domenica, 30 settembre 2007
Mark Rothko
a cura di Oliver Wick
6 ottobre 2007 - 6 gennaio 2008

 Per molti anni si è attesa in Italia una grande mostra di Mark Rothko in uno spazio pubblico. La prima esposizione che ha diffuso la conoscenza della sua opera nel nostro paese è stata quella presentata alla Biennale di Venezia nel 1958. Qualche anno dopo (1962), la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma ha ospitato una stupefacente mostra antologica preparata dal Museum of Modern Art di New York in stretta collaborazione con l'artista. Infine, nel 1970, subito dopo la tragica morte di Rothko, viene allestita una mostra al Museo d'Arte Moderna Ca' Pesaro di Venezia in occasione della Biennale.
La mostra presso il Palazzo delle Esposizioni mira a fornire un quadro generale dell'opera di Mark Rothko, coprendo l'intero arco della sua produzione attraverso gruppi di dipinti attentamente selezionati, che testimoniano le varie fasi del suo lavoro, rispettando così la concezione dell'artista stesso, che tendeva a realizzare dei veri e propri cicli pittorici. Il rigore della sua ricerca si esprime in una ossessiva attenzione sia alla qualità delle opere, alla loro dimensione e disposizione, sia al contatto con il fruitore: "dove le cose sono situate e come vengono percepite".
Altro aspetto messo in luce è il rapporto dell'artista con l'Italia, dove si è recato a più riprese, confrontandosi con i monumenti del passato, attratto soprattutto dalla pittura etrusca e dal primo Rinascimento.
 La mostra si articola per cicli, che corrispondono ai diversi periodi della produzione dell'artista, in linea di massima secondo una progressione cronologica. Per quanto riguarda i primi lavori di Rothko, si focalizza soprattutto sui dipinti, di dimensioni ridotte, eseguiti su supporto di tavole di gesso, di una qualità simile all'affresco, con delicate tonalità ed una consistenza sottile. In questo primo periodo rientrano anche i lavori di matrice surrealista, nei quali questa tecnica si perfeziona ulteriormente. Una selezione dei cosiddetti "Multiform", caratterizzati da macchie di colore, documenta un'ulteriore fase della sua ricerca, mentre un'ampia sezione è dedicata ai dipinti 'classici', ossia  ai lavori più maturi realizzati a partire dagli anni '50. In questo contesto è stata parzialmente ricostruita la stanza di Mark Rothko alla Biennale di Venezia del 1958, organizzata dal Museum of Modern Art e dalla Sidney Janis Gallery, che aveva contribuito in maniera determinante ad accrescere la fama dell'artista in Italia e in Europa.
L'esposizione si conclude con le tele "Blackform", caratterizzate da una singola forma nera squadrata su fondo bianco, dipinte nel 1960, in cui emerge la ricerca della creazione di uno spazio spirituale, e con i cosiddetti "Black on Grey", che segnano il culmine di un'arte sempre più austera ed orientata verso nuove prospettive.


La mostra comprende circa settanta dipinti, tra i più significativi della produzione dell'artista, provenienti sia dagli eredi (che hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione della mostra), sia da importanti musei internazionali (Fondation Beyeler, Basilea; Tate, Londra; National Gallery of Art, Washington; Guggenheim Museum di New York e di Bilbao; The Metropolitan Museum of Art, New York; National Gallery of Canada, Ottawa; National Gallery of Australia, Canberra), sia da collezioni private.

Catalogo: Skira Editore

Mario Ceroli
 a cura di Maurizio Calvesi e Claudia Terenzi
6 ottobre - 2 dicembre 2007

La mostra è dedicata a  Mario Ceroli, uno dei maggiori scultori a livello internazionale. A partire dai primi anni Sessanta, e fino alle opere più recenti, l'artista ha sempre rivelato una straordinaria ‘pratica' nel lavorare i più vari materiali, oltre ad una grande creatività. Molte sono le sue opere esposte in Italia e all'estero in collezioni private e nei più importanti musei, è da sottolineare, inoltre, la sua presenza alle mostre più significative (alla Biennale di Venezia del '66 aveva presentato la Cassa Sistina, che ebbe il premio per la scultura).
In questa opera, come in altre successive, si può considerare un antesignano dell'arte povera, ed è soprattutto la sua ricerca sui profili, solitamente in legno, una ricerca di grande originalità, che avrà notevoli sviluppi sulla sua produzione: nota, tra queste opere è La Cina (1966), una schiera compatta di sagome in legno che divengono un allestimento spettacolare, oltre ad alludere alla ideologia collettiva che ne era alla base.
Bisogna ricordare i tanti allestimenti scenici realizzati dall'artista, per il teatro, per il cinema, per la televisione: Riccardo III con la regia di Luca Ronconi; Orgia di Pier Paolo Pasolini; Norma, diretto da Mauro Bolognini; Omaggio a Martin Luther King, musica di Goffredo Petrassi; Aida, diretta da Giuseppe Sinopoli.

Importanti i numerosi monumenti realizzati dall'artista, Goal a Roma, in legno dipinto, collocato accanto al Palazzetto dello Sport, gli interventi ambientali, come la Piazza dell'Orientale a Porto Rotondo, l'allestimento della chiesa e del teatro, l'interno della chiesa di Tor Bella Monaca, fino ai più recenti monumenti collocati a Firenze, in piazza Strozzi e alla Fortezza da Basso.
La mostra al Palazzo delle Esposizioni non vuole essere una antologica dell'opera di Mario Ceroli, ma piuttosto puntare sulla spettacolarità e sull'uso dei diversi materiali: il legno, il vetro, le terre colorate, la stoffa, la sabbia, la cenere. Quindi, oltre ad alcune opere rappresentative del lavoro precedente (quali La Cina, Pier delle Vigne, Le Tavole di Mosè, le tre grandi composizioni realizzate con diversi materiali, lana, solfato di rame, ossido di piombo: La barba di Saturno, Sopra di noi, Le strade della politica negli ultimi cento anni), è stata appositamente creata, nella sala centrale, una grande installazione con polveri di colori e sagome in legno, e, nelle sale adiacenti, opere della sua più recente ricerca, realizzate con legno e cenere, con carte vetrate, colori ed altro.
Curatore della mostra è Maurizio Calvesi, che firma un saggio nel catalogo sul complessivo percorso artistico di Mario Ceroli. Altri testi in catalogo di Luigi Ficacci, riguardano la mostra e la spettacolarità dell'opera dell'artista; di Claudia Terenzi sui diversi mezzi espressivi. Una sintesi, quindi, dei suoi molteplici interventi, dalla scultura, alla pittura, alle installazioni, agli allestimenti scenici, attraverso l'analisi delle mostre più importanti e delle più significative testimonianze critiche.

Catalogo: GAmm, Giunti Arte Mostre Musei

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domenica, 30 settembre 2007
Alla scoperta di “Bernini Pittore”
Roma, Palazzo Barberini, 19 ottobre 2007 - 20 gennaio 2008
 

FotoArticolo

Oltre trenta opere raccontano Bernini pittore. La mostra, curata da Tomaso Montanari, riunisce per la prima volta, con una sceltissima selezione di opere, tutti i dipinti certamente attribuiti a Gian Lorenzo Bernini. Saranno esposte poco più di trenta opere: oltre ai dipinti (ventuno), saranno presentati un gruppo di dieci disegni e un marmo, il busto di Costanza Bonarelli del Museo del Bargello, un cartone monumentale e altre tele per un totale di 34 opere.

Il progetto è frutto di una ricerca rigorosa basata sull’analisi stilistica e sull’interpretazione storica dell’attività e della produzione berniniana e si articola in un percorso espositivo che offre una chiave interpretativa chiara e comprensibile anche ai non specialisti. Le opere sono disposte secondo tre tematiche principali – autoritratti, ritratti, soggetti sacri – a loro volta articolate in sezioni che evidenziano diversi nuclei: natura della ritrattistica pittorica dell’artista, rapporti e indipendenza dalla committenza, interpretazione del tema sacro (rari autografi destinati alla devozione privata e ideazione di grandi pale affidate ad allievi) e consuetudini della bottega berniniana.

Agli autoritratti, nucleo portante della pittura del Bernini, sarà dedicata la prima parte del percorso: ai quattro autoritratti di attribuzione totalmente certa - dei quali uno riappare in pubblico dopo molti decenni - vengono accostati, ben distinti, tre dipinti già ritenuti autoritratti del maestro, ma che in realtà devono essere considerati repliche di autoritratti perduti, o ritratti di Bernini concepiti da suoi allievi o da più giovani ammiratori, probabilmente sotto la sua stessa direzione. Accurati apparati didattici guideranno il pubblico alla constatazione della differenza qualitativa e alla conoscenza della complessa dinamica della grande bottega berniniana.

La seconda parte della mostra si occupa del genere più cospicuo della pittura berniniana, i ritratti. Vengono qui riuniti tutti i ritratti noti dipinti da Gian Lorenzo, dei quali uno è inedito e un altro (recentemente pubblicato) non è mai stato esposto in pubblico. Accanto ai ritratti dipinti vengono esposti l’unico ritratto in marmo ‘senza committente’ scolpito da Bernini, la Costanza Bonarelli del Bargello e una scelta di alcuni fra i più bei ritratti disegnati: fogli così pittorici e sontuosi da costituire un capitolo indispensabile del cammino di conoscenza che la mostra propone al visitatore.

La terza parte dell’esposizione sarà dedicata al sacro: da una parte i pochi dipinti autografi di Gian Lorenzo Bernini, rappresentazioni destinate ad una colta fruizione privata; dall’altra, le grandi pale per gli altari pubblici, per le quali Bernini dette solo il disegno, affidandone l’esecuzione agli allievi. Se la scientificità della ricerca si rivolge a un pubblico internazionale di specialisti, la mostra viceversa riveste un grande interesse per il pubblico più vasto che ha sempre manifestato enorme apprezzamento per le iniziative che, anche negli anni recenti, hanno celebrato il genio di Bernini. La sua attività pittorica, poco nota al grande pubblico, è svelata attraverso capolavori la cui la straordinaria qualità e modernità aggiungono a questa selezione carattere di grande spettacolarità.

La mostra Bernini pittore sarà allestita in tre sale del restaurato secondo piano di Palazzo Barberini. La scelta della prestigiosa dimora, progettata dallo stesso Bernini nella sua qualità di architetto, sottolinea una tappa fondamentale del percorso che la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano sta compiendo con l’obiettivo della rinascita di Palazzo Barberini come grande museo statale di arte antica. Nei nuovi spazi appena restaurati riprende inoltre una funzione fondamentale del palazzo, quella di ospitare mostre. Uno scopo cui verrà dedicato il piano terreno dell’ala sud fino all’anno scorso occupato dal Circolo Ufficiali.

La mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano, è realizzata da Vernice Progetti Culturali con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Main sponsor Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a.

Info:

Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini

Via delle Quattro Fontane, 13 - 00184 Roma

centralino museo +39 (0)6 4824184

Gebart, concessionario servizi aggiuntivi

tel. +39 (0)6 32810; fax + 39 (0)6 8555952

tour@gebart.it

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domenica, 30 settembre 2007

Cenni storici

TARQUINIA fu une delle più importanti ed antiche città etrusche con un territorio che dalla fascia costiera si spingeva nell'interno fino ai laghi di Bracciano e di Bolsena. La sua origine è legata alle figure leggendarie di Tarconte (suo fratello Tirreno avrebbe condotto gli Etruschi dalla Lidia all'Etruria) e di Tages, bambino dotato di profonda saggezza che, generato dallo stesso suolo di Tarquinia, avrebbe insegnato al popolo l'arte di interpretare i visceri delle vittime sacrificali.
Risalenti al IX-VIII secolo a. C. sono i sepolcreti villanoviani di Poggio dell'Impiccato, Poggio Selciatello, Poggio Quarto degli Archi e Monterozzi. Degna di nota è la tomba detta 'del Guerriero' (metà VIII secolo a. C.) a testimonianza della prosperità economica raggiunta già in quel periodo. Nel 358 a. C. la città entrò in conflitto con Roma e nel 281 a. C. ne divenne civitas foederata. Nel 90 a. C. gli abitanti di Tarquinia ottennero la cittadinanza romana; duramente colpita dall'invasione barbarica dei Visigoti di Alarico (408), la popolazione abbandonò l'antico sito per trasferirsi dove sorge l'attuale città.



Tarquinia - Panorama


La città etrusca era costruita sul colle denominato 'la Civita'. Al IV secolo a. C: risalgono i resti della cinta muraria. Uno dei monumenti più significativi del periodo successivo è l'Ara della Regina (IV-III secolo a. C.) dove venne eretto uno dei più grandi templi etruschi decorato da terracotte alcune delle quali sono oggi conservate al Museo Nazionale di Tarquinia; famoso il gruppo dei due cavalli alati, uno dei gruppi scultorei più celebri dell'antichità tornato ora a nuova vita grazie ad un accurato restauro.



Tarquinia - Ara Regina


La Tarquinia medioevale prese il nome di Corneto ispirandosi, con molta probabilità, dalle piante di corniolo che crescono abbondanti sul terreno e che sono state scelte come simbolo della città nello stemma municipale (Corgnitum da cornetum). Un'altra tradizione vuole il nome derivato da quello del re Corito, fondatore della città e progenitore di Enea. Nel XII secolo Corneto si elesse libero Comune e nel 1328 Matteo Vitelleschi mise le fondamenta per una futura Signoria che ebbe fine nel sangue pochi anni dopo. Nel 1500 venne annessa allo Stato Pontificio di cui fece parte fino al 1870.
Nel 1922 alla cittadina venne restituito l'antico nome di Tarquinia. Tarquinia ha dato i natali a Santa Lucia Filippini, fondatrice delle Maestre Pie e a Vincenzo Cardarelli, fra i maggiori esponenti della poesia e della letteratura del XX secolo.

 

Le Necropoli

LE necropoli di Tarquinia si trovano sulle alture intorno al colle della Civita. Le tombe più antiche sono riconducibili a tre tipologie:
- tombe a pozzo (IX-VIII secolo a. C.) dove venivano deposti oltre agli oggetti del corredo i cinerari biconici e le urne a capanna;
- tombe a fossa (VIII secolo a. C.)
- tombe a camera (fine VIII ed inizio VII secolo a. C.) in seguito alle prime manifestazioni del gusto orientalizzante, scavate nella roccia ed accessibili tramite una gradinata.
Solo nella prima metà del VI secolo a. C. compaiono le prime tombe con dipinti nella necropoli di Monterozzi che comprende 150 tombe dipinte di cui però solo 60 sono conservate.
A differenza delle tombe di Cerveteri, quelle di Tarquinia sono molto più semplici e sono composte da un'unica camera mentre la decorazione non è scolpita nel tufo ma costituita da pitture parietali eseguite su di un sottile strato di intonaco. Le tombe dipinte sono legate alla concezione del sepolcro come abitazione del defunto. Le pitture presentano le tracce di disegni preparatori realizzati con una punta che ha lasciato un piccolo solco, Alcune di queste linee sono continue e fanno pensare ad un modello che veniva precedentemente fornito all'artista dalla bottega, altre sono al contrario molto frammentate, probabilmente di un maestro che poteva comporre le figure in modo autonomo. Non è un caso che queste ultime siano anche le più originali.



Necropoli - Antologia


Tra le tombe più importanti si ricordano:
- la Tomba del Fiore di Loto (metà VI secolo a. C.) con il timpano decorato dalle figure di un leone e di una pantera. Il soffitto ha un trave centrale dipinto e decorato da piccoli fiori. Nei timpani d'ingresso e di fondo è raffigurato il fiore di loto da cui il nome della tomba.
- la Tomba dei Tori (540 a. C.) a differenza delle altre è articolata in una camera e due celle. Tra le porte delle due celle troviamo dipinto l'agguato di Achille a Troilo uno dei soggetti più cari all'arte greca della ceramica. Achille è immortalato nascosto dietro una fontana e nell'attimo prima di sferrare l'attacco a Troilo che si avvicina tranquillo a cavallo. Nel timpano sopra la scena sono i due tori che danno il nome alla tomba, uno dei quali con testa umana.
- la Tomba della Caccia e della Pesca (c. 530 a. C.) è divisa in due stanze: nella seconda sono rappresentati delfini che saltano nel mare ed uccelli variopinti nel cielo mentre uomini in barca sono intenti a gettare le reti in acqua. Nel timpano si possono ammirare un uomo ed una donna distesi sulla kline.
- la Tomba delle Leonesse (530 a. C.) ha un grande vaso dipinto nella parete di fondo, metafora dell'urna contenente le ceneri del defunto che era stato cremato e ai lati un suonatore di cetra, uno di flauto doppio e sulla sinistra una danzatrice.
- la Tomba degli Auguri (c. 530 a. C.) ha come soggetto delle pitture i giochi in onore del defunto. La figura più nota della camera è il Phersu mascherato con un cappello a punta intento probabilmente in un gioco cruento che doveva essere comune nei funerali etruschi.
- la Tomba del Cacciatore (490-480 a. C.) è formata da una sola camera con dipinti su tufo ad imitazione di una tenda; il soffito della camera/tenda riprende il disegno di una tappezzeria decorata da un fregio in stile arcaico che poggia su pali con appesi degli animali. La tenda di caccia è metafora di quella dove avveniva la prothesis del defunto.
- la Tomba dei Leopardi (prima metà del V secolo a. C.) mostra tre coppie a banchetto con quella centrale, forse la più importante, servita da due efebi. Sulla parete sono dipinti danzatori e musicisti il cui compito era quello di allietare il banchetto. Sul timpano di fondo sono i due leopardi.
- la Tomba dell'Orco (prima metà del IV secolo a. C.) è una tra le più importanti del complesso ed è composta da due distinte tombe a camera. La tomba racchiude uno dei dipinti più belli di tutta la produzione etrusca, un maestoso profilo di donna che, in base alla scritta sopra la testa, è attribuito a Velia moglie di Arnth Velchas. La seconda tomba venne realizzata successivamente e quindi unita alla prima tramite un corridoio. Tra le pitture della camera, ispirata dalla mitologia greca, ricordiamo quella di Ade e Persefone oltra alla figura del demone alato Tuchulcha, al contrario di derivazione etrusca.

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sabato, 29 settembre 2007

PROGRAMMA 2007. Il cinema è protagonista
Torna alla home festa internazionale di Roma

 CINEMA. Festa internazionale di Roma è l’appuntamento che in soli due anni ha trasformato Roma nella “prima sala cinematografica con 3 milioni di abitanti”, perché, se il Parco della Musica è il cuore della manifestazione, tutta la città è coinvolta. Dal centro alla periferia, sono tante le iniziative che estendono i confini della Festa alla provincia di Roma e all’intera regione Lazio. La Casa del cinema, sale cinematografiche tradizionali, cinema d’essai, centri indipendenti autogestiti e cineclub arricchiranno la loro l’offerta con le repliche del programma della Festa o proporranno dei programmi originali, ideati e prodotti di concerto con la Festa stessa, e si aggiungeranno alle sale dell’Auditorium di Renzo Piano per riuscire a raggiungere un pubblico il più ampio possibile e far respirare in tutta la città l'amore e la passione per i film e il cinema. La Festa è realizzata dalla Fondazione Cinema per Roma e promossa dalla Fondazione Musica per Roma, dal Comune di Roma, dalla Camera di Commercio di Roma, dalla Provincia di Roma, dalla Regione Lazio, con il sostegno del main partner BNL – Gruppo BNP Paribas e il patrocinio del Ministero per iBeni e le Attività Culturali. In cooperazione con il Ministero per le Pari Opportunità, il Programma Media dell’Unione Europea e il Ministero per le Politiche Giovanili e Sport, la manifestazione ha come partner AAMS, Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e come sponsor ufficiali L'Oreal, Morellato, Mini e Gruppo Poste Italiane, che dando fiducia alla Festa l’aiutano a crescere e svilupparsi. Grazie alla Lottomatica e all’Ikea è stato possibile allestire la Salacinema LOTTO e la Salacinema IKEA, che garantiranno quasi altri 2000 posti in più per gli spettatori.

Il Presidente della
Fondazione Cinema per Roma è Goffredo Bettini, la direzione di struttura è affidata all’architetto Francesca Via e la direzione artistica della Festa è affidata a Maria Teresa Cavina (CINEMA 2007 e New Cinema Network), Piera Detassis (Première) , Gianluca Giannelli (“Alice nella Città”), Giorgio Gosetti (CINEMA 2007 e The Business Street), Mario Sesti (EXTRA).

 

In una Festa in cui si intrecciano tutti i linguaggi dell’arte, è il cinema l’atteso protagonista.        

Le Deuxième souffle di Alain Corneau, con Daniel Auteuil e Monica Bellucci ed Elizabeth: The Golden Age di Shekhar Kapur con i premi Oscar Cate Blanchett e Geoffrey Rush insieme a Clive Owen, apriranno rispettivamente le sezioniCINEMA 2007 in Concorso e Première .

Tra i grandi momenti della Festa, la proiezione dell’ultimo film di Robert Redford Lions for Lambs, con un cast stellare composto dallo stesso Redford, Meryl Streep e Tom Cruise (nella sezione CINEMA 2007 Fuori Concorso), l’anteprima mondiale di Youth Without Youth, con il quale Francis Coppola torna alla regia dopo 10 anni e la pellicola di Sean Penn Into the Wild, con Emile Hirsch , Vince Vaughn , Kristen Stewart e William Hurt (entrambi in Première ).

“Alice nella città” presenta tre anteprime mondiali in concorso: Have Dreams, Will Travel di Brad Isaacs con Van Kilmer, Matthew Modine, Lara Flynn Boyle, Anna Sophia Robb; Un Château en Espagne di Isabelle Doval con Anne Brochet, Martin Jobert, Jean Senejoux, Angela Molina e Survivre avec les loups di Véra Belmont ispirato all’autobiografia di Misha Defonseca. Nel cast Mathilde Goffart, Yaël Abecassis, Guy Bedos, Benno Fürmann

Tra i titoli di EXTRA, compaiono i documentari Forbidden Lies di Anna Broinowski, Natural Born Star di Even Benestad e Parole sante di Ascanio Celestini (tutti nella selezione del Premio Cult).

Dall’oriente arrivano due tra i progetti internazionali di New Cinema Network, Lian (Salome) di Tsai Ming-liang da Taiwan e The journal of moonlight and morning di Yan Yan Mak da Hong Kong.

Concluderà la Festa L’abbuffata di Mimmo Calopresti con Gérard Depardieu, Diego Abatantuono e Valeria Bruni Tedeschi (Evento speciale Fuori Concorso in CINEMA 2007).

Anche quest’anno Via Veneto sarà la sede di The Business Street, luogo d’incontro per venditori e compratori del prodotto cinematografico.

Tra le novità, “Corti on line”, realizzato in collaborazione con MySpace, concorso riservato ai cortometraggi della durata massima di 5 minuti, che saranno ospitati all’interno della sezione EXTRA egli incontri sul rapporto tra scrittura e regia con Cristina Comencini, Vincenzo Cerami ed Eric Emmanuel Schmitt, promossi da “Alice nella città” in collaborazione con l'Istituto per il Libro nell’ambito del progetto Ottobre piovono libri a Roma. Dello stesso progetto fa parte la rassegna “Bruno Munari: il gioco della città senza limiti”, dedicata al grande artista e designer dalle Biblioteche di Roma.

Cinema e arte, musica, incontri e letteratura dal “continente India” per l’Evento Speciale della seconda edizione della Festa. Ad inaugurare il “Focus India” nel Parcheggio Superiore dell’Auditorium Parco della Musica il 17 ottobre sarà Prospects Contemporary Art from India, la prima grande mostra che Roma dedica all’arte contemporanea indiana, presentando i lavori di scultura, videoarte, fotografia e new media dei 10 artisti tra i più emblematici e conosciuti nel panorama internazionale. Concerti e jam session di musicisti indiani e italiani in programma alla Casa del Jazz ed incontri con autori indiani e italiani alla Casa delle Letterature.

Tra le altre mostre della Festa, il 17 ottobre nello Spazio Risonanze del Parco della Musica, verrà presentata la mostra “Fellini Oniricon”, oltre cento disegni tratti dal “Libro dei sogni” di Federico Fellini, che Rizzoli pubblica per l’occasione. Una delle testimonianze inedite più importanti del regista riminese. Per i 90 anni del signor Bonaventura, il celeberrimo personaggio creato da Sergio Tofano, in arte Sto, il 18 ottobre s’inaugura la mostra Bonaventura. I casi e le fortune di un eroe gentile, realizzata da “Alice nella città” in collaborazione con il Civico Museo Biblioteca dell'Attore di Genova. Esposti nello spazio Auditorium Arte al Parco della Musica, preziosissimi materiali originali provenienti tra l’altro dall’archivio di Gilberto Tofano, figlio di Sto, disegni, foto, illustrazioni e interventi di diversi esponenti della cultura, del cinema e del teatro italiani.

Lo spettacolo Qui comincia la sventura del Signor Bonaventura con la regia di Marco Baliani, presentato in anteprima al Teatro Argentina di Roma il 28 ottobre in collaborazione con il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli e coprodotto dalla Fondazione Cinema per Roma, riporterà sulla scena i disegni e le storie pubblicate per la prima volta sul Corriere dei Piccoli proprio il 28 ottobre 1917.

Il red carpet della seconda edizione della Festa del Cinema di Roma sarà arricchito da un’incantevole installazione floreale progettata da Sakul Intakul, designer floreale thailandese di fama internazionale, curatore degli allestimenti per la regina di Thailandia.

Alcuni numeri della Festa: 167 titoli tra lungometraggi, documentari e film in retrospettiva, 24 tra omaggi e incontri con registi, autori e scrittori, 15 video, 12 progetti internazionali e 14 opere prime nella sezione New Cinema Network. 14 film in concorso, tra i quali la giuria di 50 spettatori presieduta da Danis Tanović sceglierà i vincitori, 9 premi ufficiali, 16 premi ospitati. 18 nazionalità rappresentate, 15 anteprime mondiali, 10 attori premi Oscar, 8 concerti, 5 mostre, 6 cinema di Roma e Provincia coinvolti.

L’inaugurazione della Festa sarà salutata da un grande concerto dedicato al cinema la sera del 18 ottobre al Teatro Sistina. Il maestro Lü Jia dirigerà l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, al pianoforte il Maestro Lang Lang, tenore Andrea Bocelli. Le musiche di Ennio Morricone, che hanno fatto la storia del cinema, saranno dirette dallo stesso maestro Morricone in occasione della cerimonia di premiazione, la mattina del 27 ottobre nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Per la chiusura della seconda edizione della Festa, Jovanotti torna in consolle come dj a Roma dopo vent’anni con Danzyricon, una serata unica dalle 23.00 del 27 ottobre presso la Salacinema LOTTO.

E’ la selezione ufficiale della Festa Internazionale di Roma, composta da 22 film selezionati in anteprima internazionale in tutto il mondo e destinati ad esaltare lo “spettacolo della creatività” del miglior cinema contemporaneo.

Il criterio fondamentale della scelta, oltre ai requisiti tecnici indicati nel Regolamento della Festa, è la ricerca di un cinema di grande completezza, capace di osare vie nuove sottolineate dalla libertà artistica degli autori, ma capace anche di incontrare il grande pubblico degli appassionati di cinema. Cerchiamo un cinema originale, emozionante, libero, in sintonia con il tempo che viviamo, capace di esaltare quegli elementi di creazione collettiva (novità, talento, valori produttivi, intensità espressiva, equilibrio stilistico, forza interpretativa) che fanno dell’industria cinematografica anche una delle grandi arti del secolo.

Il Concorso 
Sono 14 i film da tutto il mondo che potranno concorrere all’assegnazione del Premio Marco Aurelio per il miglior film, del Premio Speciale della Giuria, dei Premi per la migliore interpretazione maschile e femminile. I film in concorso dovranno essere stati completati dopo il 30 ottobre del 2006, potranno essere usciti nel paese d’origine ed aver partecipato a un solo festival o premio al di fuori dell’Europa prima della presentazione alla Festa Internazionale di Roma. I film italiani eventualmente selezionati dovranno essere presentati in anteprima mondiale. L’invito a questa sezione è a discrezione assoluta della Direzione Artistica in accordo con la Presidenza della Festa Internazionale di Roma. 

La Giuria
Fin dalla sua nascita nel 2006, la Festa del Cinema di Roma ha fatto una scelta originale rispetto al suo concorso: quella di affidare il verdetto a un gruppo di 50 spettatori normali: amanti di cinema di tutte le età, spettatori che scelgono ma vedono film di ogni genere, appassionati e non fanatici.

Al primo presidente della giuria, il maestro italiano Ettore Scola, succede quest’anno una personalità del grande cinema internazionale che accetterà di vivere questa particolare esperienza, quasi una “master class” di nove giorni, con 50 spettatori dell’Unione Europea.

Grazie alla collaborazione degli esercenti italiani (Anec), di quelli europei (gli aderenti al progetto Europa Cinemas del Programma Media), della rivista di cinema CIAK, potremo avere un’equilibrata selezione di “giudici” di età, paesi e culture diverse. Le selezioni sono cominciate all’inizio di marzo e termineranno entro la fine di giugno. Il Presidente e i 50 giurati attribuiranno i premi, gli unici riconoscimenti ufficiali della Festa per la sezione competitiva, compreso un riconoscimento in denaro di 200.000 Euro (equamente diviso tra il regista e il produttore di maggioranza) che andrà al Miglior Film.

Il Fuori Concorso
Saranno otto gli eventi speciali fuori concorso che completano il programma di CINEMA 2007.

La Direzione Artistica, in accordo con la Presidenza della Festa Internazionale di Roma, si riserva infatti di invitare alcuni film fuori concorso in considerazione delle caratteristiche delle opere, della personalità degli autori, della particolarità di alcune proposte. Nella scelta di questi titoli verrà privilegiata l’identità complessiva della sezione – autentico DNA della Festa – ed un profilo di ricerca cinematografica che contribuisca a indicare l’evoluzione dell’estetica cinematografica del nostro tempo. La scelta di inserire i titoli in concorso o fuori concorso è a discrezione assoluta della Direzione Artistica. I criteri di selezione sono gli stessi del concorso.  

Contatti: filminfo@romacinemafest.org

FESTA DEL CINEMA. Extra/Large. 5 progetti artistici sulle nuove frontiere della cultura

26/09/07 - Extra/Large sono 5 progetti, all’interno della sezione Extra della Seconda edizione della Festa del cinema di Roma, ideati da 7 centri sociali autogestiti e 6 gruppi di produzione indipendenti, che agiscono da anni nella metropoli romana. L’autogestione e l’indipendenza sono il motore di propulsione di queste esperienze, che fanno di Roma un’officina di continua produzione e sperimentazione artistica e culturale, e di costruzione di circuiti culturali dinamici e di conflitti.

I sette centri sociali e i sei gruppi di Extra/Large sono solo una parte di quell’arcipelago di spazi, collettivi e gruppi di produzione culturale diffusi a Roma. Una parzialità che, a partire dalla consapevolezza di essere tale, ha scelto di confrontarsi con la Festa del Cinema per dare vita ad un percorso autonomo che attraversi “l’evento” con i propri contenuti.

La partecipazione alla Festa rappresenta una scommessa rischiosa, ma anche una potenziale contraddizione da sviluppare, che ha al centro la riflessione e la pratica sulle politiche culturali di questa città. Il processo di confronto avviato è una sperimentazione fatta di critica attiva, incontro/scontro paritetico tra diversità, con l’obiettivo di generare stimoli per l’ avanzamento culturale della Roma contemporanea.

I 5 progetti artistici di Extra/Large sono stati ideati e creati in piena autonomia e si snodano nella città dal 18 al 27 ottobre, innestandosi in spazi urbani insoliti e in alcuni centri sociali, intrecciando una riflessione/azione sulle nuove frontiere della cultura contemporanea, con l’attenzione rivolta alle nuove tecnologie, alla multidisciplinarietà, alle nuove possibilità di fruizione, al copyleft, alla cultura attiva e accessibile.

Extra/Large è un’incursione vitale che allarga, con il suo percorso metropolitano di eventi artistici completamente gratuiti, lo spazio e l’accessibilità della festa del Cinema a tutta la città.

Tutto il programma dei 5 eventi su:  
www.extralargeonline.net

EXTRA/altre visioni è un sentiero di ricerca e scoperta in aree ancora non battute dal cinema tradizionale: una sezione ideata per gettare uno sguardo multiplo sulle nuove frontiere aperte da chi sta creando qualcosa di nuovo e diverso nel cinema e nell’audiovisivo. Dal documentario al lungometraggio di tendenza, dai programmi di televisione avanzata all’animazione in digitale, dai film restaurati al nuovo cinema in alta definizione.

EXTRA/altre visioni  è una vetrina sorprendente di tutto ciò che può essere fatto di immagini e suoni, dal computer al cinema: una angolazione non convenzionale con la quale catturare ciò che viene realizzato in qualsiasi angolo del mondo e che ancora non ha raggiunto la sala tradizionale.

In questa stessa sezione, un tributo di 20mila euro, assegnato dalla televisione satellitare CULT, premia il miglior documentario. EXTRA è diretto da Mario Sesti (con la consulenza di Mariuccia Ciotta, Sergio Fant, Carlo Freccero, Fabrizio Grosoli e Italo Spinelli).

Ma EXTRA non è solo questo, è anche la scena della Festa in cui scoprire nuove forme di incontro e scambio tra autori e pubblico e uno spazio d’ascolto innovativo nei confronti degli attori:


EXTRA /Il lavoro dell’attore

Esplorare l’arte dell’attore: è uno dei temi principali della Festa del Cinema, ed anche una delle caratteristiche più originali di una nuova idea di festival in cui conoscere e amare lo stile di chi presta le proprie apparenze al grande schermo dando vita a dei personaggi immaginari, un’impresa almeno altrettanto affascinante che scoprire la personalità e il talento di chi è dietro la macchina da presa, ovvero l’autore.

E’ possibile celebrare il mestiere e la creatività della recitazione come se fosse un’opera d’arte?

Dopo la retrospettiva dedicata ad uno dei maggiori interpreti viventi di lingua inglese, Sean Connery, quest’anno la Festa dedicherà un omaggio speciale ad una delle più celebri interpreti di tutta la storia del cinema italiano: Sophia Loren, che riceverà, come Connery l’anno scorso, il prestigioso Acting Award.

Quest’anno, inoltre, proseguirà l’omaggio all’Actors Studio iniziato l’altr’anno, con 15 film  ed un workshop con gli insegnanti della celebre scuola di Marlon Brando e James Dean, Paul Newman e Jane Fonda


EXTRA/Incontri  

Da Robert De Niro a Ellen Burstyn, da Bernardo Bertolucci a Marco Bellocchio, da Martin Scorsese a Sean Connery a Nicole Kidman, grandi autori e attori, nella prima edizione, hanno incontrato il pubblico e commentato scene, film, sequenze che hanno reso memorabile il loro lavoro: è lo spazio in cui la Festa esplora l’intreccio tra biografia e talento, i segreti del mestiere del cinema e la gioia di viverlo.
E’ il set della Festa in cui i più grandi del cinema raccontano a migliaia di spettatori  raccolti intorno a loro cos’è il cinema e perché non ne possono, da sempre, fare a meno.

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venerdì, 28 settembre 2007
Myanmar, la protesta continua

<B>Myanmar, la protesta continua<br>ora in piazza anche le monache</B>
Nella foto una birmana mostra il manifesto di San Suu Kyi (Fermo immagine Reuters)
Portate via sui blindati dell'esercito 80 persone

 

Myanmar, 8 morti a Yangon. Si riunisce l'Onu

Yangon, 26 set. (Adnkronos/Ign) - E' salito a otto morti il bilancio della repressione del regime di Myanmar contro i manifestanti che anche oggi, nonostante il divieto imposto, hanno marciato in corteo a Yangon per il nono giorno consecutivo. Secondo la radio Voce democratica di Birmania con sede a Oslo, delle otto vittime cinque sono monaci buddisti e tre sono civili. Oltre 150 i feriti.

Inoltre sono almeno 150 i feriti durante le cariche della polizia contro i manifestanti. Agenti anti-sommossa, infatti, sono stati schierati anche oggi nei punti strategici di Yangon, alla pagoda Shwedagon e a quella di Sule. E quando hanno incontrato i centinaia di dimostranti sono entrati in azione facendo uso di lacrimogeni, sparando in aria e picchiando con il bastone alcuni monaci poi caricati. Tra le vittime ci sarebbe anche un monaco novantenne

Sono circa ottanta le persone che partecipavano alla manifestazione, insieme a un centinaio di monaci, ad essere stati malmenati e portati via sui blindati dell'esercito. Nonostante ciò i monaci non si vogliono piegare decidendo di continuarre a manifestare contro il regime militare di Myanmar.

E dopo la prima notte di coprifuoco - che rimarrà in vigore dalle 21 alle 5 per 60 giorni - imposto nella capitale del Myanmar due oppositori famosi del regime militare di Yangon sono stati arrestati. Si tratta di U Win Naing, uomo politico indipendente di 70 anni e del popolare attore Zanagar. Quest'ultimo nei giorni scorsi aveva mostrato il suo sostegno ai monaci scesi in piazza portando loro cibo e acqua perché potessero continuare la protesta.

Intanto, si muove la comunità internazionale e di fronte all'urgenza di risolvere la crisi nell'ex Birmania e dopo la richiesta avanzata dal premier britannico Gordon Brown, si riunisce alle 15 (21 in Italia) il Consiglio di sicurezza dell'Onu. Dopo i fatti di oggi un inviato delle Nazioni Unite viene mandato in Myanmar. La decisione del segretario generale Ban Ki Moon che chiede alle autorità del Paese asiatico di porre fine alla repressione contro le manifestazioni pacifiche e di "cooperare pienamente" con la missione del suo inviato Ibrahim Gambari avvalendosi "della volontà dell'Onu di assistere ad un processo di riconciliazione nazionale tramite il dialogo".

"Il mondo intero sta osservando quanto succede in Myanmar e il suo regime illegittimo e repressivo deve sapere che il mondo intero lo ritiene responsabile - aveva detto il capo del governo di Londra facendo richiesta di una riunione urgente dell'Onu-. L'era dell'impunità e dell'abuso dei diritti umani è finita".

Secondo il premier britannico, che ha reso omaggio al "coraggio e alla determinazione del popolo birmano", è importante mantenere la pressione internazionale sulla giunta militare brimana, "voglio vedere il mondo intero unito su questo, ogni continente del mondo deve rimanere unito".

Da parte sua la presidenza portoghese di turno dell'Ue segue con "grande preoccupazione" la drammatica situazione nel Paese sottolineando che "la giunta militare è rimasta sorda agli appelli della comunità internazionale e ai nostri appelli".

Anche la Chiesa prende posizione. I vescovi di Myanmar chiedono ai cattolici di fare ''incessanti preghiere'' per il ''benessere'' del loro Paese.

A Parigi Nicolas Srakozy, dimostrando la sua solidarietà alla 'rivolta pacifica' birmana, incontra una delegazione guidata dal primo ministro birmano in esilio, Sein Win, cugino del Premio Nobel San Suu Kyi, la leader dell'opposizione.

Mentre in Italia domani il viceministro degli Esteri Franco Danieli, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, riferirà in Senato sulla situazione in Myanmar. Per "esprimere la ferma condanna del regime militare e delle violenze", Roma promuove una nuova iniziativa e una grande manifestazione domani alle 18.30. Una grande foto di Aung San Suu Kyi sarà esposta sullo scalone del Palazzo del Campidoglio per chiedere simbolicamente la sua immediata liberazione.

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venerdì, 28 settembre 2007

DAVID SYLVIAN

‘The World Is Everything Tour'
GIOVEDI 27 SETTEMBRE 2007, AUDITORIUM CONCILIAZIONE
Via della Conciliazione - Roma

Fa tappa a Roma il nuovo tour di David Sylvian: giovedì 27, ore 21.00, presso l’Auditorium Conciliazione.

Il “The World Is Everyhing Tour”, fotografa l’attitudine dell’artista di Bath verso la propria musica.

“Questo tour – dice Sylvian – è in parte un mezzo per mettermi alle spalle i vari capitoli della mia vita artistica, per abbracciarli tutti e dare loro un senso di compiutezza.”. In effetti, dalle prime indiscrezioni trapelate, pare che David stia preparando un concerto-summa della sua carriera, che ha già superato la soglia dei 25 anni. “Sarà uno spettacolo molto intimo, non particolarmente sperimentale” continua Sylvian, che sarà accompagnato sul palco da Steve Jansen, batterista, fratello e compagno di tutti i suoi percorsi musicali fin dai tempi dei Japan nei primi anni ’80; Keith Lowe, bassista a proprio agio con la musica classica come con l’elettronica, il funk e il new jazz - infatti vanta collaborazioni che spaziano da Fiona Apple, a Bill Frisell e Wayne Horvitz; e infine Takuma Watanabe (tastiere), altro musicista a 360 gradi, capace di spaziare dal pop al jazz moderno. Insieme cominciano The World Is Everything Tour il 7 settembre a Stoccolma per finire, dopo 28 concerti, il 30 ottobre a Tokio.


concerto david sylvian 

concerto david sylvian 
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giovedì, 27 settembre 2007

Dal 05 ottobre 2007 al 27 gennaio 2008

Da Cranach a Monet: la collezione Pérez Simón

La mostra a Palazzo Ruspali, Roma, presenta al pubblico una rigorosa selezione della Collezione Pérez Simón, di Città del Messico, una delle raccolte artistiche private più importanti dell'America Latina.

I 57 dipinti presentati al pubblico sono un percorso che parte dal XIV secolo, con opere della scuola italiana, per terminare con il XX secolo, uno dei punti di forza della collezione messicana.

L'itinerario si apre con i dipinti italiani e tedeschi dal XIV al XVI secolo, con opere di Spinello Aretino, Benvenuto di Giovanni, Bronzino e Cranach il Vecchio. Tra gli artisti fiamminghi e olandesi del XVII secolo troviamo, tra gli altri, Pieter Brueghel II, Rubens, Anton van Dyck, David Teniers II, Pieter Claesz e Ferdinand Bol. Il XVIII secolo è rappresentato da due tra i più famosi vedutisti dell'epoca, Gian Paolo Pannini e Canaletto, alternati a opere di Giambattista Tiepolo, Jean-Marc Nattier e Francisco de Goya.

Il XIX secolo è stato suddiviso in tre sezioni:
Tra i pittori della sezione Accademismo e Realismo risaltano Jean-Baptiste-Camille Corot, Alexandre Cabanel, Jean-Léon Gérôme, William-Adolphe Bouguereau e Julien Dupré. Il mondo vittoriano e la sua estetica, una delle sezioni più affascinanti per la quantità e la qualità delle opere esposte, si esprime grazie a Dante Gabriel Rossetti, Sir Lawrence Alma-Tadema, John William Waterhouse ed Henry Arthur Payne. La mostra si chiude con le tele di impressionisti e post-impressionisti: Camille Pissarro, Claude Monet, Paul Gauguin e Vincent van Gogh.


Da Cranach a Monet: Capolavori della collezione Pérez Simón
5 Ottobre 2007 / 27 Gennaio 2008

Dove: Palazzo Ruspoli
Via del Corso, 418 Roma
Informazioni: Tel 06-6874704
info@fondazionememmo.it


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giovedì, 27 settembre 2007

Mostra sui Macchiaioli - Chiostro del Bramante, Roma

Silvestro Lega - L'educazione al LavoroPrima ancora dell'esplosione del movimento impressionista in Francia, verso la metà del 1800 in Toscana si sviluppò la scuola di pittura de I Macchiaioli. Il termine in realtà venne usato per la prima volta in senso spregiativo dalla Gazzetta del Popolo nel 1862.
Adriano Cecioni, teorico e membro del movimento sosteneva che questo tipo di pittura consiste nel "rendere le impressioni dal vero col mezzo di macchie di colori di chiari e di scuri". È una pittura in aperto contrasto con il purismo accademico.
I pittori di questo movimento vennero ridicolizzati e vissero di stenti. Solo verso la fine del 1800 cominciarono a essere presi in considerazione.
Il Chiostro del Bramante di Roma rende omaggio a questo importante movimento pittorico italiano con una grande mostra dove sarà possibile ammirare capolavori difficilmente accessibili al pubblico, molte opere dei Macchiaoli infatti appartengono a collezioni private. Fra i pittori in mostra: Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Vito D'Ancona e Odoardo Borrani.

Nell'immagine: Silvestro Lega - L'educazione al lavoro

Mostra: I MACCHIAIOLI il sentimento del vero
Dove: Chiostro Del Bramante - Roma
Quando: dall'11 ottobre 2007 - al 3 febbraio 2008

Orari

Tutti i giorni 10.00-20.00
Sabato 10.00-23.00
Domenica 10.00-21.00
Lunedì chiuso
(la biglietteria chiude un’ora prima)

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giovedì, 27 settembre 2007
Stanley Kubrick

a cura di Hans-Peter Reichmann
6 ottobre 2007 - 6 gennaio 2008

 Dedicata a uno dei maestri indiscussi della storia del cinema, la mostra "Stanley Kubrick" presenta l'opera del regista americano ponendola in relazione con il materiale preparatorio e tecnico proveniente dagli archivi dello Stanley Kubrick Estate, resi accessibili per la prima volta in quest'occasione: documenti inediti, copioni, appunti di regia, fotografie, testimonianze e filmati dal backstage, plastici, costumi e ricostruzioni di alcune delle più suggestive ambientazioni sceniche.
L'obiettivo dell'esposizione, ideata e prodotta dal Deutsches Filmmuseum e dal Deutsches Architektur Museum di Francoforte in collaborazione con
 Christiane Kubrick e Jan Harlan (The Stanley Kubrick Estate), è quello di condurre il pubblico "dietro la macchina da presa", mettendo in luce il personalissimo metodo di lavoro del regista, il suo costante interesse per l'architettura, il design, l'arte, la musica e la letteratura, e rivelando i segreti che si celano dietro ai numerosi espedienti tecnici che diedero forma ad alcune delle sequenze più celebri dei suoi lavori.
 Dopo un'introduzione di carattere biografico, nella quale vengono presentati i reportage per la rivista Look e le pellicole degli esordi (Day of the Fight, Flying Padre, Mr. Lincoln, The Seafarers, Fear and Desire), la mostra si articola per sezioni tematiche atte a ripercorrere l'intera filmografia del regista, compresi i grandi progetti che non hanno mai visto la luce, ma ai quali aveva lavorato a lungo, come Napoleon, Aryan Papers e A.I. (Artificial Intelligence), in seguito realizzato da Steven Spielberg. Alla sezione "Kubrick in bianco e nero", che raggruppa Il bacio dell'assassino, Rapina a mano armata e Lolita, segue quella dedicata ai film con soggetto bellico (Orizzonti di Gloria, Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba e Full Metal Jacket), quella incentrata sui film di carattere storico (Spartacus, Napoleon e Barry Lyndon), i thriller psicologici come Shining e Arancia Meccanica, per finire con Eyes Wide Shut.
Particolare attenzione è dedicata a 2001: Odissea nello spazio. In questa sezione, oltre ai costumi e ai modellini (come quello della celebre centrifuga della navicella spaziale Discovery e il computer Hal), trova posto una ricostruzione della scenografia utilizzata per il prologo del film, realizzato grazie alla tecnica della "front projection", che viene riproposta in mostra permettendo ai visitatori di "entrare" nel set, diventando parte integrante della scena. Le attrezzature utilizzate per gli effetti speciali occupano, infatti, un posto di primo piano: in mostra, tra l'altro, la lente Zeiss, prodotta dalla NASA, che permise al regista di girare le scene a lume di candela di Barry Lyndon.
 Un'audioguida potrà accompagnare il visitatore lungo il percorso espositivo, mentre un documentario illustra le scelte di Kubrick in tema di colonne sonore. In concomitanza con la mostra è stato realizzato un catalogo, con un'introduzione di Martin Scorsese e numerosi saggi critici.
La mostra è affiancata da una retrospettiva cinematografica che si svolge nel Cinema del Palazzo delle Esposizioni.

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giovedì, 27 settembre 2007
IL MAESTRO GAUGUIN AL VITTORIANO A ROMA
ROMA - Con 150 opere, provenienti dai maggiori musei del mondo, arriva a Roma per la prima volta il genio di Paul Gauguin. Dal 6 ottobre il Complesso del Vittoriano ospiterà oli, disegni, sculture e ceramiche che documenteranno il travagliato percorso umano ed artistico del grande Maestro, precursore dei più importanti movimenti pittorici del primo '900.

Intitolata Paul Gauguin. Artista di mito e sogno, la rassegna prodotta da Comunicare Organizzando e' stata curata dallo storico dell'arte americano Stephen Eisenman (università di Chicago), il quale, con la collaborazione di Richard Brettell, ha selezionato le opere allo scopo di evidenziare alcuni aspetti centrali della poetica di Gauguin. In particolare il suo sognante vagheggiare l'Età dell'Oro, i richiami alla cultura e alla tradizione, le innovazioni del suo linguaggio pittorico unite a un esotismo colto ed eclettico.

E se a Roma il grande artista non è mai venuto, né attraverso i suoi celebri capolavori, né quando era in vita, l'esposizione del Vittoriano sottolinea invece il suo profondo legame con la città eterna, emerso da una rilettura critica di dipinti e di materiali di archivio compiuta proprio da Eisenman. L'anelito ai miti del passato, le fascinazioni del presente primitivo, troverebbero, secondo il curatore della mostra, le loro radici nelle antiche vestigia di Roma, capitale di un impero sconfinato, i cui echi tornano a ispirare Gauguin persino nelle atmosfere tropicali della Polinesia.

Lì il pittore, dopo l'avventura impressionista e l'elaborazione del sintetismo simbolico, era giunto alla ricerca di un paradiso perduto, di un mitico Eden, un luogo remoto sospeso nel tempo, in cui regna una pace perfetta e un'abbondanza felice. Colora quindi di tinte esotiche il suo già accentuato primitivismo, ma nel farlo ha in mente i versi del più grande poeta romano e trae dalle Bucoliche di Virgilio la tavolozza per raccontare, tra incanto, mistero e religiosità, la sua straordinaria Etàdell'Oro. Il debito di Gauguin a Roma antica in mostra sarà illustrato attraverso opere provenienti dai più importanti musei internazionali, tra cui l'Ermitage di San Pietroburgo, la National Gallery of Art di Washington, la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, privilegiando gli anni di Tahiti e delle isole Marchesi, il periodo più amato e conosciuto del maestro francese.
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