Richard Strauss
Sinfonia delle Alpi (Eine Alpensinfonie)
Herbert Von Karajan
Berliner Philharmoniker

Nonostante la Sinfonia delle Alpi sia una delle più belle composizioni musicali in generale e di Richard Strauss in particolare, risulta in realtà poco conosciuta. E’ vero, Strauss non sarà stato un grande innovatore nella scrittura musicale, anche se in realtà quest’affermazione non gli rende per niente giustizia; rimase sempre legato all’armonia, ma oserei dire che è stata una fortuna visto che ci saremmo potuti scordare lavori come quello qui trattato. Inizialmente il suo stile era molto vicino a quello romantico di Brahms e Schumann, ma in seguito Strauss sviluppò il suo inconfondibile linguaggio e questa sinfonia è rappresentativa di quest’ultimo periodo. L’opera, definita “poema sinfonico” piuttosto che “sinfonia”, è molto descrittiva; racconta un’intera escursione in montagna dall’alba al tramonto, soffermandosi su tutti i momenti più importanti. Si tratta di circa 50 minuti di musica senza sosta; è come se fosse un unico grande movimento, ma l’autore ha indicato i vari momenti (senza numerarli) come segue:
1. Nacht (Notte)
2. Sonnenaufgang (Il sorger del sole)
3. Der Aufstieg (Ascensione in montagna)
4. Eintritt in den Wald (Si entra nei boschi)
5. Wanderung neben dem Bache (Vagando lungo il ruscello)
6. Am Wasserfall (Le cascate)
7. Erscheinung (Apparizione)
8. Auf blumigen Wiesen (Prati fioriti)
9. Auf der Alm (Sui pascoli)
10. Durch Dickicht und Gestrüpp auf Irrwegen (Perduto nel folto)
11. Auf dem Gletscher (Sul ghiacciaio)
12. Gefahrvolle Augenblicke (Momenti pericolosi)
13. Auf dem Gipfel (In vetta)
14. Vision (La visione)
15. Nebel steigen auf (Sale la nebbia)
16. Die Sonne verdüstert sich allmählich (Il sole fra le nubi)
17. Elegie (Elegia)
18. Stille vor dem Sturm (Calma prima del temporale)
19. Gewitter und Sturm, Abstieg (Temporale e discesa)
20. Sonnenuntergang (Tramonto)
21. Ausklang (Epilogo)
22. Nacht (Notte)
Questa indicazione è soprendentemente superflua: la capacità descrittiva della sinfonia è tale che ci si accorge facilmente di “dove si sta passando”. Proporre una sorta di paragone con la sinfonia “Pastorale” di Beethoven non sarebbe fuori luogo, anche se la distanza di tempo tra le due composizioni è di circa un secolo. Se già Beethoven era descrittivo, qui siamo all’apice. Per raggiungere questo risultato Strauss è ricorso a un organico ampio, introducendo pure strumenti come l’eolifono (macchina del vento) e la “macchina del tuono”, laddove Beethoven si arrangiava già bene con l’orchestra classica. L’organo riveste un importante ruolo di sostegno ed è davvero l’unico strumento in grado rappresentare le dimensioni in gioco, che sono quelle proprie della natura; in un’escursione di questo tipo, tutto è più grande dell’uomo, dalle stesse Alpi, immense, fino, addentrandosi, all’oscurità dei boschi o al sole che più avanti accompagna la salita.
La citata descrittività non è limitata a ciò che si vede o che comunque si percepisce coi sensi, ma riguarda anche le sensazioni; quando, ad esempio, “si entra nei boschi” (4) non ci sono dubbi: mentre prima si procedeva sotto il sole, adesso è tutto più oscuro e i timpani seguiti dagli ottoni rappresentano anche lo smarrimento interiore. Ma il momento più alto della Sinfonia è a mio avviso l’Epilogo (21). Qui la descrizione è totalmente interiore. Dopo il tramonto non c’è più nulla da vedere, non c’è più nulla di materiale, la giornata volge al termine, l’escursione è finita. Di essa rimane il ricordo: l’epilogo è una meditazione, l’espressione della soddisfazione interiore che imprese di questo tipo regalano, come accade dopo un lungo giro in bicicletta tra le campagne. Se dovessi abbinare delle immagini a questa sinfonia, esse terminerebbero esattamente all’inizio dell’epilogo; c’è allora anche una componente malinconica: è tutto finito troppo presto, si vorrebbe continuare, nonostante Strauss cerchi di condurre per gradi alla conclusione. Tale componente nostalgica è messa in evidenza dal breve assolo di organo all’inizio dell’epilogo (senza ripieno, solo principali e ottave, e niente ance) organo che, dopo, continua ad accompagnare i fiati, in particolare col pedale, fino a quando non attaccheranno gli archi. E’ in questa conclusione, dunque, che emerge la genialità di Strauss.
E dunque, dopo questa breve e frammentaria descrizione, non posso che consigliarne l’ascolto. L’esecuzione su cui mi sono basato è della Berliner Philharmoniker, diretta da Herbert von Karajan nel 1981 e incisa in digitale dalla Deutsche Grammophon, serie Karajan Gold (439 017-2). All’organo: David Bell. Dell’organo non so praticamente nulla; è quello della Berlin Philharmonie ma non si trovano informazioni in rete. Quello che è certo è che il pedale dispone di almeno un registro di 32’ (reale, non acustico) ad anima, che viene spesso utilizzato proprio in questa incisione, in particolare in “temporale”, “epilogo” e “notte” (quella conclusiva). Se avrò altre informazioni, sarò lieto di pubblicarle (aggiornamento del 12/09/2008: è disponibile la disposizione fonica dell'organo).