martedì, 30 settembre 2008

Burn After Reading

(Burn After Reading)

Burn After Reading - visualizza locandina ingrandita
Regia: Joel Coen, Ethan Coen
Sceneggiatura: Ethan Coen, Joel Coen
Attori: Brad Pitt, George Clooney, Tilda Swinton, John Malkovich, Frances McDormand, Richard Jenkins, Matt Walton
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Montaggio: Ethan Coen, Joel Coen
Musiche: Carter Burwell
Produzione: Working Title Films
Distribuzione: Medusa Film
Paese: USA 2008
Uscita Cinema: 19/09/2008
Genere: Commedia, Drammatico

Nei quartieri generali della CIA ad Arlington Va. arriva l’analista Osborne Cox (John Malkovich) per un incontro top-secret. Sfortunatamente per Cox il segreto è presto svelato: è stato espulso. Cox non prende la notizia particolarmente bene e ritorna a casa, a Georgetown, per dedicarsi alle sue memorie e all’alcool, non necessariamente in quest’ordine. Abbattuta ma non particolarmente sorpresa è sua moglie Katie (Tilda Swinton) che sta pensando di lasciarlo per il suo amante Harry Pfarrer (George Clooney), un maresciallo federale a sua volta già sposato. Da qualche parte nella periferia di Washington D.C., in quello che sembra un mondo parallelo, l’impiegata presso l’Hardbodies Fitness Centers, Linda Litzk (Frances McDormand), riesce a malapena a concentrarsi sul lavoro e confida all’intraprendente collega Chad Feldheimer (Brad Pitt), il sogno della sua vita: rifarsi tutta con un intervento di chirurgia estetica. Sebbene Linda sappia benissimo che Ted Treffon (Richard Jenkins), il responsabile della palestra, è innamorato di lei si organizza tramite internet incontri con altri uomini. Un dischetto con le memorie dell’analista della CIA cade accidentalmente nelle mani di Linda e Chad e i due decidono di sfruttare l’occasione. Quando Ted comincia a preoccuparsi perchè “nulla di buono può venirne fuori” gli eventi sfuggono al controllo di tutto e di tutti in una serie di incontri paurosamente divertenti.

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lunedì, 29 settembre 2008

Parigi

(Paris)

Parigi - visualizza locandina ingrandita
Regia: Cédric Klapisch
Sceneggiatura: Cédric Klapisch
Attori: Juliette Binoche, Romain Duris, Fabrice Luchini, Albert Dupontel, François Cluzet, Karin Viard, Gilles Lellouche, Melanie Laurent, Zinedine Soualem, Julie Ferrier, Olivia Bonamy, Maurice Bénichou, Annelise Hesme, Audrey Marnay, Xavier Robic
Fotografia: Christophe Beaucarne
Montaggio: Francine Sandberg
Musiche: Loic Dury, Robert 'Chicken' Burke
Produzione: Studio Canal, Ce Qui Me Meut, TPS Star, France 2 Cinéma
Distribuzione: BIM distribuzione
Paese: Francia 2008
Uscita Cinema: 26/09/2008
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 130 Min

E' la storia di un parigino malato che si chiede se sta per morire. La sua condizione gli offre una nuova visuale su tutte le persone che incrocia. Prendere in considerazione la morte di colpo dà valore alla sua vita, a quella degli altri a quella della città intera. Una fornaia, un'assistente sociale, un ballerino, un architetto, un senzatetto, un professore universitario, una modella, un clandestino camerunense...Persone che non hanno niente in comunque si ritrovano riunite in questa città e in questo film....

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domenica, 28 settembre 2008

gattara a Piramide

villaggio globale

villaggio globale

gasometro

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sabato, 27 settembre 2008

E' morto Paul Newman

A 83 anni ci lascia uno dei più grandi divi di Hollywood. Malato di tumore, era sotto chemioterapia al Weill Cornell Medical Center di New York ma recentemente aveva chiesto alla moglie, l'attrice Joan Woodward, di tornare a casa per morire sul suo letto.

Dopo l'esordio con Il calice d'argento, Newman trova il successo con Lassù qualcuno mi ama. La gloria però arriva negli anni '60, con film come Lo Spaccone, La gatta sul tetto che scotta, Hud il selvaggio, Intrigo a Stoccolma, Il sipario strappato, Nick mano fredda, Butch Cassidy, La stangata.

Gli Oscar arrivano solo negli anni '80: nel 1986 alla carriera, nel 1987 come migliore attore nel film Il colore dei soldi.

Nel 1982 fonda la "Newman's own", azienda alimentare i cui ricavati sono stati devoluti in beneficenza. Tra le sue passioni le corse automobilistiche: Newman ha partecipato anche alla 24 ore di Le Mans e alla 24 ore di Daytona.

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martedì, 23 settembre 2008

RANDAGISMO NOTTURNO SCOPRENDO MONTEVERDE VECCHIA

1951 - Partita di pallone ai grattacieli - Ringraziamo Silvio Parrello, uno dei <em>Ragazzi di vita </em>e tutti i proprietari delle foto.

MONTEVERDE Il quartiere prende il nome, secondo la tradizione, dal culto del dio bifronte Giano, da cui la parola del latino arcaico Janua (porta).
A partire dalla fine del 1800 inizi del '900, partendo dalle pendici del monte Gianicolo verso Trastevere, si iniziarono a costruire ville e villini destinati ad una popolazione alto borghese. Solo a partire dagli anni '20-30 del secolo XX si iniziÚ la costruzione della parte più popolosa di Monteverde. Nonostante la forte densità abitativa il quartiere nel suo complesso mantiene uno dei più alti tassi di zone verdi per abitante, qui hanno sede i due splendidi parchi di Villa Sciarra e Villa Doria Pamphilj, quest'ultimo in particolare tra i più grandi e belli di Roma.
Monteverde si estende su un'altura a circa 80 metri sul livello del mare, fino agli anni '50 il quartiere rappresentava una zona periferica della città ideale per "scampagnate", sfruttando sia il colle che le ampie superfici verdeggianti del Gianicolo, di Villa Sciarra e di Villa Pamphilj.
Monteverde Vecchio fu destinato da subito a zona residenziale e sorsero ville ai due lati di Via Alessandro Poerio, che negli anni 20 costituiva l'arteria principale della zona, mentre nelle vie limitrofe, come Via Fratelli Bandiera, Via Felice Cavallotti, Via Lorenzo Valla ecc., nacquero le palazzine, che permisero una più ampia speculazione edilizia, speculazione che andò via via intensificandosi in accordo col nuovo piano regolatore fascista del 1931 che prevedeva il massimo sfruttamento possibile dei terreni.
Isolate dai due quartieri residenziali, posti sulle colline di Monteverde Vecchio e Nuovo, il regime fascista pensò di far sorgere, nel 1937 al posto di quella sorta di vallata naturale che divideva le due alture le nuove case popolari di Piazza di Donna Olimpia.
Queste, totalmente diversificate, sia dai villini sia dai fabbricati o dalle palazzine, sorsero come spettrali torri al centro di un terreno ancora umido per le acque che vi confluivano e già degradato per la mancanza di servizi elementari di smaltimento. Pier Paolo Pasolini, che qui risiedette per un periodo, nel suo "ì Ragazzi di vita", ambientato fra i grattacielî di Donna Olimpia, così li descrive: grandi come catene di montagne, con migliaia di finestre, in fila, in cerchi, in diagonali. (P.P. Pasolini, Ragazzi di vita, To 1970, pag. 36).

La Roma di Pasolini è fatta di luoghi
ed emozioni che il Poeta ha raccontato sempre in modo geniale e spiazzante. Tra questi, spesso dimenticato, c'è Monteverde, quartiere dove il regista di Accattone visse dal 1956 al 1963. Il Monte di Splendore, la Ferrobedò, il Monte di Casadio, i Ragazzi di vita, il crollo della Franceschi. Nomi e situazioni simboli di una Monteverde socialmente e urbanisticamente diversa da quella di oggi. Pier Paolo Pasolini, personaggio scomodo, quasi travolto dal suo rapporto con questi luoghi.
Un viaggio attraverso le sue opere, il suo
legame con il quartiere e con gli altri grandi personaggi che in queste strade
sono vissuti o vivono.

Pier Paolo Pasolini, lasciato l'impiego di insegnante a Ciampino, si trasferì nel 1954 a Roma nel quartiere di Monteverde. Il sodalizio tra Pasolini e la cosiddetta zona di Donna Olimpia è di quelli destinati a non dissolversi più. Ne sono testimonianza alcuni versi, ma soprattutto il romanzo Ragazzi di vita, primo grande successo del poeta, pubblicato nel 1955. Nei primi due capitoli del romanzo (il Ferrobedò, il Riccetto) continui sono i riferimenti a visioni e paesaggi di Monteverde:

… Così passavano i pomeriggi a far niente, a Donna Olimpia, sul Monte di Casadio, con gli altri ragazzi che giocavano nella piccola gobba ingiallita dal sole, e più tardi con le donne che venivano a distenderci i panni sull’erba bruciata. Oppure andavano a giocare a pallone lì sullo spiazzo tra i Grattacieli e il Monte di Splendore, tra centinaia di maschi che giocavano sui cortiletti invasi dal sole. Sui prati secchi, per via Ozanam o via Donna Olimpia, davanti alla scuola elementare Franceschi piena di sfollati e di sfrattati...


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martedì, 23 settembre 2008

Susheela Raman / Salt Rain

Un misto di sonorità che vanno dalla musica classica indiana al jazz e che si mescolano perfettamente tra ritmi, sonorità e una splendida voce.

L’utilizzo delle percussioni riempie e armonizza tutti i brani accompagnato da sonorità che ricordano a tratti grandi artisti come Peter Gabriel, Tracy Chapman e Aziza Mustafa Zadeh. L’ho trovato indubbiamente un ottimo lavoro, molto piacevole e molto curato.
Susheela con questo disco ha vinto il premio BBC Radio 3 Awards per la World Music e SALT RAIN ha ricevuto una nomination al MERCURY PRIZE 2001.

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martedì, 23 settembre 2008

Il Festival di Roma propone due film inediti tra reggae e canzone d'autore
Il primo racconterà il nostro poeta-cantautore, l'altro Bob Marley

Wenders: filmerò il tributo
dedicato a Fabrizio De Andrè

Wenders: filmerò il tributo dedicato a Fabrizio De Andrè

Fabrizio De Andrè

ROMA - La notizia più sorprendente la lancia Wim Wenders alla fine di un toccante documentario, Effedia, sulla mia cattiva strada (regia e ricerca d'archivio di Teresa Marchesi, che sarà presentato nella sezione Extra del Festival internazionale del film di Roma) quando rivela non solo un amore smisurato per l'opera di De André, ma anche un progetto preciso: "Spero di partecipare al concerto di tutti i grandi musicisti del pianeta che in onore di Fabrizio suoneranno le sue canzoni.

Un giorno ho scoperto che anche Hal Willner, uno dei più grandi produttori musicali di tutti tempi, era innamorato dell'opera di Fabrizio quanto me. Hal ha in progetto di organizzare questo concerto, a New York. Io ci sarò. E per tutto quello che potrò fare per farlo realizzare, o per filmarlo, potete contare su di me. Sarà un grande giorno per tutti i "missionari " di Fabrizio De André del mondo". Dunque tra non molto potrebbe esserci un evento di portata mondiale che finalmente spingerà alla ribalta internazionale il valore dell'opera del nostro più prezioso poeta della canzone. La Fondazione conferma. Il progetto è davvero in corso d'opera.

L'atto d'amore di Wenders arriva alla fine di un approfondito documentario costruito intorno alla figura di De André come un mosaico di canzoni e interviste. Un ritratto pressoché definitivo, anche perché affidato in gran parte alle parole dello stesso De André, dopo una lunga e fruttuosa ricerca negli archivi Rai e nelle collezioni private: "Io credo che chiunque possa essere maestro di pensiero" racconta il cantautore in apertura, "anche un ciabattino, anche un venditore di polli. Ma deve esserci una continuità in questo suo, chiamiamolo, mestiere e, soprattutto, che il maître a' penser dia certezze. E queste certezze di solito le danno i filosofi, o alcuni politici. Non sicuramente gli artisti, se non in casi rarissimi". Ma De André era certamente l'eccezione, in fin dei conti più un libero pensatore, anarchico e inquieto, che non un semplice musicista, per quanto geniale.
A impreziosire il documentario ci sono soprattutto filmati di performance dal vivo, alcune delle quali mai viste prima.

Nella stessa sezione del festival verrà celebrata anche la figura di Bob Marley, grazie a Exodus 77, un nutrito racconto centrato su uno dei momenti chiave della sua vita, il 1977, l'anno in cui si trasferisce in Inghilterra all'indomani dell'attentato di cui è vittima in Giamaica, e in cui realizza il suo disco di maggior successo, Exodus. Il racconto realizzato da Antony Wall è straordinariamente ricco, sia di immagini di Marley sia della storia di quell'anno. Il 1977 viene rivisitato attraverso gli eventi storici di tutto il mondo, quello stesso mondo che Marley prova a raccontare nelle sue canzoni, nella parabola dell'esodo, del "movement of Jah people", il movimento del popolo di Jah, come vuole la religione rasta. 

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lunedì, 22 settembre 2008

Da domani la Terra è in rosso
"Le risorse dell'anno esaurite"

 

ROMA - Da domani viaggeremo con i conti in rosso, consumeremo più risorse di quelle che la natura fornisce in modo rinnovabile. Ci stiamo mangiando il capitale biologico accumulato in oltre tre miliardi di anni di evoluzione della vita: nemmeno un super intervento come quello del governo degli Stati Uniti per tappare i buchi delle banche americane basterebbe a riequilibrare il nostro rapporto con il pianeta. Il 23 settembre è l'Earth Overshoot Day: l'ora della bancarotta ecologica.

Il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli e ai nipoti. La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti.

Quest'anno siamo già al 23 settembre: consumiamo quasi il 40 per cento in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l'anno in cui - se non si prenderanno provvedimenti - il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta a disposizione.

E, visto che è difficile ipotizzare per quell'epoca un trasferimento planetario, bisognerà arginare il sovraconsumo agendo su un doppio fronte: tecnologie e stili di vita. Lo sforzo innovativo dell'industria di punta ha prodotto un primo salto tecnologico rilevante: nel campo degli elettrodomestici, dell'illuminazione, del riscaldamento delle case, della fabbricazione di alcune merci i consumi si sono notevolmente ridotti

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domenica, 21 settembre 2008

Il matrimonio di Lorna

(Le silence de Lorna)

Locandina Il matrimonio di Lorna 
Lorna è una giovane immigrata albanese a Liegi. Per ottenere la cittadinanza si è messa nelle mani del malavitoso Fabio. Costui le ha procurato un matrimonio con Claudy (un tossicodipendente) e Lorna ha ottenuto ciò che desiderava. Ora vorrebbe poter aprire un bar con il suo fidanzato Sokol che fa il pendolare da una frontiera all'altra. Per ottenere la somma necessaria deve però portare a compimento il piano di Fabio. Deve cioè poter ottenere un rapido divorzio per poter così sposarsi nuovamente. Questa volta con un mafioso russo che ha, a sua volta, bisogno della cittadinanza belga. Le procedure rischiano però di essere troppo lente e allora Fabio mette in atto la soluzione che già aveva in mente: elimina Claudy con un'overdose. Lorna mantiene il silenzio ma c'è qualcosa di nuovo nella sua vita.
Qualcosa è cambiato anche nel cinema dei Dardenne. Noti agli appassionati (e vincitori di ben due Palme d'oro con Rosetta e L'enfant) per il rigore di un cinema da sempre attento a scavare nelle cause del dolore delle persone più vulnerabili, i due fratelli vantano caratteristiche stilistiche ben definite. La camera a mano, la scelta del super 16 mm, l'assenza di qualsiasi commento musicale hanno sempre costituito gli elementi identificativi del loro cinema unitariamente a uno stile teso a non aggiungere al
film un'inquadratura in più del necessario.
In questa occasione la forma (camera molto meno mobile e scelta del formato 35 mm) sembra avere avuto il suo influsso anche sul contenuto. Lo sguardo che i due fratelli belgi proiettano sul grave problema dell'immigrazione, legalizzata attraverso percorsi illegali, si lascia andare con maggiore disponibilità a un'indagine sui sentimenti venata da un accenno di patetismo. Lorna ha un volto dolcissimo ma è entrata in un'arena in cui dominano i lupi. Se vuole realizzare i propri sogni non può e non deve affezionarsi in alcun modo a Claudy con il quale è costretta a convivere per rispondere ad eventuali controlli delle autorità belghe. Ma Lorna non è un lupo. È una giovane donna che finisce col provare una pietà che sconfina nell'amore per quel relitto umano che le chiede costantemente aiuto per uscire dal tunnel in cui si è infilato. La scoperta di questo sentimento precede di poco l'eliminazione fisica del ragazzo. Il quale muore ma continua a viverle 'dentro' al punto da farla sentire in attesa di una nuova vita.
Come sempre i Dardenne offrono nel finale ai loro protagonisti una luce (per quanto fioca) di speranza. È quanto accade anche a Lorna, protagonista dell'inizio di un nuovo corso del loro cinema.
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venerdì, 19 settembre 2008

Machan

(Machan)

Machan - visualizza locandina ingrandita
Regia: Uberto Pasolini
Sceneggiatura: Uberto Pasolini, Ruwanthie de Chickera
Attori: Dharmapriya Dias, Gihan de Chickera, Dharshan Dharmaraj, Namal Jayasinghe, Sujeewa Priyalal, Dayadewa Edirisinghe
Produzione: StudioUrania
Distribuzione: Mikado Film
Paese: Italia, Germania, Sri Lanka 2008
Uscita Cinema: 12/09/2008
Genere: Commedia
Durata: 110 Min

Sri Lanka, una bidonville a Colombo. Senza soldi e senza futuro, un gruppo di disperati ai margini della società trova in un torneo di palla a mano in Baviera la risposta alle loro preghiere, un biglietto di sola andata verso l’Occidente e la ricchezza che potrebbe risolvere tutti i loro problemi. Manoj e Stanley cercano di tirarsi su a vicenda dopo che la loro ultima richiesta di visto è stata respinta. Il barista Manoj è affranto poiché il suo sogno di vivere e lavorare nel magnifico Occidente continua ad essergli negato, mentre l’amico di una vita Stanley, venditore ambulante di frutta a Colombo, non ce la fa piu’ a tirare avanti, oberato da pesantissimi debiti, due zie pazze e un fratello minore che sta imboccando la strada del crimine. Con il morale a terra, i due scoprono per caso un bando di gara per partecipare ad un torneo di palla a mano in Baviera, che ai loro occhi appare come un dono del Cielo. E anche se nessuno di loro ha la più pallida idea di cosa sia la palla a mano, inviano in fretta e furia una scheda di ammissione fasulla e ben presto un variegato mix di amici e colleghi, creditori e poliziotti, vanno ad allargare le fila dell’improbabile Nazionale di Palla a Mano dello Sri Lanka. Pensando al torneo che li aspetta dall’altra parte del mondo, la squadra organizza delle caotiche "sessioni di allenamento". Ma quando finalmente arriva il tanto agognato invito, le regole della palla a mano vengono immediatamente accantonate; il sogno di lasciarsi alle spalle la povertà e di cominciare una nuova vita prende il sopravvento mentre si dirigono tutti insieme verso l’ambasciata tedesca per ottenere il magico visto

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