lunedì, 31 luglio 2006
Hair

Titolo originale:  Hair
Nazione:  U.S.A.
Anno:  1979
Genere:  Musical
Durata:  121'
Regia:  Milos Forman
Sito ufficiale:   

Cast:  John Savage, Treat Williams, Beverly D'Angelo, Annie Golden, Dorsey Wright, Don Dacus, Richard Bright
Produzione:  Michael Butler, Lester Persky
Distribuzione:  Istituto Luce
Data di uscita:  06 Agosto 2004 (cinema)


Trama:
Il giovane Claude Bukowski lascia l'Oklahoma e va a New York per arruolarsi tra i marines destinati al Vietnam. Nel Central Park conosce un simpatico hippie, George Berger, e i suoi amici Jeannie, Woof e Lafayette, che, non essendo riusciti a fargli cambiare idea, lo convincono almeno a passare in loro compagnia i due giorni che gli restano prima di indossare la divisa.

E' incredibile come ogni film che parli di guerra, di qualsiasi guerra, girato trent'anni fa o ieri, risulti sempre attuale. E' incredibile ma è anche atroce perché vuol dire che la gente (o meglio la gente che sta in alto) non ha imparato assolutamente niente dagli sbagli. "Hair" è un film che parla di una guerra che ha lasciato una ferita profonda nella coscienza degli Stati Uniti: il Vietnam. Però lo fa in maniera diversa, lo fa usando la struttura del musical. C'è da dire che questa forma, nel cinema americano degli anni settanta ("Hair" è del 1979), ebbe una seconda giovinezza per cui era lecito osare "cantando". E poi il regista Milos Forman, cecoslovacco, veniva dall'esperienza di "Qualcuno volò sul nido del cuculo" film straordinario ma amarissimo su una delle tante morti del sogno americano (così come la guerra del Vietnam).
La storia è quella di Claude (interpretato da John Savage, già soldato ne "Il cacciatore": il più grande film sul Vietnam), che da un paesetto della campagna viene richiamato alle armi per difendere la patria in una guerra che sta degenerando. Nei suoi ultimi due giorni da uomo libero, Claude frequenta una comunità di hippies e si innamora di una ricca borghese (Beverly D'Angelo) che sembra sia più interessata al capobanda vagabondo (il bravissimo Treat Williams) che al futuro soldato. I ragazzi della compagnia non riescono a convincere Claude a disertare. La sua partenza segnerà le vite di tutti.
Nel parlare di un film che in tanti hanno già visto e amato o odiato (spero che questi ultimi siano veramente pochi), si corre il pericolo di dire cose già dette, tanto più se ne parliamo venticinque anni dopo. Però, per quelli che sono ventenni ora, c'è un solo consiglio: andatelo a vedere. Primo: perché il film è bello. Secondo perché la colonna sonora è straordinaria (molti, anche se giovanissimi, ricorderanno almeno "Aquarius" colonna sonora di tante brutte coreografie televisive). Terzo e più importante motivo: perché in ognuno di questi spettatori si possa svegliare (o risvegliare) una coscienza che dica quanto è assolutamente spaventoso ogni guerra fatta così (praticamente tutte).
Se un film può farci arrabbiare e commuovere facendoci vedere un mondo disastrato dove contano soltanto gli interessi e i soldi (sinonimi di guerra), dove la gente comune viene mandata al macello per accontentare le aziende di armi o di petrolio; allora ben venga questo tipo di cinema, perché è questo di cui abbiamo bisogno. Se quel movimento che stracciava le cartoline di precetto in piazza e che contava milioni di persone non è riuscito a fermare una catastrofe, così come non ci sono riuscite tutte le marce della pace che hanno attraversato le strade di tante città meno di due anni fa (oggi è come ieri), ciò non vuol dire che dobbiamo smettere di crederci, anzi è un nostro dovere. Così come è dovere del cinema, della musica e della cultura aiutare a far sì che la gente almeno sappia quanto è spaventoso quello che può succedere e che sta succedendo.
Oggi, un cinema arrabbiato, come era quello degli anni settanta in America lo devi cercare col lumicino (un po' di Gran Bretagna, un po' d'Irlanda, gran parte del cinema dell'Europa dell'Est, tanto cinema centro e sudamericano e Michael Moore). Eppure i tempi sono assolutamente adatti per un cinema del genere (sveglia Italia!). Speriamo che riproporre questi film possa dare una mano alla rinascita di un certo tipo di linguaggio, necessario come tutti gli altri. "Let the sunshine in".



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venerdì, 28 luglio 2006

Quando il saggio indica la luna, gli stolti guardano il dito...

"Non è che ho paura della morte: è che quando arriva vorrei non esserci!"

(Woody Allen)

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giovedì, 27 luglio 2006

...e anche stamattina prima delle 6 gli occhi, ancora gonfi da ieri, erano spalancati... 3 ore di sonno, principio di mal di testa, malinconia color viola... penso, come sempre troppo...

ho voglia di riprendere a dipingere, scrivere, leggere, fotografare emozioni... ascolto musica, vedo film, parlo, rido, piangere no: tutto si rapprende entropicamente in me...

ma perché tutto ciò nasce dall'inquietudine e mai dall'entusiasmo?

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mercoledì, 26 luglio 2006
Lost in translation - L'amore tradotto

Titolo originale:  Lost in translation
Nazione:  Usa
Anno:  2003
Genere:  Drammatico
Durata:  105'
Regia:  Sofia Coppola
Sito ufficiale:  www.lost-in-translation.com
Sito italiano:  www.mikado.it/lostintranslation

Cast:  Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris
Produzione:  Sofia Coppola, Ross Katz
Distribuzione:  Mikado
Data di uscita:  Venezia 2003
28 Novembre 2003 (cinema)

Trama:
I destini di due americani, un attore televisivo ormai sulla china discendente, che sta lavorando ad una pubblicità, e la giovane moglie di un fotografo,si incrociano a Tokio, dove sono entrambi per lavoro. Finiranno per passare insieme una bizzarra settimana, durante la quale si aiuteranno reciprocamente a ritrovare se stessi e a gustare lo spaesamento in una terra così diversa dalla loro.

Lost in translation - L'amore tradotto
Mai titolo fu più profetico, il Lost in translation della Coppola (Il giardino delle vergini suicide) diventa L'amore tradotto, significato lontano anni luce dal film che giustamente si è perso nella traduzione di un "arguto" interprete.
Sicuramente una delle pellicole più interessanti viste finora al Lido con una prima parte decisamente maiuscola a cui segue una leggera caduta di tono nel segmento centrale; una cosa rimane comunque inamovibile: la grandezza di un Bill Murray ritrovato. Esilarante nei momenti di commedia e terribilmente coinvolgente quando i discorsi si fanno più seri.

Bob Harris (il grande Bill) è una star Hollywoodiana, il cui astro ha iniziato la parabola discendente, che si trova in Giappone per girare uno spot pubblicitario per la "modica somma" di due milioni di dollari. L'insonnia, la mancanza di comunicazione ed una cultura agli antipodi relegano di fatto il povero Bob ad una sorta di prigione dorata nel suo lussuosissimo albergo. Non lo aiutano nemmeno le telefonate a casa che, a parte gli orari, non fanno che aumentare il suo senso di distacco con dei figli che pensano solo agli affari loro ed una moglie che, dopo venticinque anni di matrimonio, è quasi felice di non averlo tra i piedi per un po'.
Charlotte (Scarlett Johansson / Ghost world) vive una situazione simile seppur da un'angolazione completamente diversa. Venti anni, fresca di matrimonio e con le idee ancora confuse sul suo futuro. Un marito fotografo ed intere giornate fatte di attese solitarie.
Due persone così non possono che trovarsi e condividere il tempo che gli resta insieme, almeno per non sentirsi come due isole nell'oceano.

Le pellicole con storie che nascono casualmente tra persone che non si conoscono sono decisamente molte, ma sono comunque tante anche quelle che passano via senza lasciare un briciolo di ricordo. Per questa di Sofia Coppola ci sarà sicuramente un destino migliore. Se la storia tra i due protagonisti è la parte filmica che soffre maggiormente di scontatezza ed eccesso di patinatismo, rimane imperdibile tutto ciò che è collegato allo spot pubblicitario ed ai tentativi di comunicazione tra Bob e i giapponesi. A volte una sola espressione è meglio di mille parole.


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martedì, 25 luglio 2006
Mi piaci quando taci
Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell'anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.
Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.
 Entrò nella mia vita abbattendo la porta,
non bussò con la timidezza di un innamorato.
Dal I istante si sentì padrone del mio corpo e della mia anima.
(Neruda)
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lunedì, 24 luglio 2006
C'E' QUESTO STANOTTE
C'è questo stanotte
Due distese di bianco spezzano l'oscurità
Una a terra, immobile
ricopre le forme
L'altra in continuo movimento
penetra nella notte e si ritrae
Il gelo ha ricoperto i vasi
su questo terrazzo dove non andiamo mai
Il vento piega gli alberi
e tende i fili
dove nessuno stende più la biancheria
Ho scavalcato il tuo corpo
scomposto nel sonno
e nella mia parte di letto mi sono avvolto nel tuo calore
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lunedì, 24 luglio 2006
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venerdì, 21 luglio 2006

...erano i suoi propri pensieri quelli che si erano comunicati da lui a lei e che, ora, da lei ritornavano alui, diventati più poveri di ponderatezza, ma balsamicamente odorosi di libertà come una creatura selvaggia

(Robert Musil, L'uomo senza qualità)

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giovedì, 20 luglio 2006

Il profumo della papaya verde Esordio meritatamente premiato con la Camera D'Or al Festival di Cannes. La particolarità principale della papaya verde è di essere una verdura che una volta matura diventa un frutto. Il suo odore rimanda il regista al ricordo materno nell'infanzia. Siamo in Vietnam negli anni Cinquanta. Mui è una bambina di dieci anni, figlia di contadini, che si reca in città per fare la domestica in una famiglia. La padrona di casa però è infelice. Tradita e abbandonata dal marito soffre ancora per la scomparsa della figlia piccola. Ha tre figli e il commercio di tessuti le permette appena di sopravvivere. Mui si affeziona alla padrona e quest'ultima vede in lei la figlia scomparsa. Quando dieci anni dopo la nuora della padrona premerà perché Mui vada a lavorare da Khuyen, amico di famiglia, la donna e la ragazza soffriranno per il distacco. Sembra una favola e lo è: con garbo e semplicità. Quasi un capolavoro.

Quella in cui Mut è capitata è una famiglia non cattiva né diversa da tante altre ma con le sue particolarità: il capo di casa se ne sta tutto il giorno a dormicchiare o a pizzicare uno strumento a corda, mentre la moglie sgobba nell’attiguo negozio di stoffe e merceria. Dei figli, tutti e tre maschi (una bambina è morta anni prima e la madre inconsolata la identifica un po’ in Mut), il più piccolo si diverte a fare tremendi scherzacci e provoca guai, mentre il più grande ha un amico musicista, Khuyen, così bello che solo a guardarlo la ragazzina si sente svenire. Poche le allusioni alla guerra, un rombo di aereo, la sirena del coprifuoco, molte invece le vicissitudini domestiche. Con l’aggravante che lo scioperato padrone se la fila per l’ennesima volta portandosi via i soldi e i gioielli dalla cassaforte e fa ritorno solo per morire.
Fin qui il film, raccontato nell’ottica di Mut, è tenero e suadente, intonato nell’introdurre tipi curiosi come la nonna autosegregata davanti all’altarino dei morti e il suo attempato corteggiatore che fa la ronda sotto casa. In primo piano sono anche gli insetti, le formiche e i ranocchi la cui vita Mut scruta con curiosità. A momenti, per uno di quei miracoli che opera il cinema quando è bello e vero, pare proprio di sentire il fresco della notte e il profumo della papaya, che quand’è matura è un frutto e quand’è verde è una verdura da grattugiare.
Insomma se l’autore si fosse fermato dopo un’oretta di film, avrebbe fatto un piccolo capolavoro. Purtroppo c’è una seconda parte, ambientata nel 1961 e molto meno convincente. Ormai divenuta una bella ventunenne, Mut è trasferita dalla bisbetica moglie del figlio maggiore al servizio del musicista Khuyen, che non ha smesso di incantare la protagonista con la sua bellezza e alterna sullo Steinway la Suite Bergamasca di Debussy e il 24esimo Preludio di Chopin.
Costui ha una fidanzata stonata e stridula, una vera rompiscatole destinata a venir travolta dalla sommessa e paziente concorrenza della servetta. Khuyen diventa l’amante di Mut, la mette incinta e infine le regala una grammatica con l’evidente programma di alfabetizzarla per un futuro di felice parità. Insomma ecco un mezzo bellissimo film che poteva essere Un coeur simple alla vietnamita

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mercoledì, 19 luglio 2006
FUOCO FATUO
La tua casa ha le persiane abbassate
e la polvere secca la gola fino a non poter respirare
C'ho passato giornate intere alzando pesi di fronte a uno specchio
E la notte
la notte ho ascoltato il traffico
profondo come una sinfonia
fa pensare al nostro dentro conquistato
e poi sempre squarciato, perduto
e questa pelle attaccata alla mia pelle che stanotte dice
'Stringimi, succederà
comunque, perchè è questo che ci aspetta'
Leo, ti ricordi Fuoco Fatuo?
Tutti quegli oggetti, sfere, cubi
qualcosa da afferrare, una pallottola alla fine
Come i nomi di donna che hai inciso sulle braccia
e non hai mai posseduto
Nella tua camera ho trovato una rivista di karate
Dentro c'è la sequenza di un uomo
che uccide un toro a mani nude
C'è la carica del toro
e il
particolare delle corna per terra
spezzate
Ma manca la foto del contatto
tra le corna e la mano
Leo, è questo che siamo?
 
MEGLIO DI UNO SPECCHIO
Ho visto un film, era ieri, ho pensato a te
A Torino passeggiavamo
Tra i negozi del centro tu mi hai detto
'Ho passato vent'anni ignorando di avere un corpo
Poi è stato come se un auto entrasse a 180 all'ora
dentro una di queste vetrine'
C'è un uomo, è a letto con una donna
Lui è disteso, lei è sopra di lui
Lei dice
'Con chi sei stato stanotte, con una nuova?'
Sembra una camera d'albergo, la luce è rossa
Fuori si accendono e spengono
le insegne al neon di una grande città
'Voglio essere il tuo specchio'
'Voglio essere il tuo specchio', lei dice
e apre la borsetta da cui tira fuori uno specchietto per il trucco
Se lo mette di fronte
e mentre fa passare lo specchio sul corpo di lui
lo specchio riflette la sua immagine
'Questa è la tua faccia', dice
'Questa è la tua faccia', dice
'Questo è il tuo petto', dice
'Visto?
Non sono meglio di uno specchio?'
 
(Massimo Volume, "lungo i bordi")
postato da: quinoa alle ore 12:20 | Permalink | commenti
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