giovedì, 31 gennaio 2008

Ugo Mulas, una retrospettiva al Maxxi di Roma

Ugo Mulas_Retrospettiva al MAXXI

Trecento scatti del grande fotografo Ugo Mulas vengono esposti al pubblico in una grande retrospettiva che inaugurerà oggi alle 18 al MAXXI (Museo delle Arti del XXI secolo) di Roma.

Attraverso quattro sezioni parallele (Biennali, Ritratti, Eventi, Verifiche), sarà possibile percorrere l’evoluzione dell’arte in Italia attraverso lo Spazialismo, l’Arte povera e quella concettuale: l’occhio attento di Mulas, passato dal reportage alla registrazione dello spirito artistico di un’epoca, restituisce quanto avvenuto tra gli anni ‘50 e ‘70, mostrando fra le altre cose anche il legame intimo e personale che ha legato l’artista ad alcuni dei massimi rappresentanti dell’arte del secolo scorso: Burri, Ceroli, Fontana, Manzù, Pascali, Schifano, Twombly.

La retrospettiva romana si svolgerà in concomitanza con quella che aprirà i battenti il 5 dicembre nei locali del Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, per poi confluire entrambe a Torino alla Galleria d’Arte Moderna il 24 giugno 2008.

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giovedì, 31 gennaio 2008
Guido Fabrizi


Ecce homo

 Zoom

Ecce homo, mostra fotografica dal 7 al 21 aprile 2006. All'interno della Basilica di S.Maria in Montesanto, conosciuta anche come chiesa degli artisti in piazza del Popolo a Roma, s'inaugura una singolare Via Crucis fotografica. Guido Fabrizi, autore delle 14 immagini, coniuga visivamente la passione di Cristo con la condizione del percorso umano.

Mediante metafore essenziali si percepiscono questioni e stati d'animo dell'essere contemporaneo, espresse con uno schietto minimalismo simbolico, che vuole comunicare direttamente con la spiritualita' dell'uomo, liberandosi da concetti preconfezionati e pregiudizi. Le persone fotografate sono -gente reale," fermata per strada, che guido ama conoscere nelle loro storie per lasciare che si raccontino in un loro aspetto intimo, cosi' come lui stesso ha fatto, inserendosi nella mostra con un autoritratto.

Un percorso visivo che si svolge in un'atmosfera libera da pianificazioni commerciali e che attraverso una sua dignita' estetica ed una consapevolezza analogica e concettuale osserva con semplicita' riflessiva il proprio tempo ed alcuni uomini che lo percorrono.

biografia:
Guido Fabrizi negli anni 90" realizza campagne fotografiche d'arte in Europa per conto della prof.ssa A.M.Romanini e l'editore F.M.R. Attualmente lavora nell'ambito della comunicazione che lo ha portato ad evolvere un percorso espressivo personale.

Basilica di S.Maria in Montesanto
Via del Babuino, 198 - Roma

Orari: mattino h 9.00-12.30 / pomeriggio 15.00-19.00
Ingresso libero

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giovedì, 31 gennaio 2008
Flavio Micheli


Duett

Ciascuna opera della nuova serie, Duett, che l'artista Flavio Micheli presenta in questa sua mostra personale presso La Nuova Pesa, si compone della giustapposizione di due riproduzioni fotografiche: quella di un dipinto di autore anonimo ritrovato in un contesto di habitat quotidiano (sala d'aspetto, bar, periferia urbana, ecc.) e quella realizzata dall'artista attraverso l'uso abituale ma non programmatico della macchina fotografica, a fissare aspetti della realtà non importa quanto convenzionali.

Nel primo caso la fotografia sta per l'opera, in luogo dell'opera: ne esercita una supplenza. Nel secondo caso e' il reale a farsi opera attraverso il medium della fotografia. Prese a se', isolate e fissate nella loro autosufficienza, ciascuna foto cambia di significante. Ma che ordine di relazione viene a stabilirsi tra le due riproduzioni? Talvolta sembra prevalere lo stravolgimento dei piani di realtà, l'indistinzione tra l'artefatto e il reale, dove e' senz'altro quest'ultimo a perdere di egemonia. Pur nella loro reciproca diversità, ciascuna riproduzione si nutre dell'altra, fino a perdere l'originaria riconoscibilità.
E' bastato decontestualizzare, annullare la distanza tra l'una e l'altra immagine perche' cio' che prima significava ora vacilla nel suo stesso senso. "Mettere la distanza" e' pur sempre una prescrizione di salvaguardia dalla vischiosità e dal rispecchiamento nell'altro.

Ritorniamo, per un momento, a quello che sembra essere il problema originario della storia della fotografia e della sua funzione sociale: se debba essere riproduzione fedele della realtà, oppure intervento e ricerca formale sulla stessa. A noi sembra che Flavio Micheli sia andato oltre questo ordine di problema. Cio' che l'artista sembra suggerirci e', per quanto riguarda il discorso artistico, il limite del mezzo, del solo mezzo fotografico, nel superare l'ambito puramente evocativo e narrativo dell'immagine.
L'operazione di Flavio Micheli e', soprattutto, di tipo ermeneutico, di trasformazione di cio' che appare reale (autoritariamente reale) attraverso la sua interpretazione e percezione: l'artista ci mostra i diversi piani di lettura, per lo piu' nascosti, che essa offre e scardina le convenzioni sensoriali. In questo caso l'opera non mostra cio' che e', ma cio' che potrebbe essere e ancora non e'.
(Enrica Petrarulo)

Catalogo con contributi di Andrea Caterini, Stefano Chiodi, Christina Viragh.

Inaugurazione 10 dicembre 2007, ore 19.00

La Nuova Pesa
Via Del Corso 530 Roma
Da lunedi' a venerdi' ore 10.30-13.00 15.30-19.00
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giovedì, 31 gennaio 2008

Sotto la basilica dei Ss. Giovanni e Paolo al Celio, fondata all’inizio del V secolo dal senatore Pammachio, si estende uno straordinario complesso di edifici residenziali di età romana.

Cristo - affresco

La tradizione identifica questi luoghi con la casa in cui i Ss. Giovanni e Paolo abitarono e furono sepolti, dopo avervi subito il martirio sotto il regno dell'imperatore Giuliano l'Apostata (361-363 d.C.).

Il complesso archeologico, scoperto nel 1887 da Padre Germano di S. Stanislao, rettore della Basilica dei Ss. Giovanni e Paolo al Celio ancora oggi officiata dai Padri Passionisti, svela un suggestivo itinerario attraverso oltre 20 ambienti ipogei su vari livelli, in parte affrescati con pitture databili tra il III secolo d.C. e l'età medievale. 

Un susseguirsi di sale decorate, un dedalo di strutture stratificate, tagliate dalla fondazione della chiesa, mostrano uno spaccato di vita quotidiana ed un'interessante commistione di temi culturali e religiosi. Da caseggiato popolare (insula) a ricca domus, fino alla costruzione del titulus cristiano: queste le vicende del monumento che nasce dalla fusione di una serie di edifici.

Il nucleo principale è costituito da una domus su due livelli, del II secolo d.C., occupata da un impianto termale privato (balneum) al piano inferiore e da un'insula, caratteristico caseggiato popolare con un portico e taberne al livello stradale ed abitazioni ai piani superiori, costruita all'inizio del III secolo d.C. lungo il Clivo di Scauro. 

Le diverse unità abitative furono unite insieme nel corso del III secolo d.C. da un unico proprietario e trasformate in un'elegante domus pagana con ambienti di rappresentanza decorati da affreschi di pregio.

La straordinaria stratificazione archeologica e l'ottimo stato di conservazione delle strutture si individua già all'esterno, poiché l'attuale muro perimetrale della chiesa paleocristiana ha inglobato la facciata dell'antica insula, della quale si riconoscono il portico ad archi lungo il Clivo di Scauro e le finestre di due dei piani superiori.

I motivi decorativi che ornano le sale della domus, ricavate nelle originarie botteghe e retrobotteghe dell'insula, attingono ai temi tradizionali del repertorio classico. Frequente è il richiamo alle stagioni, come nella cosiddetta sala dei Geni, con festoni di fiori e frutta sorretti da Geni alati e i graziosi amorini vendemmianti su uno sfondo di uccelli, anche esotici, di straordinaria freschezza e vivacità cromatica.

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giovedì, 31 gennaio 2008

MOSTRE: ROMA, NELLA CAPPELLA ORSINI 'LA PROMESSA DELLA CASA IN ORDINE'

PERCORSO STORICO E ARTISTICO NELLA CULTURA DELL'ITALIA FASCISTA

Roma, 23 gen. (Adnkronos Cultura) - "La promessa della casa in ordine" è il titolo del progetto culturale che, attraverso un percorso storico, letterario e artistico, racconta di come sia stato manipolato il consenso popolare che il fascismo e il nazionalsocialismo hanno ottenuto grazie anche al sostegno del mondo della cultura. Promosso dalla provincia di Roma in occasione della Giornata della Memoria e ideato da Roberto Lucifero e Andrea Conte con la consulenza di Chiara Zevi, presidente della fondazione Bruno Zevi, il progetto sarà ospitato dalla Cappella Orsini a partire dal 27 gennaio. "La promessa della casa in ordine" è la prosecuzione ideale della mostra "Il Triangolo Rosa", organizzata lo scorso anno sempre in occasione della Giornata della Memoria. Il percorso letterario del progetto si svilupperà dall'inizio del ‘900 agli anni immediatamente prima del fascismo; quello storico sarà tutto rivolto al fascismo; quello artistico presenterà uno sguardo a volo d'uccello sull'arte dal dopoguerra alla fine del secolo attraverso alcune personalità emblematiche per il particolare rapporto con la società civile che ha caratterizzato la loro opera. Il progetto è patrocinato dal Senato della Repubblica, dal ministero dell'Università, dall'assessorato Affari Istituzionali e dall'assessorato alla Cultura della regione Lazio, dall'associazione nazionale Partigiani d'Italia, dall'unione delle Comunità Ebraiche Italiane e in collaborazione con il Forum austriaco di Cultura a Roma e con il Phos Fotografia.

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giovedì, 31 gennaio 2008
Araki Gold a Roma tra bondage e poesia

Di Francesca De Meis  

Araki Gold è il titolo della mostra, del provocatorio ed eclettico fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, visitabile presso l'Istituto nazionale per la grafica di Roma fino al 17 febbraio.

Il linguaggio fotografico di Araki (nato a Tokyo nel 1940) è complesso e raffinato, nelle sue immagini filtrano riflessi di un Giappone ancorato alle tradizioni ma anche echi di inquietante modernità e soprattutto un erotismo struggente e decadente. I numerossimi scatti in mostra (tra i quali 5000 polaroid e ben 300 foto della serie realizzata a Ginza negli anni '60 e '70), una minima parte della sua sterminata produzione, raccontano il percorso di un artista che sorprende e scandalizza con immagini di provocatoria poesia: iperreali costruzioni visive dove il colore la fa da padrone ma anche foto in b/n più rarefatte ma non meno emozionanti.

La donna ritratta da Araki è una sensualissima e malinconica Geisha, a volte rappresentata mentre è legata, in sontuosi abiti tradizionali, oppure semplicemente nuda, che flirta con l'obiettivo creando una sorta di proibita complicità con chi si trova ad ammirare questi splendidi scatti. 

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mercoledì, 30 gennaio 2008

Il falsario - Operazione Bernhard Valutazione 3 stelle su cinque

(Die Fälscher)

Un film di Stefan Ruzowitzky. Con Karl Markovics, August Diehl, Devid Striesow, Martin Brambach, August Zirner, Veit Stübner, Marie Bäumer, Dolores Chaplin, Werner Daehn. Genere Drammatico, colore 98 minuti. - Produzione Austria, Germania 2007. - Distribuzione Lady Film
Locandina Il falsario - Operazione Bernhard
Sorowitsch, il più abile falsificatore ebreo della Germania verrà condotto in un campo ´speciale´ dove dovrà continuare la sua attività a beneficio del Reich.

Berlino 1936. Sorowitsch è il re dei falsificatori ed è ebreo. La sua vita cambia quando viene portato a Mauthausen e da lì trasferito, per la sua competenza, in un campo privilegiato insieme ad altri tecnici della falsificazione. Dovranno produrre valuta pregiata falsa per sostenere le casse ormai vuote del Reich. Sorowitsch inizialmente non si pone problemi: ha trovato il modo di sopravvivere e di esercitare la propria 'arte'. Progressivamente uno dei suoi privilegiati compagni di prigionia lo pone dinanzi al dilemma: continuare a falsificare denaro favorendo il nazismo o boicottare l'operazione mettendo a repentaglio le proprie vite?
"Era un ebreo ma è morto da uomo" dice a un certo punto del
film un nazista. In questa frase si racchiude parte del senso del film. Dinanzi ai nazisti che non li ritengono esseri umani gli ebrei possono scegliere tra la dignità e il servilismo. Il rapporto tra Sorowitsch e il comandante del campo Herzog offre spazio per la riflessione sul regime in caduta libera. Herzog, che è stato comunista, ora indossa una divisa nazista ma non ha più alcuna ideologia. Il suo obiettivo è analogo a quello delle sue vittime: salvarsi.
Grazie a questo film, ottimamente recitato dal protagonista Karl Markovics, è anche possibile sviluppare un'ulteriore riflessione sul cinema austriaco. Ogni anno la Berlinale offre film di produzione germanica che tornano ad affrontare il nodo del nazismo. Non è forse ora che il cinema tedesco e quello austriaco tornino a guardare avanti liberandosi di quello che sta ormai diventando un senso di colpa che le nuove generazioni non possono addossarsi per l'eternità. È come se il mondo del cinema sentisse di non aver ancora battuto sul proprio petto un mea culpa abbastanza convincente. Invece lo ha già fatto con film anche di ottimo valore cinematografico ed etico. Ora si corre il rischio della saturazione che può ottenere un esito uguale e opposto a quello della rimozione.

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mercoledì, 30 gennaio 2008

Sogni e delitti Valutazione 3 stelle su cinque

(Cassandra's Dream)

Un film di Woody Allen. Con Ewan McGregor, Colin Farrell, Peter Hugo-Daly, John Benfield, Clare Higgins, Ashley Medekwe, Andrew Howard, Hayley Atwell, Sally Hawkins. Genere Drammatico, colore 108 minuti. - Produzione USA, Gran Bretagna 2007. - Distribuzione Filmauro
Locandina Sogni e delitti
Due fratelli, un meccanico con il vizio del gioco e della bottiglia, e un ristoratore con ambizioni di riscatto sociale, iniziano una scalata sociale senza ritorno e dalle conseguenze disastrose.

Colin Farrell e Ewan McGregor sono due fratelli di origine proletaria. Il primo fa il meccanico, ha il vizio del gioco e un'attrazione fatale per il whisky, il secondo aiuta il padre al ristorante e coltiva confuse ambizioni di riscatto sociale. Quando il ricco zio, trasferitosi in Cina per affari, va a trovarli, i due si precipitano a chiedergli un prestito per uscire dai rispettivi impasse: uno è infatti nei guai con i creditori per aver contratto un debito di gioco, mentre l'altro ha perso la testa per una sensuale, misteriosa e volubile attrice dilettante, con la quale sogna di trasferirsi a Los Angeles. Lo zio si rivela disponibile ad aiutarli, ma pone una condizione pesante come un macigno: sarebbero disponibili a uccidere un suo nemico in affari, le cui rivelazioni potrebbero costargli la galera? Terzo capitolo della trasferta londinese di Woody Allen dopo Match Point e Scoop, Sogni e delitti, presentato Fuori Concorso al Festival di Venezia del 2007, non aggiunge né toglie un granché alla filmografia del cineasta newyorkese. Temi e suggestioni sono dalle parti di Match Point: ancora scellerati sogni di ascesa sociale, soglie morali di non ritorno, delitti e castighi. Il registro è nero, secco, senza concessioni né alla famigerata ironia del regista né al mélo passionale del primo film della trilogia londinese.
McGregor e Farrell, alla prima esperienza con Woody, si mettono efficacemente al servizio della mediocrità e del vuoto esistenziale dei personaggi, a loro agio nei grigi sobborghi di una città che lavora per vivere, lontano mille miglia dall'upper class cara ad Allen. Ma la buona prova del cast, così come le musiche di
Philip Glass e la fotografia superlativa di Vilmos Zsigmond, non basta a riscattare il film da una manierata patina di già visto: Woody stenta a risultare incisivo sia sul piano della satira sociale che su quello del noir etico ed esistenziale. In attesa del prossimo film girato in quel di Barcellona, non resta che gustarsi questo gradevole ma evanescente esercizio di stile.

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mercoledì, 30 gennaio 2008

Villa Medici

Villa Medici-Accademia di Francia

Lo spazio in cui sorge la villa era occupato nell'antichità dagli Horti Luculliani. Venne poi in possesso di Messalina, che proprio in questa villa fu uccisa, e fu sede di Onorio e di Belisario.

Caduto l'impero, la sua posizione periferica ne causò l'abbandono, e nel 1564, quando i nipoti del cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano acquistarono il terreno, l'unico fabbricato "civile" era la Casina del cardinale Marcello Crescenzi, che vi teneva una vigna ed aveva iniziato lavori di ampliamento dell'edificio affidandoli al fiorentino Nanni Lippi, ma era morto prima di vedere conclusi i lavori. I nuovi acquirenti li ripresero, affidandoli al figlio di Lippi, Annibale, e si vuole che vi abbia contribuito anche Michelangelo.

Nel 1576 la proprietà fu acquisita dal cardinale Ferdinando de' Medici, che fece completare i lavori da Bartolomeo Ammannati. Secondo il gusto dell'epoca, una parte dei ruderi furono interrati, mentre bassorilievi e statue romane riemerse dalle vigne venivano incastonate, in una sorta di grande museo all'aperto, nella facciata della villa e nel grande giardino che richiamava i giardini botanici creati da suo padre Cosimo a Pisa e a Firenze, ricco di piante di pino, cipresso e querce ma anche di piante rare, e decorato con sculture che richiamano palazzo Spada. Non mancava, all'interno, l'antiquarium dedicato ai pezzi più pregiati.

Molti di questi materiali furono portati a Firenze quando il cardinale divenne Granduca di Toscana, nel 1587. Per un secolo e mezzo la villa fu uno dei luoghi più eleganti e mondani di Roma, sede degli ambasciatori del Granducato di Toscana alla corte papale.

Quando, nel 1737, la linea granducale dei Medici si estinse, la villa passò ai Lorena, come il Granducato. La spoliazione definitiva della villa avvenne per volontà del granduca Pietro Leopoldo di Lorena nel 1789, desideroso di radunare a Firenze tutte le collezioni medicee. Vennero così imballato e spedito via mare tutte quello che si poteva trasportare. Tra i pezzi più pregiati vi furono le statue romane nella Loggia dei Lanzi, la Venere Medici agli Uffizi, il Vaso Medici, un enorme cratere neoattico sempre agli Uffizi, l'obelisco del giardino di Boboli o la vasca in granito grigio proveniente dalle terme di Caracalla (l'elenco è molto più lungo e comprende un gran numero delle antichità agli Uffizi, a Palazzo Pitti ed al Museo archeologico di Firenze).

Durante l'età napoleonica, con il breve Regno d'Etruria, la villa pervenne a Napoleone Bonaparte, che ne prese possesso nel 1803 e vi trasferì l'Académie de France à Rome, la cui sede era stata incendiata nel 1793. Questa prestigiosa istituzione culturale ebbe fra i suoi direttori Ingres e Balthus.

Da allora la villa ospitò i vincitori del Prix de Rome.

Dal 2000 l'Accademia di Francia ha intensificato la propria presenza nel panorma culturale romano, localizzando a Villa Medici importanti mostre ed eventi artistici e culturali.

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mercoledì, 30 gennaio 2008


Mercoledì 30 gennaio 2008
Martedì 25 marzo 2008
GIUSEPPE PENONE
La mostra a Villa Medici

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A Giuseppe Penone, artista italiano di fama internazionale, l'Accademia di Francia a Roma ha dedicato una importante mostra che sara' inaugurata questa sera e rimarra' aperta fino al 25 marzo, allestita con le opere che provengono da collezionisti privati, dalla collezione personale dell'artista e dal Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea. Protagonista dell'Arte Povera, l'artista torinese si divide tra Torino, dove risiede, e Parigi. La sua opera e' stata ospitata dai piu' prestigiosi musei del mondo tra cui il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Tate Gallery di Londra, la Kunstalle di Basilea, lo Stadelijk Museum d'Amsterdam.

Le opere esposte all'Accademia di Francia saranno accostate senza alcuna regola cronologica. L'esposizione comprende i lavori realizzati negli ultimi due decenni. I piu' recenti, ultimati per questa occasione, verranno esposti a Villa Medici per la prima volta. L'itinerario sara' segnato dalla presenza di sculture, installazioni e disegni di elevato impatto visivo, per la cui realizzazione sono stati impiegati legno, resina vegetale, marmo, bronzo, grafite. Il lavoro di Penone si distingue per l'impiego di materiali non convenzionali e per l'eccezionale attenzione rivolta agli elementi e ai processi della Natura.
Il Soffio testimonia la volontà dello scultore di inscrivere il suo gesto il più possibile nella permanenza dei miti. L'artista solidifica nella materia la fluidità fondamentale del tempo."Nel momento della presa di coscienza della realtà, come vivere il processo se non dall'interno?".


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Orario
11.00-19.00 orario continuato (chiuso lunedì)

Accademia di Francia a Roma
Villa Medici
Viale Trinità dei Monti,1 - 00187 Roma
+39 06 67 61 1

Communique de presse
Comunicato stampa

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