lunedì, 27 febbraio 2006

Ci sono persone che sanno tutto…

…e questo è tutto quel che sanno

 

 

 

“Nel secolo futuro non ci saranno più persone capaci di ascoltare:

 

ognuno tenterà di poter parlare purché la parola pronunciata a voce alta

 

in un pubblico che, quanto più sguaiatamente possibile, gli rimpiazzi l’individualità che non ha”

 

(Kierkegaard)

 

“Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l’altro.

 

Noi camminiamo attraverso noi stessi incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi,

 

giovani, mogli, vedove, fratelli, adulterini. Ma sempre incontrando noi stessi.”

 

(Joyce)   

 

In questo mondo ci sono soltanto due tragedie:

 

una è il non avere ciò che uno desidera, l’altra è ottenerlo.

 

Quest’ultima è la peggiore, quest’ultima è la vera tragedia!

 

 

 

Si parla tanto del bello che è nella certezza;

 

sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio.

 

Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante.

 

Stare all’erta, ecco la vita;

 

essere cullato nella tranquillità, ecco la morte.

 

 

 

Vivere è la cosa più rara nel mondo.

 

Molta gente esiste, ecco tutto

 

(O. WILDE)

 

 

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giovedì, 23 febbraio 2006

GRIFFY IL BOTTAIO

 

 

Il bottaio deve intendersi di tinozze.

 

Ma io conoscevo anche la vita, e voi che vi aggirate tra queste tombe credete di conoscere la vita.

 

Credete che i vostri occhi spazino su un largo orizzonte,

 

forse, in realtà, state solo guardando le pareti della tinozza.

 

Non potete sollevarvi ai suoi orli e vedere il mondo esterno delle cose e, così, vedere voi stessi.

 

Siete sommersi nella vostra tinozza – tabù e regole e apparenze – sono le doghe della vostra tinozza.

 

Spezzatele e rompete l’incantesimo di credere che la vostra tinozza è la vita

 

E che voi conoscete la vita!

 

 

 

(E. L. Masters)
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mercoledì, 22 febbraio 2006

Ohimé!  O vita!

 

 

 

Ohimé! O vita!

 

Per queste domande sempre ricorrenti,

 

per la follia infinita di infedeli,

 

per le città piene di sciocchi,

 

per il mio continuo rimproverarmi,

 

per gli occhi invano assetati di luce,

 

per gli oggetti perfidi, per la lotta sempre rinnovata,

 

per gli scarsi risultati di tutti, per le sordide folle che vedo attorno a me avanzare con fatica,

 

per gli anni inutili e vuoti di coloro che rimangono con il resto di me avvinghiato,

 

la domanda, ohimé! Così triste, così ricorrenti

 

-         cosa c’è di buono in tutto questo? Ohimé! O vita! –

 

 

 

[risposta] che tu sei qui, che la vita esiste e l’identità,

 

che il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso!

 

 

 

                                                                                                                                                   W. Whitman

“Nelle relazioni fondamentali con se stessi, quasi tutti gli uomini sono dei narratori.

Non amano la lirica e, anche se nel filo della vita si annoda qualche «perché» o «af-

 

finché», essi esecrano ogni riflessione che vada aldilà: a loro piace la serie ordinata

 

dei fatti perché somiglia a una necessità, e grazie all’impressione che la vita abbia

 

un ‘corso’ si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos”

 

 

 

(Musil)

 

 

 

 

 

“La via che percorriamo nel tempo è cosparsa dei frammenti

di tutto ciò che cominciavamo ad essere e di tutto ciò che avremmo potuto diventare”

 

 

 

(Bergson)

 

 

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giovedì, 16 febbraio 2006

“Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua.

Ma di che cosa?

Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi.

E se talvolta su i gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: “è ora di ubriacarsi! Per non essere schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre!

Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare”.

 

 

                                                                                                                                                            (Baudeleire)
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giovedì, 16 febbraio 2006

AMORE CHE VIENI ,AMORE CHE VAI

Quei giorni perduti a rincorrere il vento

a chiederci un bacio e volerne altri cento

un giorno qualunque li ricorderai

amore che fuggi da me tornerai

un giorno qualunque ti ricorderai

amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore

mi dici le stesse parole d'amore

fra un mese fra un anno scordate le avrai

amore che vieni da me fuggirai

fra un mese fra un anno scordate le avrai

amore che vieni da me fuggirai

venuto dal sole o da spiagge gelate

perduto in novembre o col vento d'estate

io t'ho amato sempre , non t'ho amato mai

amore che vieni , amore che vai

io t'ho amato sempre , non t'ho amato mai

amore che vieni , amore che vai.

 

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mercoledì, 15 febbraio 2006

La pianista (Austria/Francia 2001) di Michael Haneke, con Isabelle Huppert, Benoît Magimel, Annie Girardot, Susanne Lothar, Anna Sigalevitch, Udo Samel.

La quarantenne Erika, stimata, severa e rigorosa insegnante di pianoforte presso il Conservatorio di Vienna, nasconde in realtà un mondo interiore fatto di perversione (sadomasochismo, voyeurismo, pornofilia) e disperazione. La relazione fra lei e un suo giovane, vitale e brillante allievo, sul quale ella vorrebbe esercitare un totale controllo psicologico, la porterà all'autodistruzione. Forse non molto lontano dal punto di partenza.
C'è qualcosa di kafkiano nel modo in cui Haneke racconta le vicende (crudeli e al limite dell'assurdo) dei suoi personaggi. Già nei suoi due precedenti film giunti in Italia (Funny Games e Storie), ma soprattutto qui, lo svolgersi della vicenda lascia stupiti (e programmaticamente infastiditi) gli spettatori
per il modo in cui la regia prende la distanza dai fatti, rinunciando a qualsiasi partecipazione emotiva e preferendo inquadrature oggettive che "congelano" la materia del racconto e la consegnano senza giudizio allo spettatore.
Così il film procede, sadicamente, attraverso la presentazione di una psicopatologia, fino ad un epilogo privo di qualsivoglia abreazione. Nessuna catarsi, nessuna liberazione. Alla fine rimane, oltre alla constatazione del definitivo sdoganamento del porno nel cinema d'autore europeo, la strana sensazione di essersi trovati di fronte ad un cinema pienamente consapevole, difficile, feroce con il suo pubblico, ma totalmente nuovo ed appagante.
Tratto dal romanzo della scrttrice austriaca Elfriede Jelinek il film ha vinto il gran premio della guria e quelli per le migliori interpretazioni (Isabelle Huppert, Benoît Magimel) a Cannes 2001.

(G.F.)

 

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martedì, 14 febbraio 2006

vengo dal rimpiato,

vado verso il sogno...

mi trovo qui x caso!

postato da: quinoa alle ore 15:14 | Permalink | commenti
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