino al suo svelamento. Svelamento che tira il filo del suo passato scosso da un'ingiustizia "naturale": la morte come conseguenza di un amore finito da tempo.
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mercoledì, 26 novembre 2008

Streben

Caspar David Friedrich, Monaco in riva al mare, 1810 Berlino Nationalgalerie

oggi, in un laboratorio a scuola, ho avuto modo di ricordare e riflettere :

Streben era l'anelito vitale che pervadeva gli esponenti del Romanticismo. Tensione verso l'alto, verso il sublime, verso l'emozione, verso la verità se vogliamo. Aspirazione, desiderio, ricerca, sforzo.

La vita è dunque inquietudine, aspirazione struggente (Sensucht) verso l’infinito, sforzo (Streben) faustiano dell’io fichtiano impegnato nell’infinito superamento del finito: è di più sehnsucht è desiderio di desiderare secondo il sempre più e oltre. Ma è anche, la vita, ironia di chi non prende poi tanto sul serio il finito e il titanismo di chi si ribella al finito pur sapendo di non poter vincere (prometeismo di Goethe e Shelley). Di qui l’evasione nel tempo e nello spazio, verso l’armonia perduta dell’Ellade, del Medioevo, dell’esoterico, ma soprattutto nello spazio senza limiti dell’immaginazione.

Il romantico è un viandante ma non il cosmopolita dell’Illuminismo, al contrario è l’errante che ha perduto la «immediatezza felice» (Novalis, Schiller) e cerca di recuperarla (magari nella naive Dichtung, poesia ingenua).

TITANISMO e STREBEN sono caratteri trascinanti della prima stesura del Faust, mai pubblicato ma letto pubblicamente e quindi conosciuto nella cerchia almeno degli intellettuali del tempo.

È comunque il tentativo dell’uomo di oltrepassare il finito per plasmare il mondo secondo la propria soggettività e proiettare sulla natura la propria moralità: molte volte è tragico perché fallisce.

Streben invece è un verbo che significa tendere, a migliorare se stesso (l’io fichtiano ne è un’espressione) attraverso la propria azione riformatrice sulle cose.

IL FINALE DEL FAUST
DI GOETHE

Tutto ciò che trascorre
rimane come impronta.
Ciò che è inafferrabile
si mostra qui come presenza.
Ciò che è indefinibile
ritrova qui la sua parola.
Ciò che si fa eterno
ci astrae qui dal mondo.

Lo Streben romantico non è un'idea, ma un valore. È l'accettazione del transeunte contro l'iconostasi del dogma. Non per niente, Faust si dichiarerà sconfitto da Mefistofele soltanto quando verrà costretto a dire: "Attimo, fermati; sei bello!". Col suo atteggiamento duplice verso il Romanticismo, la sua esigenza 'classica' in una rifondazione umanistica del Senso, Goethe ravvisa nello Streben il principio dell'eterno superamento di Sé, foriero di scissioni, alienanti moltiplicazioni delle Persone nel gioco delle maschere.

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mercoledì, 26 novembre 2008

Richard Strauss 

Sinfonia delle Alpi (Eine Alpensinfonie)

Herbert Von Karajan

Berliner Philharmoniker 

A picture by Caspar David Friedrich

Nonostante la Sinfonia delle Alpi sia una delle più belle composizioni musicali in generale e di Richard Strauss in particolare, risulta in realtà poco conosciuta. E’ vero, Strauss non sarà stato un grande innovatore nella scrittura musicale, anche se in realtà quest’affermazione non gli rende per niente giustizia; rimase sempre legato all’armonia, ma oserei dire che è stata una fortuna visto che ci saremmo potuti scordare lavori come quello qui trattato. Inizialmente il suo stile era molto vicino a quello romantico di Brahms e Schumann, ma in seguito Strauss sviluppò il suo inconfondibile linguaggio e questa sinfonia è rappresentativa di quest’ultimo periodo. L’opera, definita “poema sinfonico” piuttosto che “sinfonia”, è molto descrittiva; racconta un’intera escursione in montagna dall’alba al tramonto, soffermandosi su tutti i momenti più importanti. Si tratta di circa 50 minuti di musica senza sosta; è come se fosse un unico grande movimento, ma l’autore ha indicato i vari momenti (senza numerarli) come segue:

1. Nacht (Notte)
2. Sonnenaufgang (Il sorger del sole)
3. Der Aufstieg (Ascensione in montagna)
4. Eintritt in den Wald (Si entra nei boschi)
5. Wanderung neben dem Bache (Vagando lungo il ruscello)
6. Am Wasserfall (Le cascate)
7. Erscheinung (Apparizione)
8. Auf blumigen Wiesen (Prati fioriti)
9. Auf der Alm (Sui pascoli)
10. Durch Dickicht und Gestrüpp auf Irrwegen (Perduto nel folto)
11. Auf dem Gletscher (Sul ghiacciaio)
12. Gefahrvolle Augenblicke (Momenti pericolosi)
13. Auf dem Gipfel (In vetta)
14. Vision (La visione)
15. Nebel steigen auf (Sale la nebbia)
16. Die Sonne verdüstert sich allmählich (Il sole fra le nubi)
17. Elegie (Elegia)
18. Stille vor dem Sturm (Calma prima del temporale)
19. Gewitter und Sturm, Abstieg (Temporale e discesa)
20. Sonnenuntergang (Tramonto)
21. Ausklang (Epilogo)
22. Nacht (Notte)

Questa indicazione è soprendentemente superflua: la capacità descrittiva della sinfonia è tale che ci si accorge facilmente di “dove si sta passando”. Proporre una sorta di paragone con la sinfonia Pastorale di Beethoven non sarebbe fuori luogo, anche se la distanza di tempo tra le due composizioni è di circa un secolo. Se già Beethoven era descrittivo, qui siamo all’apice. Per raggiungere questo risultato Strauss è ricorso a un organico ampio, introducendo pure strumenti come l’eolifono (macchina del vento) e la “macchina del tuono”, laddove Beethoven si arrangiava già bene con l’orchestra classica. L’organo riveste un importante ruolo di sostegno ed è davvero l’unico strumento in grado rappresentare le dimensioni in gioco, che sono quelle proprie della natura; in un’escursione di questo tipo, tutto è più grande dell’uomo, dalle stesse Alpi, immense, fino, addentrandosi, all’oscurità dei boschi o al sole che più avanti accompagna la salita.

La citata descrittività non è limitata a ciò che si vede o che comunque si percepisce coi sensi, ma riguarda anche le sensazioni; quando, ad esempio, “si entra nei boschi” (4) non ci sono dubbi: mentre prima si procedeva sotto il sole, adesso è tutto più oscuro e i timpani seguiti dagli ottoni rappresentano anche lo smarrimento interiore. Ma il momento più alto della Sinfonia è a mio avviso l’Epilogo (21). Qui la descrizione è totalmente interiore. Dopo il tramonto non c’è più nulla da vedere, non c’è più nulla di materiale, la giornata volge al termine, l’escursione è finita. Di essa rimane il ricordo: l’epilogo è una meditazione, l’espressione della soddisfazione interiore che imprese di questo tipo regalano, come accade dopo un lungo giro in bicicletta tra le campagne. Se dovessi abbinare delle immagini a questa sinfonia, esse terminerebbero esattamente all’inizio dell’epilogo; c’è allora anche una componente malinconica: è tutto finito troppo presto, si vorrebbe continuare, nonostante Strauss cerchi di condurre per gradi alla conclusione. Tale componente nostalgica è messa in evidenza dal breve assolo di organo all’inizio dell’epilogo (senza ripieno, solo principali e ottave, e niente ance) organo che, dopo, continua ad accompagnare i fiati, in particolare col pedale, fino a quando non attaccheranno gli archi. E’ in questa conclusione, dunque, che emerge la genialità di Strauss.

E dunque, dopo questa breve e frammentaria descrizione, non posso che consigliarne l’ascolto. L’esecuzione su cui mi sono basato è della Berliner Philharmoniker, diretta da Herbert von Karajan nel 1981 e incisa in digitale dalla Deutsche Grammophon, serie Karajan Gold (439 017-2). All’organo: David Bell. Dell’organo non so praticamente nulla; è quello della Berlin Philharmonie ma non si trovano informazioni in rete. Quello che è certo è che il pedale dispone di almeno un registro di 32’ (reale, non acustico) ad anima, che viene spesso utilizzato proprio in questa incisione, in particolare in “temporale”, “epilogo” e “notte” (quella conclusiva). Se avrò altre informazioni, sarò lieto di pubblicarle (aggiornamento del 12/09/2008: è disponibile la disposizione fonica dell'organo).

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martedì, 25 novembre 2008

 Casino Massimo

Il Casino Massimo Ultimo lavoro collettivo dei pittori tedesci cosiddetti "nazareni" a Roma, gli affreschi della casa-giardino presso il Laterano del marchese Massimo sono anche la loro opera più significativa e alla quale attesero tra il 1822 e il 1827. L'idea iniziale era scaturita dal proposito di decorare le tre stanze di questa villa con un programma iconografico che narrasse l'epopea della poesia italiana attraverso le figure di Dante, Tasso ed Ariosto. A Cornelius venne riservata la sala più impegnativa, quella dedicata a Dante, ma il pittore non condusse a termine la decorazione degli otto scomparti delle pareti che venne ultimata dal più giovane Joseph Koch: mentre ghirlande e festoni a mò di cornice tra le varie scene vennero dipinte da Franz Horny. Ad Overbeck toccò la stanza del Tasso, immortalato attraverso l'illustrazione degli episodi più celebri della Gelusalemme liberata. La stanza più ampia, dedicata all'Ariosto e all'Orlando furioso, venne infine approntata dal più giovane dei nazareni, Julius Schnorr von Carolsfeld.

Il nome Nazareni venne dato ad un gruppo di pittori romantici tedeschi attivi a Roma all’inizio del XIX secolo, che stimolati inizialmente dalle teorie artistiche di Wilhelm August von Schlegel e di Wilhelm Heinrich Wackenroder, si ribellarono al classicismo accademico, aspirando ad un'arte rinnovata su basi religiose e patriottiche che stilisticamente assunse un carattere arcaicizzante, dato da un forte accento lineare e dall'uso del colore crudo, steso con pennellate uniformi. Lo stile, inoltre, si caratterizzò come una ricomposizione formale, quasi filologica, dello stile degli artisti quattrocenteschi italiani da Beato Angelico, Filippo Lippi, Luca Signorelli, Perugino, ad soprattutti il primo Raffaello. Altri artisti del gruppo si rifecero anche a Dürer e all'antica pittura tedesca.

Via Boiardo, 16

visitabile martedì e giovedì, ore 9-12; 16-18. domenica, ore 9-12

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martedì, 25 novembre 2008

palazzo Massimo

a palazzo Massimo

a palazzo Massimo

il buon Dante, palazzo Massimo

inferno, palazzo Massimo

 

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martedì, 25 novembre 2008

Santa Croce in Gerusalemme: mostra sull'arte contemporanea.

Fino all’8 dicembre, verrà allestita nello spazio espositivo della basilica di Santa Croce in Gerusalemme la mostra "Tracce, segni, forme dell’arte contemporanea", curata dall’associazione Cinquantuno. Saranno esposte opere significative di alcuni pittori della seconda metà del Novecento. La mostra sarà aperta dal lunedì alla domenica, dalle 12 alle 20.

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domenica, 23 novembre 2008

23 novembre 1980-23 novembre 2008

inevitabile da 28 anni a questa parte: il 23 novembre la mente, anche solo per una frazione di secondo, torna a quel tardo pomeriggio, con i suoi inerminabili fragorosi e ferali 90 secondi! e la terra trema...

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