mercoledì, 31 ottobre 2007

dal museo ostiense 

museo ostiense 

piazza di spagna 

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martedì, 30 ottobre 2007

viale aventino dal museo ostiense 

Foto0172 

Foto0187

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domenica, 28 ottobre 2007

Seta Valutazione 2 stelle su cinque

(Silk)

Un film di François Girard. Con Michael Pitt, Keira Knightley, Alfred Molina, Kôji Yakusho, Sei Ashina, Miki Nakatani, Jun Kunimura, Mark Rendall, Kenneth Welsh. Genere Drammatico, colore 110 minuti. - Produzione Canada, Francia, Italia, Gran Bretagna, Giappone 2007. - Distribuzione Medusa
Locandina Seta
Francia meridionale, 1861. Herve Joncour è un allevatore di bachi da seta; quando l'epidemia attacca prima gli allevamenti europei, poi quelli del vicino Oriente, Herve si spinge fino in Giappone per procurarsene di contrabbando.

Francia, seconda metà dell'800. Hervè Joncour (Michael Pitt), figlio del sindaco di Lavilledieu, una cittadina francese, si innamora e sposa la bella Hèléne Fouquet (Keira Knightley). Abbandonata la carriera militare, per fare rifiorire le fabbriche da seta del paese, si deve recare in luoghi lontani per cercare uova di bachi da seta non affette dalla Pebrina. In questi viaggi continui, conoscerà un paese dai mille segreti, il Giappone.
La trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Alessandro Baricco, è messa in scena da François Girard (Il violino rosso) con grande attenzione alle immagini, alla ricostruzione storica, alla musica, di cui il regista è grande appassionato. Lo sviluppo è quasi completamente lasciato alla forma, tralasciando l'approfondimento dei rapporti tra i personaggi, che vivono singolarmente una relazione indipendente coi colori, sensazioni e ambienti, arricchiti dalla colonna sonora di Sakamoto, ponte fra Oriente e Occidente. Michael Pitt (The Dreamers) osserva monoespressivo il mondo che lo circonda, e anche la buona interpretazione di Keira Knightley (il ruolo è nelle sue corde), non riesce a distaccarlo da un'emozione senza sfaccettature.
Un progetto complesso come Seta si risolve in un "Feuilletton" fra l'amore quotidiano e il fascino per l'ignoto (la seta è un veicolo che conduce il protagonista verso ciò che è sconosciuto) che vorrebbe innalzarsi attraverso le emozioni sospese di un patinato formalismo, e che ricade invece su se stesso, fagocitato dal Giappone, protagonista chiave della storia, rigoroso nei rituali e lirico nelle immagini.

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domenica, 28 ottobre 2007

“LAND” Risvegliare il luogo intimo

Un viaggio fra l’onirico e la materia primordiale.

Nadine Ethner nasce nel 1975 a Naumburg/Saale in Germania. Si iscrive nel 1994 all’Accademia delle Belle Arti “Burg Giebichenstein a Halle/Saale. Con la borsa di studi Erasmo arriva a Roma nel 1998 e frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Roma per 6 mesi. Dopo la sua laurea in Germania ritorna qui nel 2000 ed inizia ad esporre in iItalia. Tra le sue ultime mostre “Acqua Femmina” a cura di Laura Turco Liveri con Festarte a Roma e “Trees Island” a cura di Tiziana Musi nella Galleria E.I.D.O.S. a Bassano Romano, nel 2005 “Urban Calligraphy nella Porta Blu Gallery a cura di Tiziana Musi a Roma, 2004 “Riparte” con la Galleria 9 Via della Vetrina Contemporanea di Elisabetta Giovagnoni, 2001 “Y.I.A.-Young International Artists” nel Rialto S. Ambrogio a Roma. Oggi Nadine Ethner vive a Berlino.

Casa Internazionale delle Donne

via della Lungara, 19

fino al 14 novembre

Tel. 06.68401721-06.68193001
Sito web:
www.casainternazionaledelledonne.org

Fuori dall'ombra - Collezione Galleria Corsini

A. Van Dyck, Madonna della Paglia

Fuori dall'ombra. Capolavori restaurati della Galleria Corsini

La mostra Fuori dall'ombra. Capolavori restaurati della Galleria Corsini è nata dal lavoro di selezione di alcuni dei capolavori della collezione, solitamente non esposti al pubblico poiché conservati nei depositi del museo o praticamente invisibili perché in prestito permanente presso importanti Istituzioni nazionali e straniere.

La mostra si propone di far meglio conoscere, dopo i recenti restauri, opere di indiscusso valore di artisti quali Rubens, Baciccia, Lanfranco, Maratti, Vanvitelli, ma anche di far luce e richiamare l'attenzione di un più vasto pubblico su autori poco noti come Lucatelli, Anesi, De Momper, Cignani, anche grazie a nuove proposte di attribuzione.

Più in generale, intento dell'iniziativa è pure quello di porre l'accento sul lavoro di conservazione e restauro, i cui risultati solitamente non emergono se non in casi di eccezionale scalpore, e che qui vogliono invece documentare una vocazione essenziale e costante del museo pubblico, forse meno vistosa ma non meno importante.
La mostra è inserita all'interno del percorso museale della Galleria.

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domenica, 28 ottobre 2007

Elizabeth - The Golden Age Valutazione 3 stelle su cinque

Un film di Shekhar Kapur. Con Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Rhys Ifans, Jordi Mollà, Abbie Cornish, Samantha Morton. Genere Drammatico, colore 114 minuti. - Produzione Gran Bretagna, Francia 2007. - Distribuzione Universal Pictures
Locandina Elizabeth - The Golden Age
Il film racconta l'elettrificante storia di un'era - la storia della crociata di una donna per controllare l'amore, annientare i suoi nemici e difendere la sua reputazione come amata icona del mondo occidentale.

Filippo II, re di Spagna e fervente cattolico, è fermamente deciso a detronizzare l'"eretica" Elisabetta I e a incoronare regina d'Inghilterra la cugina Maria Stuarda. Sostenuto dalla Chiesa di Roma e armato di un poderoso esercito il sovrano spagnolo ordisce un complotto ai danni di Elisabetta, che da trent'anni governa gli inglesi con forza e saggezza. Mentre il fondamentalismo cattolico di Filippo e dell'Inquisizione minaccia l'Europa protestante, la presenza a corte di Raleigh, un cittadino senza titolo nobiliare con la vocazione per l'esplorazione e per la navigazione su mari perigliosi, indebolisce le salde certezze della regina. Dimenticando il suo ruolo, Elisabetta si scopre vulnerabile e innamorata. Ma la politica estera la reclama. L' "invincibile" Armada di Filippo, centotrenta galere e trentamila uomini, è salpata per l'Inghilterra.
La vita di Elisabetta I è un "testo" largamente frequentato al cinema. Ne esistono oltre venti versioni. Tutti se ne innamorano, soprattutto gli storici e i registi, che non resistono alla tentazione di farne un libro o un film. È successo a Shekhar Kapur, che dieci anni fa con Elizabeth tentò la sfida, vincendola. Nel secondo "episodio" la sovrana inglese vive una golden age minacciata dalla cospirazione e dal fondamentalismo di Filippo di Spagna. Fedele al suo voto di castità e di fedeltà alla nazione, Elisabetta declina le proposte di matrimonio dei suoi pretendenti e coltiva la disposizione al comando. Intrigata dallo spirito libero, colto e indipendente di Sir Raleigh, la regina cede il passo alla donna.
L'interesse per il "pirata" gentiluomo si libera nella conturbante sequenza della danza di corte, in cui Elisabetta immagina di sostituirsi alla giovane favorita (Elizabeth), suo doppio che agisce e sperimenta in sua vece l'amore. Confusa dal sentimento e ingabbiata dal suo ruolo, Elisabetta rinuncia alle proprie aspirazioni amorose e si consacra alla causa "protestante", calandosi con rigore e passione nel ruolo della regina che impara i trucchi della politica e sa incantare il popolo, l'esercito e il nemico con indole risoluta e bellezza illibata.
La singolarità del film va ricercata nel linguaggio cinematografico: la costruzione dello spazio e il ruolo del montaggio. Dentro una ricostruzione storica volutamente accademica, secondo i modelli del classico kolossal storico, il regista riesce a fare interagire i volti e i corpi dei tre protagonisti (Elisabetta, Sir Raleigh e il segretario di stato Francis Walsingham) con le masse civili e con quelle armate. La spettacolarità volumetrica dell'ambiente cortigiano e quella epica della battaglia navale sono intercalate da scene liriche e private, che comunicano con efficacia una forte presa emotiva. Nella ricchezza della narrazione, che non risparmia gli eccessi e si concede di sollecitare sentimenti, la composizione sonora imprime il ritmo alla rappresentazione, contribuendo non poco alla mitizzazione della "regina vergine".
La musica, i cori e il sinfonismo sono concettualmente vicini al melodramma operistico contro
il pastiche rock-pop della regina francese della Coppola. Elizabeth - The Golden Age è l'occasione per consacrare (e venerare) Cate Blanchett, infinita nella definizione del personaggio storico, indagato nella sua umanità e seguito nella sua straordinaria avventura. Dotata di un'innata fotogenia e di un solenne portamento scenico, l'ultimo sguardo della sua regina è di quelli che non si dimenticano, quasi intuisse oltre lo "schermo" la presenza del suddito-spettatore.

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domenica, 28 ottobre 2007
Festa Cinema Roma. Ecco i vincitori della II edizione PDF Stampa E-mail
sabato 27 ottobre 2007

ImageEcco i vincitori della II edizione di Roma - Festa Internazionale del Cinema:


MARC'AURELIO D'ORO AL MIGLIOR FILM:
 "JUNO" di Jason Reitman

PREMIO MIGLIOR INTERPRETE FEMMINILE:  JANG WENLI per "LI CHUN" ("AND THE SPRING COMES") di Chang Wei Gu

Ellen Page e Diablo CodyPREMIO MIGLIOR INTERPRETE MASCHILE:  RADE SERBEDZIJA per
"FUGITIVE PIECES" di Jeremy Podeswa

PREMIO FASTWEB AL MIGLIOR FILM SEZIONE "PREMIERE":  "INTO THE WILD" di Sean Penn
                 MENZIONE SPECIALE a
"GIORNI E NUVOLE" di
Silvio Soldini

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: per "HAFEZ" di Abolfazl Jalili

PREMIO "CULT" AL MIGLIOR FILM SEZIONE  "EXTRA": "FORBIDDEN LIE$" di Anna Broinowski


PREMIO "ENEL CUORE" al miglior documentario sociale sezione "EXTRA": "WAR/DANCE" di
Sean FIne e Andrea Nix-Fine
PREMIO L.A.R.A. al miglior interprete italiano: GIUSEPPE BATTISTON per
"LA GIUSTA DISTANZA" di
Carlo Mazzacurati
PREMIO L'OREAL PARIS al miglior maquillage: VALENTINA LODOVINI per  "LA GIUSTA DISTANZA" di Carlo Mazzacurati

Il miglior film è "Juno"


Ellen Page e Olivia Thirlby in una scenaQUANDO LA SCENEGGIATURA È TUTTO - Più che dire “un film di Jason Reitman” dovremmo dire un film di Diablo Cody. Questo il nome della sceneggiatrice, ex-blogger (di mestiere), trasgressiva negli abiti, adorabile e “easy” nei modi, eccezionalmente sottile e pungente nella scrittura, responsabile di gran parte dei meriti.
La storia è semplice e plausibile: la sedicenne Juno (Ellen Page) che perde la verginità con il fidanzatino del liceo e acquista la gravidanza di un figlio per il quale, tolta, per ragioni morali, l’opzione aborto, l’unica sorte sembra essere l’adozione. La notizia incontra due genitori comprensivi e raggiunge molto presto due perfetti genitori adottivi (splendidamente interpretati da Jennifer Garner e Jason Bateman), con cui il rapporto non è sempre facile. L’evoluzione della vicenda non sorvola mai la banalità, né le soluzioni abusate, pur rimanendo egregiamente nella popolarità,  nella semplicità, nell’immediatezza.
I dialoghi agili, precisi e sagaci sono la vera chiave del successo narrativo, sorretti alla perfezione dagli attori, versatili, simpatici, ben diretti, perfettamente in parte e, anche loro, mai banali nella scelta dell’interpretazione.

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giovedì, 25 ottobre 2007

Giorni e nuvole Valutazione 3 stelle su cinque

Un film di Silvio Soldini. Con Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher, Carla Signoris, Fabio Troiano, Paolo Sassanelli, Arnaldo Ninchi. Genere Drammatico, colore 116 minuti. - Produzione Italia, Svizzera 2007. - Distribuzione Warner Bros Italia
Locandina Giorni e nuvole
La storia di Elsa e Michele, una coppia colta e benestante. Dopo che Elsa lascia il lavoro per laurearsi in storia dell'arte, Michele confessa di non lavorare da due mesi e di essere stato estromesso dalla società che lui stesso aveva creato anni prima.

Elsa e Michele sono felicemente sposati, hanno una figlia e una splendida casa dove coltivano il loro amore e ricevono amici affettuosi. Elsa si è appena laureata in Storia dell'Arte e lavora al recupero di un affresco attribuito al Boniforti, Michele è stato invece estromesso dall'azienda dai suoi stessi soci, che ritenevano la sua gestione poco competitiva. Dopo la confessione del licenziamento, Elsa e Michele sono costretti a riconsiderare e ridimensionare il loro (alto) tenore di vita. A quarant'anni si confronteranno drammaticamente col mutato mercato del lavoro.
Con Giorni e nuvole, Silvio Soldini dimostra ancora una volta l'originalità dello sguardo e una straordinaria capacità di sapere tradurre questioni esistenziali in metafore estetiche. Dopo la leggerezza di Agata e la tempesta che, insieme a Pane e tulipani, in molti e forzatamente hanno letto come deviazione dal corso del suo cinema, Soldini sceglie di raccontare una storia dolorosa dentro un paesaggio sociale popolato dal disagio e dall'insicurezza.
Secondo un procedimento ripreso in tutti i suoi lavori, Soldini fa (sempre) accadere qualcosa ai personaggi che genera nella loro esistenza un vuoto, una disponibilità di tempo sgombro dalle occupazioni consuete. Questo intervallo permette ai protagonisti di guardare le cose con altri occhi e di considerare e sperimentare altre possibilità. Lo scarto temporale si accompagna a un'analoga dislocazione dello spazio: dopo aver perso il
lavoro Elsa e Michele traslocano.
Ma se Nell'aria serena dell'ovest, in Un'anima divisa in due e ancora nelle Acrobate i personaggi scelgono spontaneamente di lasciare il
lavoro e di abbandonare la propria casa per partire in cerca di un altrove, in Giorni e nuvole non ci sono fughe deliberate a sud o verso il Monte Bianco. C'è una città di mare (Genova) dove (re)stare, dove le nuvole "vanno, vengono e ogni tanto si fermano", c'è un lavoro perso e un altro da trovare, c'è una vita a cui rinunciare e un'altra da "campare".
Soldini riflette sull'equazione tra lavoro e tempo: il lavoro organizza il nostro tempo, se si lavora poco si perde tempo, se si lavora molto si guadagna tempo. Quando il Michele di Albanese perde il lavoro entra perciò in un tempo dell'attesa e dell'introspezione. Incapace di ri-organizzarsi la vita senza i ritmi dell'azienda, il protagonista vive una progressiva perdita di definizione. Michele appartiene alla borghesia alta e intellettuale, una classe che ha fatto del lavoro la misura di ogni cosa e la fonte della propria identità. Elsa, abituata a riflettersi nel lavoro del marito e a godere del prestigio sociale e delle opportunità (laurearsi e fare senza compenso la restauratrice) della loro condizione, trova uno, due, tre lavori per provare a rientrare nella "normalità" da cui sono usciti. I due protagonisti sono avvolti da un velo di sofferenza non detta, da una cortina impenetrabile che rende inutile qualsiasi contatto umano. Capiranno insieme, distesi a contemplare l'affresco del Boniforti, che è l'amore (e non il lavoro) a "produrre" valore e realizzazione personale

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giovedì, 25 ottobre 2007

Un'altra giovinezza Valutazione 4 stelle su cinque

(Youth Without Youth)

Un film di Francis Ford Coppola. Con Tim Roth, Alexandra Maria Lara, Bruno Ganz, Marcel Iures, André M. Hennicke, Adrian Pintea, Alexandra Pirici. Genere Drammatico, colore 121 minuti. - Produzione Romania, USA 2007. - Distribuzione Bim
Locandina Un'altra giovinezza
Professore universitario diventerà dopo un incidente drammatico un fuggitivo nell’Europa dell’Est.

Piatra Neamt, Romania, 1938. Dominic Matei è un settantenne docente di linguistica ossessionato dal linguaggio e da Laura, amata in gioventù e morta di parto. Deciso a togliersi la vita con una dose letale di stricnina, la mattina di Pasqua viene colpito da un fulmine davanti alla stazione di Bucarest ma la scarica elettrica, invece di ucciderlo, innesca un prodigioso processo rigenerativo. Sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale, alla bomba atomica e alla Guerra Fredda, Matei vuole portare a termine il suo libro sull'importanza del linguaggio nell'attribuzione di senso al tempo. La proroga di vita e l'incontro con Veronica, incarnazione dell'amata Laura, diventano la possibilità per raggiungere l'inarticolato momento del principio.
Un'altra giovinezza, adattamento del romanzo del filosofo e storico delle religioni Mircea Eliade, può essere considerato una cosciente messinscena del tempo e insieme uno strumento di ricerca e scoperta dell'origine del linguaggio e della nostra civiltà. A un primo livello di lettura il film di Francis Ford Coppola è una fiaba epica e metafisica, da cui mutua la struttura circolare. Eppure, un universo più profondo ci attende. Dopo dieci anni di folgoranti incursioni ai confini del cinema (dirige la sua compagnia di distribuzione e la rivista letteraria "Zoetrope") Coppola torna con un'opera rivelatrice, la cui sostanza si fonda nella sintesi delle sue metafore e della sua simbologia.
Affidando il senso della propria parabola artistica ed esistenziale al professore di Tim Roth, il regista traccia l'intera traiettoria della storia umana attraverso la capacità di trasmettere significati. Coppola, in un viaggio a ritroso nel tempo, conduce lo spettatore al senso ultimo del linguaggio e dell'immagine. Come il Dracula di Bram Stoker, Un'altra giovinezza diviene una struggente epopea di amore e morte, una riflessione sul tempo e sull'eternità, un saggio sulla natura del cinema.
Ancora una volta impressiona l'abilità di Coppola nel rinnovare le forme visive e narrative, recuperando l'incanto dello spettacolo delle origini fino a raggiungere il "protolinguaggio" del cinema: la camera oscura che presenta l'immagine del mondo rovesciata. Rifiutando ancora una volta la rivoluzione digitale (pur girando in digitale), il suo film è un equilibrio quasi perfetto tra scienza e magia luminosa, quella che crea sullo schermo effetti analoghi al caleidoscopio.
L'ultimo artista totale del cinema americano, che ha saputo coltivare il successo e sopportare la sconfitta, che ha conosciuto il trionfo ma anche la morte del (suo) cinema, realizza la sua opera più personale e indipendente, lanciando sul mercato cinematografico, come Tucker in quello automobilistico, un "prototipo" rivoluzionario.

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giovedì, 25 ottobre 2007
vai alla pagina Patrick Tuttofuoco - Future City - Enel Contemporanea

Patrick Tuttofuoco - Future City - Enel Contemporanea

PIAZZA DEL POPOLO SI TRASFORMA IN UNA GRANDE OPERA-CANTIERE DURANTE LA FESTA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI ROMA

Dal 17 al 29 ottobre 2007 l’artista milanese chiude la rassegna dedicata all’arte pubblica contemporanea dopo gli interventi, nei mesi scorsi, dell’inglese Angela Bulloch e del danese Jeppe Hein.

A cura di Francesco Bonami, Enel Contemporanea prevede una serie di progetti di arte pubblica dedicati al tema dell’energia con le installazioni di artisti internazionali.

Roma, ottobre 2007 – Si chiama Future City (Città Futura) la grande installazione di Patrick Tuttofuoco che chiuderà la prima edizione di Enel Contemporanea in Piazza del Popolo, dal 17 al 29 ottobre 2007, nell’ambito della Festa Internazionale del Cinema di Roma. L’opera sarà inserita all’interno della sezione “Risonanze”, che raccoglie gli eventi collaterali ufficiali della manifestazione.
Dopo la suggestiva eclissi lunare dell’artista inglese Angela Bulloch sopra l’Ara Pacis e la fontana d’acqua interattiva del danese Jeppe Hein alla Garbatella, sarà quindi la volta dell’artista italiano scelto dal curatore Francesco Bonami.

Nella straordinaria cornice di Piazza del Popolo, Future City sarà un'opera-cantiere di 80 metri di lunghezza appositamente realizzata per il progetto Enel Contemporanea.

Ma come fa un cantiere a essere un'opera d'arte? Perché qualcosa di non definito è considerato un'opera finita? Solitamente, quando vediamo un cantiere non ci soffermiamo sul suo valore energetico e poetico, ma spesso pensiamo unicamente alla sua funzione, a qualcosa che esiste solo per dare luce a qualcosa d’altro. Future City, 2007, il cantiere accessibile e transitabile di Tuttofuoco, è nella sua semplicità un'opera che raccoglie in sé diversi significati e una storia in evoluzione.

Per il progetto Enel Contemporanea, l'artista crea un nuovo flusso di energia dando così all'emblematica piazza romana un senso temporale e storico diversi.
Nell'opera stessa sono racchiuse infatti le tre nozioni di tempo: il passato, il presente e il futuro. Con la scritta "Roma 17 ottobre 2007 Piazza del Popolo" posta come confine tra passato e futuro, l'artista delimita bene i tre diversi momenti. L'opera vive nel presente, il giorno dell'inaugurazione, giorno in cui essa inizia ad interagire nello spazio pubblico, e già dal giorno successivo inizierà ad avere a che fare con il passato esplicitando il suo progressivo invecchiamento, ma allo stesso tempo porta con sé l’intrinseca idea di futuro, essendo un cantiere potenzialmente in divenire. L’uso della luce e degli specchi
aumenterà inoltre la capacità comunicativa e il valore estetico del cantiere. Ecco quindi che Future City di Tuttofuoco ci lascia già immaginare l'idea di un futuro tutto da indagare.
La scelta della città di Roma quale sede per il lancio del progetto Enel Contemporanea si è inserita in un favorevole contesto di impulso e promozione della contemporaneità. Non a caso, i tre luoghi scelti per ospitare la prima edizione di Enel Contemporanea rappresentano tre diversi «momenti» della città:

• Classico: Piazza del Popolo;
• Moderno (Urbano): la Garbatella;
• Contemporaneo: la nuova struttura di Richard Meier per l’Ara Pacis,

individuati con l’obiettivo di integrare il tessuto storico-urbano e quello contemporaneo attraverso una serie di interventi di arte pubblica fortemente interattivi, appositamente pensati per questi contesti.

Enel Contemporanea ha voluto così affrontare il complesso rapporto con la città, sospeso tra storia e contemporaneità, che può vivere ed evolvere solo attraverso lo scambio di energia con i propri “abitanti”. In una città famosa per i suoi monumenti, gli interventi degli artisti hanno seguito una strategia anti-monumentale, privilegiando la presenza e l’azione dello spettatore anziché celebrarne il contesto. Ciascuna installazione si è sviluppata infatti come opera d’arte, come punto di riferimento e come elemento di architettura in grado di trasformare la cultura quotidiana dei luoghi.


mostra fotografica
PIERLUIGI. ON CINEMA
Il fotografo de La Dolce Vita


Sono oltre 70 gli scatti presentati da Shenker ed esposti a Roma per la prima volta, nella mostra Pierluigi. On Cinema. Immagini che colgono il sapore, la magia e lo splendore dei set cinematografici romani degli anni de ‘La Dolce Vita’, quando Cinecittà veniva definita la ‘Hollywood su Tevere’.
Sono le magiche fotografie di Pierluigi Praturlon, alle quali Shenker Culture Club dedica una raccolta delle istantanee più suggestive.
Presentata in occasione delle giornate di Cinema. Festa Internazionale di Roma, la mostra ospita fotografie inedite, stampe uniche delle quali non esistono altre riproduzioni. Le oltre 200 immagini, provenienti direttamente dall’archivio dell’autore, sono raccolte nel volume Pierluigi. On Cinema, disponibile all’interno della esposizione.
Col suo stile Pierluigi (il suo nome d’arte), ha cambiato il ruolo del fotografo di scena, riuscendo a cogliere l’immediatezza e la spontaneità della vita sul set cinematografico, portando lo spettatore al di là della cinepresa e svelando alcuni piccoli segreti del set.
La selezione delle immagini in mostra presenta le foto scattate sui set di film degli anni Cinquanta e Sessanta, quando Fellini, De Sica, Rossellini, Comencini, Monicelli, Emmer, ma anche Vidor, Wiler - solo per citarne alcuni - si sono avvalsi della collaborazione di Praturlon per rendere indelebili attori e scene memorabili della storia del cinema come Ben Hur, Cleopatra, La Dolce Vita, Matrimonio all’Italiana, Pink Panther, dei quali ha saputo cogliere l’atmosfera.

Informazioni tecniche:                                  
Da martedì 23 a domenica 28 novembre 2007 
Dal lunedì al venerdì ore 11- 19                   
Sabato ore 11 - 15                              
Per ulteriori informazioni:
http://www.shenker.com/pierluigi_rm.php

LE OPERE DI ANTHONY QUINN

A cura di
Gloria Porcella


dal 17 ottobre 2007
Piazza di Spagna 81
- Roma
06.6796417, fax: 06.6797550

Orario 10.30-13.30, 15.30-19.00

Le opere del grande attore Anthony Quinn, sono esposte dal 16 al 27 ottobre alla galleria Cà d’Oro di Roma durante il periodo della festa Internazionale del Cinema.
Quadri, disegni e sculture svelano una parte nascosta e delle rivelazioni importanti del grande attore ma anche del grande uomo che è stato Anthony Quinn.
Il suo grande talento va oltre il cinema, si dedicò al teatro e studiò architettura; attraverso la pittura e la scultura ritrovò una parte della sua passione di gioventù.
Il figlio Danny ricorda con grande affetto le ore che il papà passava a dipingere, con grande passione e con grande dedizione.
Le sue opere parlano della gioia di vivere ma anche del suo tormento interiore; i suoi dipinti esprimono un viaggio intimistico e rivelatore nonché una celebrazione della sua grandezza.
Yolanda Quinn (la moglie dell’artista) “Mio marito comincio’ a scolpire quando comprammo la casa ai castelli “Vigna S. Antonio”. Era il 1961. La tenuta era piena di alberi secolari e tantissimi ulivi, che ogni tanto cadevano e morivano di vecchiaia rovesciandosi sul terreno lasciando scoperte solo le radici. Cominciò così , con la radice di un vecchio ulivo, ne uscì una scultura bellissima, un’opera straordinaria. Poi la rifece in marmo e in bronzo, sperimentando varie patine. Nella proprietà costruì uno studio enorme, anzi due. Iniziò così la sua era di scultore e ricominciò anche a dipingere. Era bravissimo, creava delle opere stupende, piene di colore, solari.
Spesso, per il suo lavoro di attore, doveva viaggiare perciò non potendo creare le sue opere in dimensioni reali, faceva maquette e quando ritornava le realizzava nei vari materiali. Tra gli anni sessanta e ottanta dipinse e scolpì moltissimo, in marmo, bronzo e peperino. Il periodo più fecondo fu quando, per il suo lavoro di attore, viveva nel deserto, amava moltissimo il deserto. Aveva una roulotte dove, durante la pausa del film, si isolava e creava, creava.
Nel 1986 fece la sua prima mostra alle Hawaii. Fu un successo strepitoso. E’ molto difficile poter descrivere mio marito in poche righe, lui era un gigante, una leggenda che camminava, era tutto e di più! Attore, pittore, scultore carismatico e infine marito e padre, dolce e possessivo, geloso della sua donna e dei suoi figli. Questo era Anthony Quinn.”

Iran



  Zoom


L'esposizione e' stata realizzata grazie allo sforzo congiunto dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran in Italia e dell'Accademia di Belle Arti di Roma, insieme al Comune di Shiraz (Iran).

La mostra raccoglie 65 opere di 8 artisti e 10 artiste di Shiraz che lavorano in diversi campi, dalla miniatura alla calligrafia, dall'illuminazione (tazhib) al disegno naturalistico e alla calligrafia, prodotte in un periodo di tre anni in diversi laboratori sotto la supervisone di Mohammad Hasan Golban Haqiqi presso l'Istituto artistico-culturale Simab di Shiraz.

In considerazione del fatto che il 2007 e' stato dichiarato dall'UNESCO Anno di Melvana, una sezione speciale della mostra e' dedicata alla rappresentazione della vita, del credo e dei racconti di Melvana. I suoi versi calligrafati sono esposti sia in persiano che in italiano.

Le altre sezioni della mostra comprendono: la scuola miniaturistica di Shiraz; la miniatura e la pittura di altre scuole iraniane; alcune pagine del Sacro Corano manoscritto e rilegato a Shiraz 150 anni fa; calligrafia e illuminazione; il disegno di rose e uccelli; l'arte delle nuvole e del vento.

Shiraz e' una città dall'illustre passato nel campo delle arti, cantata centinaia di volte: i suoi giardini, fiori e uccelli hanno una rinomanza globale. Questa città ha visto la nascita di diversi stili nella Miniatura in tutte le epoche, testimoniata non solo nei libri, ma anche nelle pareti delle case e degli edifici pubblici e religiosi, nelle ceramiche delle cupole e nelle meravigliose calligrafie, che recano il segno e il colore della storia dell'amore e della fede.

Moulana Jalaloddin Rumi, detto Melvana, originario di Balkh, nel Khorasan, nacque nell'anno1207 ed emigro' con la sua famiglia a Konya nel 1219. Per l'influenza di Borhan al-din Termezi si avvicino' al sufismo, e grazie ai suoi insegnamenti spirituali percorse tutte le stazioni della via inziatica del sufismo e della gnosi nell'anno 1240, diventando Shaykh (Maestro spirituale) e attirando, grazie alla sua straordinaria personalità, un gran numero di discepoli nella regione anatolica.

Mostra di calligrafia e miniatura (Vita di Melvana) di artisti provenienti da Shiraz (Iran)
Arteinterrazza Accademia di Belle Arti di Roma - Via Ripetta 222, 00186 Roma
22 / 28 ottobre 2007


Accademia di Belle Arti
via Ripetta, 218 - Roma
Ingresso libero

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martedì, 23 ottobre 2007
Allevi Live a Roma
Giovedì 25 ottobre 2007 ore 18 - Roma
Con il suo Joy Tour è stato per un anno in giro a suonare in tutta Italia e su e giù per il mondo fino a New York e Shanghai, ottenendo ovunque lo stesso risultato: folle entusiaste e critica estasiata. Insomma, un successo da rockstar per un pianista e compositore colto e raffinato, abituato a muoversi sopra, attraverso e soprattutto al di là dei generi. E come per ogni brava rockstar, il tour della consacrazione diventa un album dal vivo: AlleviLive, doppio cd con ventisei brani da No Concept e Joy e l'inedito Aria. Per l'occasione Giovanni Allevi ce ne offre un assaggio, ovviamente live.
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