giovedì, 30 ottobre 2008

Il 30 ottobre 2008 sciopero generale della scuola

“Il 30 ottobre sarà una grande manifestazione, per la scuola da tutto il Paese. Quella del 30 ottobre si preannuncia la più grande manifestazione per la scuola che si ricordi. Ma sarà anche di più, centinaia di migliaia di persone sfileranno per salvare il futuro del Paese, il diritto al sapere, il valore della conoscenza, contro i tagli a scuola, università e ricerca”. A dirlo è il segretario generale della Flc Cgil Mimmo Pantaleo, ricordando che a muoversi verso Roma “saranno 9 treni speciali e quasi 1.000 pullman, organizzati dai cinque sindacati promotori, Ma questo è un dato ancora incompleto perchè tanti saranno i gruppi e le delegazioni che si sono autorganizzate”. Il concentramento è previsto alle ore 9 in piazza della Repubblica, il corteo giungerà in piazza del Popolo.

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giovedì, 30 ottobre 2008

Tensione e scontri: a Roma estremisti di destra contro gli studenti, a Milano occupata la stazione

Rissa a piazza Navona: 2 arresti, 4 denunce, 21 gli identificati
di Blocco studentesco. Pd e Pdl chiedono che governo riferisca in aula

 

Disordini a piazza Navona

ROMA (28 ottobre) - Due arresti, quattro denunce e quattro feriti. E' il bilancio della giornata di scontri a Roma, a piazza Navona, tra studenti di destra e di sinistra mentre proseguiva il presidio degli studenti al Senato dove è stato approvato il decreto legge Gelmini. Gli scontri, a più riprese, hanno visto coinvolti manifestanti dell'Uds e studenti universitari e giovani di destra appartanenti al Blocco Studentesco. Due gli arresti: uno studente di destra (D.M, di 19 anni) e uno di sinistra (G.Y., di 34 anni) con l'accusa di danneggiamento, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Ventuno i membri di Blocco studentesco identificati: quattro di loro sono stati denunciati. La polizia ha sequestrato mazze, catene e altri oggetti contundenti. Feriti tre manifestanti e un agente. Senatori dell'opposizione e della maggioranza hanno chiesto che il governo riferisca al Parlamento sugli scontri. A Milano cortei non autorizzati, nel corso dei quali i manifestanti denunciano di essere stati caricati dalla polizia: due i feriti. Poi gli studenti hanno occupato la stazione. A Napoli quattro cortei e occupazione della facoltà di Lettere dell'Università Federico II. Corteo anche a Catanzaro che ha bloccato per ore il traffico in città. Sono continuate, in tutta Italia, lezioni in piazza e manifestazioni.

Pd e Idv tra gli studenti. Non appena l'Aula di Palazzo Madama ha approvato la riforma Gelmini sulla scuola, i senatori del Pd e dell'Idv sono scesi a Corso Rinascimento per parlare con i contestatori. I parlamentari dell'Idv hanno alzato uno striscione con scritto: «Se passa la Gelmini: referendum», e i manifestanti hanno iniziato a urlare: «Referendum! Referendum!».

Tafferugli a piazza Navona. Piazza Navona è stata battaglia di scontri a più riprese tra giovani di destra e di sinistra. Il primo scontro a metà mattinata tra gli appartanenti all'Unione degli studenti e membri del Blocco Studentesco che hanno aggredito gli studenti radunati nella piazza. Blitz a colpi di cinte e mazze tirate fuori da un camioncino che molti testimoni, esponenti del Pd compresi, dicono fosse parcheggiato già da ieri sera nei pressi del Senato. Gli studenti aggrediti hanno lamentato anche l'assenza delle forze dell'ordine, «tutte schierate solo davanti Palazzo Madama». Ancora scontri quando nella piazza, dove la polizia intanto ha formato un cordone per dividere studenti di destra e sinistra, arriva il corteo degli studenti universitari, con esponenti dei centri sociali, partito dall'Università La Sapienza. Scoppia la rissa: per picchiarsi gli studenti usano anche tavolini e sedie dei bar circostanti, oltre a caschi e un pinocchio di legno, altezza d'uomo, davanti a turisti spaventati e a esercenti che chiudono le saracinesche dei loro negozi. Poi torna la calma. E gli studenti, nuovamente in corteo, tornano all'Università La Sapienza. I due movimenti si sono scambiati accuse su chi avesse iniziato per prima l'aggressione. Il bilancio è di 2 arrestati (un ragazzo di destra e uno di sinistra), 4 denunciati e 4 feriti (tre manifestanti e un agente). «Dopo la carica da parte del gruppo di estrema destra due studenti a piazza Navona riportano gravi traumi alla testa e un ragazzo riporta un orecchio lacerato - ha spiegato l'Uds - È scandaloso il comportamento delle forze dell'ordine che non intervengono per ripristinare una situazione pacifica». «Erano una ventina di infiltrati - ha aggiunto Roberto Iovino, coordinatore nazionale dell'Uds -, era un'azione premeditata».



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mercoledì, 29 ottobre 2008

Torna l´archeo-condono per i ladri dell´arte antica

Non è vero che, dopo il blitz estivo della legge 133, la Finanziaria di fine anno non possa riserbarci più sorprese.
Una ce n´è, almeno stando alle intenzioni dell´onorevole Gabriella Carlucci, che ha presentato due versioni di uno stesso emendamento (nrr. 2076 e 2077), pudicamente etichettato «Riemersione di beni culturali in possesso di privati». Basta una scorsa per accorgersi di che si tratta.

È una riedizione "dell´archeo-condono" già proposto dall´on. Gianfranco Conte, dalla stessa Carlucci e da altri deputati nel 2004 (nr. 5119), poi ritirato e ripresentato come emendamento alla Finanziaria 2005 (nr. 30.068), ma sconfitto, dopo una denuncia di questo giornale, anche per il deciso intervento di esponenti di spicco del governo Berlusconi di allora, come il ministro ai Beni Culturali Giuliano Urbani e il sottosegretario all´Economia Giuseppe Vegas. Vediamo di che si tratta: secondo la proposta Carlucci, «i privati possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni mobili di interesse archeologico antecedenti al 476 d. C., non denunciati né consegnati a norma delle disposizioni del Codice dei Beni Culturali, ne acquisiscono la proprietà mediante comunicazione alla Soprintendenza competente per territorio».

Qualche documentazione che attesti la provenienza? Non c´è bisogno: basta che il dichiarante «attesti il possesso o la detenzione in buona fede», e paghi un piccolo balzello per le «spese di catalogazione». Ma niente paura, le spese di catalogazione non rovineranno nessuno, visto che vanno («in relazione al numero dei beni oggetto di comunicazione», e non al loro valore storico, artistico o archeologico) da un minimo di 300 euro a un massimo di 10.000. Non basta: con l´eccezione di quegli oggetti che la Soprintendenza dichiari di particolarissimo interesse culturale, tutti gli altri «possono essere oggetto di attività contrattuale a titolo gratuito o oneroso, e la loro circolazione è libera, in deroga alle disposizioni del Codice», e in particolare del Capo IV, sez. I (circolazione nel territorio nazionale) e del Capo V, sez. I e II (uscita dal territorio nazionale).

Inoltre, «il censimento è esteso a tutti gli oggetti che i collezionisti detengono all´estero, purché li facciano rientrare all´interno dei confini nazionali», e naturalmente sulla base di un generale «principio di depenalizzazione», che si applica anche ai «non cittadini italiani che detengono i beni suddetti all´interno dei confini italiani».
Poiché questa proposta null´altro è se non la fotocopia di quella del 2004, possiamo commentarla con le parole usate allora alla Camera da due esponenti del Pdl. Il senatore Giuseppe Vegas, allora come ora sottosegretario all´Economia, definì la proposta «una sanatoria per i tombaroli» e invitò l´onorevole Conte a ritirarla.

L´onorevole Gioacchino Alfano espresse «il timore che la norma finisca di fatto con l´incentivare il saccheggio del sottosuolo alla ricerca di reperti dei quali legittima l´appropriazione».
Questa è infatti la ratio della proposta Carlucci: in deroga (o in barba) al Codice dei Beni Culturali firmato da Giuliano Urbani, che è, o dovrebbe essere, fra i massimi vanti del governo Berlusconi (anche perché consolidato in una logica bipartisan dai piccoli ritocchi dei ministri Buttiglione e Rutelli), si propone qui di sanare migliaia di reati con un sol colpo di spugna, e si invitano tombaroli, depredatori e trafficanti di antichità, collezionisti finti e mercanti disonesti a mettere in vendita in Italia e all´estero i beni archeologici che fino a ieri avevano dovuto nascondere, tremando al pensiero di esser colti in castagna dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio.

Questa "licenza di uccidere" il patrimonio archeologico, senza alcun limite e alcun discrimine se non la dichiarazione che tombaroli e ricettatori operano "in buona fede" non contrasta solo con le leggi e col Codice, ma anche con l´azione intrapresa dal ministro onorevole Sandro Bondi in favore del patrimonio archeologico. Giustamente egli può vantarsi di aver continuato l´opera intrapresa dai suoi predecessori Buttiglione e Rutelli nel recupero dei beni archeologici trafugati all´estero. Giustamente abbiamo celebrato nella grande mostra Nostoi, nelle nobili sale del Quirinale, il ritorno in Italia di pezzi illegalmente esportati e finiti nelle collezioni di grandi musei a New York, Boston, Los Angeles.

Ma il principio etico e giuridico in base al quale i musei stranieri hanno cominciato a restituire all´Italia il maltolto si fonda sul fatto che essi, dopo enormi fatiche della magistratura, del Ministero, dell´Avvocatura dello Stato e dei Carabinieri, hanno finito col riconoscere la solidità giuridica e culturale del principio normativo secondo cui in Italia i beni archeologici, in quanto testimonianza di civiltà che forma contesti non segmentabili, sono di pertinenza dello Stato. Se passasse la proposta Carlucci, che legittima ogni possibile traffico e consacra la clandestinità come una virtù, con quale faccia potremmo insistere per la restituzione di altri oggetti da parte dei musei stranieri?

Non è pensabile che il Governo, e in particolare il ministro Bondi, possa accogliere, in nessuna forma nemmeno truccata o mitigata, un principio che cancellerebbe di colpo ogni regolamentazione o prerogativa statale nella conduzione dell´attività di ricerca archeologica, aprendo su tutto il territorio nazionale una gigantesca caccia al tesoro. Non è possibile che un Ministero preposto alla tutela venga (come vuole la proposta Carlucci) obbligato per legge ad «assicurare la più sollecita ed ampia diffusione della conoscenza della presente legge presso l´opinione pubblica, avvalendosi anche dei mezzi di comunicazione di massa», cioè a spendere i pochi spiccioli che restano dopo i giganteschi tagli d´estate per reclamizzare il commercio di reperti illegali.

E´ sperabile che l´onorevole Carlucci, dopo aver distrattamente ripescato nei suoi cassetti del 2004 una proposta già allora bollata come impraticabile dai suoi colleghi di partito, sappia comprendere che non è il caso di insistere. Non può che andare in questo senso, lo scriviamo con fiducia, l´azione del Governo e in particolare del ministro Bondi, che tanto si sta prodigando per dare respiro e progettualità al suo Ministero pur nelle gravi difficoltà di bilancio. Ogni forma di "archeo-condono" non solo delegittimerebbe in modo irreparabile il Ministero e i suoi funzionari, e dunque anche il ministro), ma offenderebbe la secolare storia della tutela in Italia e violerebbe la Costituzione.

Nel 2004, un´identica norma fu bocciata (nonostante la fievole opposizione delle sinistre) proprio per la sensibilità istituzionale di membri del Governo. Non si vede perché non dovrebbe accadere anche adesso.

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mercoledì, 29 ottobre 2008

Decreto Gelmini approvato, Veltroni: "Referendum abrogativo"

corteo universitari contro la Gelmini a Palermo, foto Ansa


Il decreto Gelmini è legge. Il dl 137/2008 è stato infatti approvato dal Senato con 162 voti favorevoli, 134 contrari e 3 astenuti. Senza aver ascoltato l’opposizione né il mondo della scuola il governo ha deciso il ritorno dal 2009-2010 del maestro unico alle elementari, il ripristino del voto in condotta che farà media con quelli conseguiti nelle altre materie. Sorda alle proteste Maria Stella Gelmini afferma che si torna “alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione”. E nel giro di poche ore l’opposizione annuncia battaglia e referendum, mentre gli studenti che già protestano vengono picchiati da estremisti di destra.


A piazza Navona, ci sono scontri tra studenti di destra del Blocco Studentesco e manifestanti dell'Unione degli Studenti. I ragazzi promettono: “Continueremo la nostra lotta nelle Università e nelle scuole” e sotto Palazzo Madama vengono raggiunti, dopo il voto, da tutti i 119 parlamentari democratici.

Poche ore e il segretario del PD, Walter Veltroni, convoca una conferenza stampa per annunciare che il partito promuoverà il referendum abrogativo: “Il governo non ha voluto ascoltare nessuno di quanti chiedevano il ritiro del decreto ed ha anche rifiutato il confronto con il mondo della scuola, la maggioranza del quale è critico verso decreto”.


Il silenzio della Gelmini. Clima acceso a Palazzo Madama in Aula durante le dichiarazioni di voto. La capogruppo PD Anna Finocchiaro si è rivolta direttamente alla Gelmini nel suo intervento. "Il suo silenzio è indifferente e opaco. Alle domande lei non risponde. Di queste giornate colpisce il disprezzo per le ragioni degli altri". Affonda il colpo la Finocchiaro: "Pensate che approvando questo decreto finisca qui. Non è così". Un avvertimento alla maggioranza, accolto dai colleghi del partito, tutti in piedi, con un lungo applauso.


Dopo gli scontri l'ex prefetto e senatore Pd Achille Serra è molto preoccupato: "Oggi nessuno parla con quei giovani. Sinceramente sentir chiamare i ragazzi che manifestano in piazza 'giovani ragazzacci dell'università' mi preoccupa molto. Ma chiedo con forza agli esponenti della maggioranza, del Pd e dell'Idv di parlare, per una volta, la stessa lingua: la piazza va immediatamente rasserenata.

Non faccio parallelismi tra la situazione attuale e quella del '68. Ma oggi, come allora, manca il dialogo. Chiedo un reale tentativo comune di rasserenare la piazza e al Ministro dell'interno Roberto Maroni di venire in Senato a spiegare cosa è accaduto. Conoscendolo, sono sicuro che non avrà difficoltà ad essere personalmente presente". Durante il suo intervento in Senato Serra non manca di esprimere "solidarietà a tutte le Forze dell'ordine, in particolare a quelle che da giorni stanno presidiando il Senato giorno e notte soprattutto dopo il forte nubifragio che si è abbattuto sulla Capitale la scorsa notte".

E' Pina Picierno, ministro ombra delle Politiche Giovanili a condannare con forza gli scontri e ad associarsi alla richiesta di "fare immediata chiarezza sull’episodio.
Non vorremmo che persone del tutto estranee alla pacifica protesta degli studenti si fossero nfiltrate ad arte per alimentare tensione e violenze che nulla hanno a che
vedere con il clima pacifico che fino ad oggi ha caratterizzato le manifestazioni.

Stupisce poi che esponenti del centrodestra, senza disporre di elementi precisi, si siano affrettati a stabilire una inaccettabile connessione tra gli scontri e la normale e democratica dialettica delle opposizioni". Insomma l'impresisone è che il governo soffi sul fuoco per associare la 137/2008 all'ordine e le contestazioni agli scontri di piazza.


La manica larga. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non trova di meglio da fare che attaccare l'opposizione: "Spiace che i manifestanti siano stati presi in giro, perché evidentemente è una truffa che si è combinata alle loro spalle". E riferendosi alle proteste degli studenti, il premier si è anche detto convinto che il governo sia stato "di manica larga. Abbiamo detto: manifestate come volete, dove volete, ma non potete impedire a chi vuole studiare e a chi vuole insegnare di esercitare il proprio diritto".

La scelta di usare i toni dello scontro, dell'insulto e della polemica con dichiarazioni sprezzanti e aggressive è contestato da Giuseppe Fioroni. L'ex ministro PD della pubblica istruzione nota come così "non si rimedia ai danni già fatti al sistema scolastico italiano, ma piuttosto si evidenzia quanto tutto il centrodestra in queste ore abbia perso il contatto con la realtà e si autocompiaccia in solitudine".
Berlusconi ha già annunciato revisioni della legge sulla scuola privata ma per il responsabile dell’area Organizzazione del c'è un'unica strada per correggerla: "Rendersi conto che 8 miliardi e mezzo di
tagli sono insostenibili e inaccettabili.
Ora servirebbe soprattutto senso di responsabilità e più rispetto degli
studenti, dei cittadini, delle famiglie e degli insegnanti: governare non significa solo comandare e gestire potere ma anche ascoltare".



http://www. partitodemocratico. it/gw/producer/dettaglio. aspx?ID_DOC=62813

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mercoledì, 29 ottobre 2008
 Miseria e nobiltà
 
Miseria e nobiltà
 

Miseria e nobiltà è una commedia scritta da Eduardo Scarpetta, padre di Eduardo de Filippo. Narra la storia di Felice Sciosciammocca (Totò), uno squattrinato popolano di Napoli, che vive alla giornata facendo lo scrivano, condividendo la casa con il figlio Peppiniello, la compagna Luisella (Dolores Palumbo), l'amico Pasquale (Enzo Turco), di professione fotografo ambulante, con la rispettiva moglie Concetta (Liana Billi) e la figlia Pupella (Valeria Moriconi).

Un giorno il marchesino Eugenio (Franco Pastorino) bussa alla loro porta per chiedere un favore; egli è innamorato della bella Gemma (Sophia Loren), di professione ballerina, ma la sua famiglia si oppone all'unione, poiché la ragazza non è una nobile. Il padre della ragazza invece, don Gaetano, ex cuoco divenuto molto ricco avendo ereditato i beni del suo padrone, è felice di consentire al fidanzamento poiché imparentarsi con dei nobili sarebbe il suo sogno, ma pretende di conoscere i parenti del giovane. Il marchesino dunque chiede a Felice e Pasquale con moglie e figlia di travestirsi e fingere di essere i suoi familiari e di presentarsi con lui a casa di Gemma. La situazione si complica poiché Peppiniello (Franco Melidoni), stufo dei rimproveri della matrigna, e soprattutto spinto dalla fame, va a lavorare come cameriere proprio a casa di don Gaetano. Don Gaetano non si rende conto della messa in scena, e non solo cede la mano della figlia ma riesce (ovviamente con facilità) ad ottenere il "privilegio" di avere i nobili parenti del marchesino a pranzo, al quale partecipa anche Luigino (Carlo Croccolo), suo figlio, innamorato di Pupella.

Ma i colpi di scena sono imminenti; donna Bettina (Giulia Melidoni), cameriera personale di Gemma, è la moglie di Felice, che anni prima lasciò, stufa dei suoi tradimenti. Felice si riappacifica con Bettina, mostrandole il loro figlio Peppiniello dopo tanto tempo (dopo aver scoperto con sorpresa che lavorava in quella casa). Come se non bastasse donna Luisella, che non aveva preso parte alla finzione, si presenta a sorpresa, litigando con Felice e facendo scoprire l'inganno.

Sarà un colpo di scena a risolvere la situazione: Gemma è corteggiata da tempo dal signor Bebè (Giuseppe Porelli), che altri non è se non il marchese Ottavio Favetti, padre di Eugenio. Il marchesino scopre la doppia identità del padre e lo costringe ad acconsentire al suo fidanzamento con Gemma. Così don Gaetano benedice l'unione tra i due giovani, oltre che quella di Luigino e Pupella, e la riunione di Felice e Bettina.

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mercoledì, 29 ottobre 2008

All the Invisible Children

All The Invisible Children 

Un film di Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Kátia Lund, Jordan Scott, Ridley Scott, Stefano Veneruso, John Woo. Con Maria Grazia Cucinotta, Peppe Lanzetta, Kelly MacDonald, Ernesto Mahieux, Giovanni Mauriello, Jake Ritzema, Qi Ruyi, Vera Fernandez, Francisco Anawake, Wenli Jiang, Wu Jiang. Genere Drammatico, colore 108 minuti. - Produzione Italia, Francia 2005.

Fotografia della sofferenza infantile nel mondo. Attraverso sette prospettive diverse, in sette paesi diversi (Italia, Africa, Serbia-Montenegro, America, Brasile...), il comune denominatore è la condizione di degrado, incomprensione e stenti in cui molto spesso sono costretti a vivere i bambini, anche tra le mura di casa. L'infanzia rubata secondo sette registi, che prestano la loro voce ad un progetto, All the invisibile children, i cui proventi saranno devoluti al World Found Program dell'Unicef. Questo l'assunto iniziale che prosegue l'esperimento tentato con 11 Settembre, ovviamente con altre finalità. Ne esce però un film che va valutato da due punti di vista. Se lo si vede come un film "didattico", che vuole ricordare al mondo come i bambini siano diventati gli "ultimi", i dimenticati sotto molteplici cieli, l'operazione non può che meritare un consenso incondizionato. Se invece si vanno a "leggere" i singoli episodi allora ci si accorge che spesso il patetismo e un pizzico di retorica hanno preso la mano di registi altrove più asciutti e controllati. Proviamo a fare un esempio: scoprire un John Woo che ci racconta la storia di una piccola venditrice di fiori trovata da un vecchio neonata tra le immondizie e da lui allevata, messa a contrasto con la triste ricchezza di una sua coetanea non ci ricorda purtroppo (nonostante la bravura della piccola attrice) Il monello ma piuttosto una puntata strappalacrime di una soap girata ad alto livello. Proviamo allora a dire il bene e cioè a citare brevemente gli episodi meglio riusciti. Emir Kusturica ripropone il suo cinema-sarabanda con la storia di un bambino condannato a vivere con un padre brutale. Spike Lee racconta la tragedia dell'Aids che non risparmia i più piccoli anche nell'"avanzato" Occidente. Ma è soprattutto Katia Lund che centra l'obiettivo raccontando una giornata qualsiasi di bambini di strada brasiliani. La regista sa narrare pedinando i suoi protagonisti e colpirci davvero al cuore con la forza delle immagini di una miseria endemica che non sempre (fortunatamente) riesce a inaridire il cuore dei più piccoli.

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martedì, 28 ottobre 2008

I soliti ignoti ValutazioneValutazioneValutazioneValutazioneValutazione

 

Gassman è Peppe, un pugile balbuziente in disarmo, Mastroianni è Tiberio, che bada al pupo mentre la moglie è in prigione, Salvatori è Mario, perditempo bonaccione che si fa mantenere dalle vecchie zie, Murgia è Ferribotte, siciliano geloso della sorella Carmela (Claudia Cardinale), Pisacane è Capannelle, dalla storica fame arretrata. Poi c'è Totò, il "maestro". Si presenta l'occasione per un colpo facile: scassinare una cassaforte in tutta tranquillità, sfondando un sottile muro che divide un'abitazione privata dal monte dei pegni. La "banda" prepara tutto come ha visto fare nei film, usa tutti i mezzi necessari (Gassman all'occorrenza seduce Carla Gravina, anche se poi non servirà), riprende persino (con cinepresa rubata) il luogo del colpo. Alla fine agiscono, aprono porte e sfondano il muro, solo che per un insignificante cambio di mobili si trovano nella cucina dello stesso appartamento. Nel frigorifero c'è pasta e ceci. Siedono al tavolo e... cenano. Val la pena di fare altri nomi: Age, Scarpelli e Suso Cecchi D'Amico alla scrittura. E naturalmente Monicelli alla regia. Capolavoro per molte ragioni. Il "comico" che diventa "cosa seria", non solo espressione di gag estemporanee o di gestacci scontati e conosciuti; Gassman, fino allora noto per i classici in teatro o per ruoli di cattivo (alla Riso amaro), che diventa un attore comico, e continuerà su quella strada ( La grande guerra, Brancaleone, Il sorpasso); la forza irresistibile di certi caratteri, Murgia e Pisacane, che divennero precedenti imprescindibili; la capacità del film di rappresentare, col sorriso-un-po'-triste, quel momento storico difficile ma che forse sarebbe stato abbastanza felice, e che poi in effetti lo fu. Non si contano i remake, anche a Hollywood. Sarebbe seguita la stagione della cosiddetta commedia italiana, capace (quasi) di riproporre la straordinaria qualità e importanza del movimento neorealista di vent'anni prima. La memoria del cinema rimanda alcune sequenze magnificamente storiche: la lezione di cassaforte di Totò, Gassman balbuziente che conta il tempo e dieci secondi diventano un minuto, il muro interno sfondato per niente. I soliti ignoti rappresenta quel "sorriso intelligente" che è un'opzione primaria e benemerita del cinema: da Chaplin a Tati, da Wilder a Allen. Con questo Monicelli siamo da quelle parti e a quei livelli. Ma c'è dell'altro. Il film, rivisto oltre quarant'anni dopo, non ha perso vedibilità. Anzi, adesso si ritrova cinque stelle, da quattro che ne aveva nella prima edizione del "Farinotti".

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lunedì, 27 ottobre 2008

“Senza farsi male” è il titolo dell’ultimo brano di Carmen Consoli

Il film L’Uomo che Ama, che il 22 ottobre ha aperto il Festival Internazionale del Film di Roma, è stato preceduto da una performance musicale di Carmen Consoli che ha cantato anche la canzone portante del film dal titolo Senza farsi male su testo e musica di Fabio Abate.

Ecco per voi il video in cui la Cantantessa canta il brano.

Carmen Consoli in Tour per i 10 anni di Mediamente Isterica

pubblicato il 25 October 2008 alle 10:45

Per festeggiare i 10 anni dell’ album Mediamente Isterica, il più rock di Carmen Consoli, proprio il 29 ottobre 2008 (data in cui l’ album compie dieci anni) parte un tour in cui Carmen interpreterà l’ intera track list del disco e i brani in scaletta nei concerti di dieci anni fa.

LE DATE DEL TOUR DI CARMEN CONSOLI PER OTTOBRE E NOVEMBRE 2008:

29 ottobre Torino, Hiroshima mon amour
30 ottobre Torino, Hiroshima mon amour
31 ottobre Cortemaggiore (Pc), Fillmore
01 novembre Cesena, Vidia Club
05 novembre Milano, Alcatraz
07 novembre Roncade (Tv), New Age Club
08 novembre Roncade (Tv), New Age Club
10 novembre Roma, Circolo degli artisti
11 novembre Roma, Circolo degli artisti
12 novembre Roma, Circolo degli artisti
14 novembre Pescara, Megà
15 novembre Modugno (Ba), Cube
20 novembre Firenze, Saschall
21 novembre Taneto di Gattatico (Re), Fuori Orario
22 novembre Taneto di Gattatico (Re), Fuori Orario
26 novembre Napoli, Casa della Musica
28 novembre Bologna, Estragon
29 novembre Senigallia (An), Mamamia Club

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lunedì, 27 ottobre 2008

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gioco di specchi

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domenica, 26 ottobre 2008

SILLABARI
di Goffredo Parise

Ovvero la sfuggevolezza dei sentimenti. Considerato all’unanimità il capolavoro di Goffredo Parise, "Sillabari" si presenta come una preziosa collezione di tutte o quasi le casistiche sentimentali che donano colore all’altrimenti sbiadita esistenza umana. Il veicolo è quello del racconto breve, che nelle pagine del narratore veneto raggiunge senza ombra di dubbio uno dei momenti più fulgidi dell’intero panorama letterario italiano.

Pur essendo ambientati nell’Italia contemporanea all’autore, i 54 piccoli gioielli (da "Amore" a "Solitudine") che costituiscono la raccolta, sembrano rifarsi alle atmosfere di astrazione spaziotemporale tipiche della tradizione favolistica e del racconto per bambini, di cui conservano inoltre l’elegante stilizzazione dei personaggi e la ricercata semplicità stilistica. Tuttavia, se ci accostiamo alla lettura con più attenzione emotiva, non possiamo non intravedere l’infinito reticolo che l’autore intesse più in profondità. I suoi 'ferri da lavoro' sono l’amplissima tensione narrativa e il continuo labor limae poetico, atti a ridurre tutto alla perfezione, all’essenziale: ogni singola virgola pare fuoriuscire dall’analisi che non esiste modo migliore per parlare di sentimenti, di archetipi, di respiro, che riportando lo stile stesso della narrazione ai primordi, all’infanzia della scrittura.

Eppure, se queste righe non fanno altro che perpetuare gli innumerevoli elogi di un classico della letteratura nostrana, sul quale sono già state spese molte parole, la ragione per cui oggi ci sentiamo in dovere di riprendere tra le mani i "Sillabari", deriva dalla considerazione di estrema modernità del testo. E’ infatti ormai piuttosto evidente quanto le attuali tendenze letterarie (a cui fanno eco le istanze cinematografiche) si concentrino sulla scelta, più o meno a tavolino, di un tema da sviscerare attraverso la filosofia del 'non è importante ciò che dici (poiché tutto è già stato detto), ma come lo dici'. Anticipatore dunque di ciò che al giorno d’oggi è uso comune , Parise e la sua 'prosa poetica' celano la propria grandezza nella totale assenza di ogni facile atteggiamento didascalico: non intendevano creare certezze, ma un malinconico vuoto, da riempire coi sentimenti.

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